PARTITI
Dal congresso nasca una comunità politica per affrontare le sfide del futuro
di Ermisio Mazzocchi
Il 14 ottobre si è tenuto il congresso del Partito Socialista Europeo (PSE), passato, purtroppo, nell’indifferenza assoluta.
Le determinazioni assunte dal PSE sono essenziali per comprendere i compiti della sinistra europea e in particolare quelli del PD, accennati da Letta nel suo intervento.
Il congresso del PD non potrà non tenere conto delle posizioni del PSE che ha posto al centro del suo programma il lavoro, l’ambiente, i diritti civili e una ferma e decisa lotta alla “democrazia illiberale” di Orban e a cui si ispira Giorgia Meloni, che tuttavia non si può liquidare con una etichettatura perché contiene una sua visone dei fatti e delle linee di indirizzo a cui bisogna saper contrapporre una alternativa culturale e politica sul terreno delle proposte e delle iniziative. Il presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, nel suo discorso alla Camera ha tenuto un livello politico che riproduce la sua impostazione nazionalistica, priva di un’ampia visione sulle vicende internazionali e di un programma credibile.
Il congresso straordinario del PD, indetto dalla Direzione nazionale, dovrà aprire una fase Costituente rivolta a definire nei contenuti e nell’organizzazione l’identità del partito e a produrre contenuti di una nuova cultura politica.
Esso dovrà tenersi in tempi brevissimi vista la gravità della situazione.
L’obiettivo è quello della costruzione di un impianto politico-programmatico che avvii un riassetto strategico del ruolo del PD nella consapevolezza di fronteggiare una destra nazionalista, populista e reazionaria, uscita vincitrice nelle elezioni del 25 settembre unitamente a una crisi socio-economica profonda e drammatica.
Si dovranno analizzare scrupolosamente le ragioni della sconfitta elettorale, purtroppo prevedibile, prodotta da una pesante caduta di credibilità.
Il PD nel corso degli anni ha perso la sua identità di partito riformista e di centrosinistra.
E non gli è stata di giovamento la responsabilità di governo.
E’ necessario che esso definisca la sua matrice di partito progressista, riformista e di centrosinistra, che si riconosca nella cultura cattolica, socialista e comunista appartenente alla tradizione democratica e antifascista dell’Italia repubblicana.
E’ auspicabile una svolta profonda che sia in grado di suscitare un ampio movimento popolare e di lotta politica di opposizione nel Parlamento e nei territori e contemporaneamente costruire una alternativa alla Destra e al governo che esprime.
Serve un percorso congressuale perché abbia una chiara e compiuta identità ideale, coinvolgente e partecipata.
Il dibattito che si svolgerà nel congresso dovrà seguire una linea di vera e propria Costituente in grado di qualificare un partito che risponda in modo adeguato alla nuova mutata realtà sociale ed economica.
Il congresso non dovrà seguire i precedenti schemi perché questi si sono rivelati fallimentari.
E’ opportuno superarli con modifiche dello stesso Statuto senza tentennamenti. Un partito non vive per uno Statuto che possa essere immutabile, prigioniero di un’armatura soffocante.
Gli iscritti siano gli unici protagonisti del congresso in piena indipendenza.
Essi devono poter decidere autonomamente di assumersi la responsabilità del governo del partito, liberi dalla soffocante gabbia delle correnti leadiristiche che si vogliono arrogare il diritto di determinare le candidature a tutti i livelli.
Non si può ridurre il tutto, come è avvenuto negli ultimi congressi, solo e unicamente a una “conta” di appartenenza ai vari capicorrente, poiché in tal modo si genera un vincolo che esaurisce ogni possibilità di dialettica interna libera e democratica, mortificando la partecipazione e la ricchezza di elaborazione.
Il congresso non dovrà assolutamente divenire un votificio né tanto meno essere la “conta” delle tessere il che porterebbe, come è avvenuto, alla sterilizzazione della vita democratica di tutto il partito.
La scelta dei propri rappresentanti negli organismi dirigenti sia delegata esclusivamente agli iscritti che hanno il diritto-dovere di eleggere il segretario e gli organismi dirigenti.
Le altre formule, come le primarie aperte ai cittadini, non hanno validità, né portano vantaggi elettorali.
Le primarie non garantiscono un reale controllo del partito come è avvenuto per Zingaretti, ma lo è stato per tutti i precedenti segretari eletti con questo sistema che va totalmente abbandonato ed eliminato.
Le componenti, le varie correnti e le diverse fazioni non possono far parte di uno schema organizzativo che si è dimostrato fallimentare e dannoso.
Occorre abbattere la logica correntizia quale concentrato di potere.
I vari tentativi di rinvigorire un rapporto con i cittadini, il campo aperto, piazza grande, gli agorà, non sono valsi a nulla, non hanno consolidato e sviluppato un legame duraturo con la società.
Il Paese ha bisogno di un partito che torni a essere capace di dare voce e rappresentanza ai gruppi sociali più deboli e di combattere le disuguaglianze nel rispetto dell’art. 3 della Costituzione.
La stessa Chiesa di Papa Francesco coglie le nuove sofferenze e le nuove speranze e considera necessario “rianimare l’economia in una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.
Il momento storico richiede urgentemente che il PD, come forza progressista e di sinistra, si rigeneri e assuma un carattere fortemente di massa con un profondo radicamento sociale e territoriale.
Esso dovrà promuovere ogni forma di partecipazione democratica che abbia come finalità la realizzazione di un progetto culturale fondato sui valori insostituibili del lavoro e della democrazia in sintonia con le aspettative del popolo italiano.
La fase costituente richiede che siano definite regole e metodi, che consentano di avere una partecipazione sostanziale, concreta e non formale, non ridotta ai solo gazebo.
Il congresso costituente sia svolto per Tesi, consentite dallo Statuto, sottoscritte e sostenute da quanti intendano presentare un progetto per il nuovo PD.
Le Tesi devono essere discusse e approvate dagli iscritti con il contributo, in un confronto aperto e libero, delle diverse espressioni della società.
Quella che riceverà il maggiore consenso proponga la candidatura del segretario.
Il PD è il partito progressista e riformista, della sinistra moderna e solidale; è il partito dei lavoratori, delle uguaglianze e del riscatto sociale; è il partito per una società moderna, giusta ed europea.
Esso deve essere il partito della pace, promotore di solidarietà e di cooperazione.
Deve farsi protagonista di soluzioni diplomatiche che abbiano come fine il cessato il fuoco nella guerra Russo-Ucraina.
Un impegno in questo periodo di elaborazione politica per una rivoluzione culturale e ideale dai forti contenuti identitari in cui ogni iscritto al PD sia protagonista di una rottura con il passato e con le consolidate incrostazioni di potere personale e correntizio.
La costituente congressuale deve orientarsi con decisione verso questi obiettivi e nella ricostruzione di un nuovo partito senza ricorrere a fantomatici scioglimenti, ma guardando al suo consolidamento.
Il congresso dovrà costruire una comunità politica per affrontare le sfide del futuro.
25 ottobre 2022
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