NO GUERRE
Il dialogo prevalga sulle armi e agli orrori si sostituisca la pace
di Progresso Fabraterno
La Seconda guerra mondiale è un drammatico evento storico di cui tutti abbiamo sentito parlare, tramite i nostri insegnanti e per via di testimonianze dirette.
Come tutti gli eventi storici, si tende a considerarla un capitolo chiuso: un momento impresso nella storia, nel quale si è palesata la parte più brutale dell’umanità e che, proprio per questo motivo, si pensa irripetibile.
Ma la forza della memoria risulta fondamentale, poiché ci permette di rendere più vivida la storia che abbiamo studiato, o che ci è stata raccontata.
La memoria ci permette di comprendere che i fatti storici considerati così lontani, in realtà hanno coinvolto persone simili a noi, le cui vite sono state stravolte. Alla distanza storica, dobbiamo affiancare anche la distanza geografica, per non dimenticare ogni singola guerra che è stata combattuta e si combatte nel mondo.
Durante la Seconda guerra mondiale, la popolazione civile divenne parte
integrante del conflitto a causa dei bombardamenti aerei, oltre ad essere coinvolta nella sofferenza della fame e della perdita di parenti inviati al fronte. Le morti di civili durante il Secondo conflitto mondiale erano registrate all’ordine del giorno.
Proprio i bombardamenti colsero alla sprovvista i ceccanesi, che osservavano le bombe cadere dal cielo su Frosinone, ormai da tempo. Per qualche motivo le percepivano comunque lontane da loro ed era diffusa la convinzione che Frosinone fosse bombardata in quanto provincia. Ma ben presto gli aerei giunsero anche su Ceccano, paese strategico poiché ospitava, e ospita tutt’ora, due snodi fondamentali per lo spostamento di soldati, armi e viveri: il ponte sul fiume Sacco e la stazione ferroviaria.
Il primo bombardamento aereo presso Ceccano avvenne il 21 ottobre 1943 e l’obiettivo fu l’insediamento tedesco situato nei pressi del campo sportivo.
La prima bomba caduta dal cielo ebbe come conseguenza la prima vittima civile ceccanese: Vincenza Maura, una casalinga di 25 anni.
La stretta aerea su Ceccano si verificò qualche settimana dopo: mercoledì 3 novembre 1943.
Dalla montagna di Cacume giunsero aerei militari e, questa volta, l’obiettivo era il ponte sul fiume Sacco. La popolazione venne colpita dalla prima ondata di morte, le case furono rase al suolo e i primi soccorsi furono offerti da due sacerdoti della collegiata di San Giovanni, ai quali si unirono diversi passionisti della Badia di Ceccano.
La cruda realtà era crollata sui ceccanesi, che ora desideravano solo un posto sicuro, temendo ulteriori incursioni aeree. Per questo, i giorni successivi furono caratterizzati dallo sfollamento verso le campagne.
I primi moti di solidarietà si verificarono in questo frangente, quando numerosissimi abitanti delle periferie accolsero intere famiglie di sfollati dal centro del paese, seppur in condizioni economiche difficili e affrontando i tremendi morsi della fame. Il centro, la zona di Ceccano più popolata e viva, dopo il bombardamento divenne un cumulo di macerie e di edifici rimasti in piedi quasi per miracolo, ma subito abbandonati a causa del terrore della guerra.
Le bombe proseguirono a cadere dal cielo, tra gli sguardi pieni di orrore dei civili, in una serie di bombardamenti. Uno dei più importanti coinvolse il ponte sul Sacco e la zona di Santa Maria a Fiume il 26 gennaio 1944.
Quando i morsi della fame erano ormai insostenibili e la popolazione era affranta e scoraggiata, giunse l’ondata di stupri principalmente ai danni di donne, bambine e bambini.
Ci rendiamo conto che questo breve intervento non sia assolutamente esaustivo, molto altro ci sarebbe ancora da raccontare, troppe le tragedie vissute dai nostri concittadini in quegli anni di fuoco.
Abbiamo scelto di sottolineare gli orrori della guerra subiti dai civili, perché ci è sembrato significativo immedesimarci in una popolazione colta improvvisamente dalla guerra. Infatti, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Ceccano era un paese caratterizzato da uno stato di calma apparente, seppur contraddistinta dalla carestia e dall’indigenza economica.
Ma il brusco arrivo degli aerei da bombardamento portò con sé una consapevolezza terrificante, che spinse i civili ad affrontare da vicino la morte e la distruzione causate dalla guerra.
Queste considerazioni dovrebbero orientarci verso una presa di coscienza, affinché la storia non sia più ritenuta una catena di eventi estranei a noi, ma possa fungere da esempio per il presente e il futuro, così evitare di replicare gli errori del passato.
Perché è nella memoria che risiede il cordoglio, ma anche la speranza. Speranza in una consapevolezza maggiore, per costruire un mondo in cui il dialogo possa prevalere sulle armi e agli orrori si sostituisca la pace.
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