VOTO 2022
Andare a votare e far votare per sperare in un futuro democratico
di Ermisio Mazzocchi,
Ci sono fondate ragioni per ritenere possibile una vittoria delle forze progressiste e democratiche e in definitiva dello stesso PD.
Liberi dai clamour dei sondaggi e indotti ad approfondire la lettura dello status su cui si svolge una delle campagne elettorali più decisive per il futuro del paese.
La possibilità di impedire alla destra di avere la maggioranza assoluta in entrambe le Camere ha un fondamento consistente nella sua scarsa credibilità e, soprattutto, nella robusta e consolidata fede dei cittadini nel sistema democratico garantito dalla Costituzione.
La stabilizzazione delle democrazia è dovuta a un sistema sociale integrato fatto di diritti e responsabilità fortemente radicato nella società italiana.
La solida credibilità e affidabilità della Costituzione hanno reso possibile proteggere il paese da situazioni drammatiche.
Superare gli anni difficili del dopoguerra, raggiungere un alto livello sociale ed economico nonostante permangano molteplici contraddizioni, impedire due tentativi di colpi di Stato – in particolare quello di Sogno, monarchico-liberale, che voleva una repubblica presidenziale – sconfiggere il terrorismo, reagire a tangentopoli e alla scomparsa dei partiti tradizionali.
Soprattutto hanno permesso di realizzare conquiste sociali di rivoluzionaria portata storica, quale la legge sul divorzio, quella sull’aborto e, in particolare, di ottenere diritti sul lavoro, come l’articolo 18, e un’estensione dell’istruzione pubblica.
Anni che hanno portato a una trasformazione profonda dei costumi e degli orientamenti politici e a una sostanziale conservazione di una società unitaria inserita nell’Unione Europea e proiettata verso la globalizzazione del XXI secolo.
Sempre più l’Italia si è integrata con l’UE per quanto concerne sia i rapporti commerciali sia quelli culturali.
Si pensi all’Erasmus e ad altre forme di integrazione tra le nuove generazioni e alla configurazione di formazioni politiche omogenee che corrispondono ai diversi orientamenti politici.
Siamo indotti a pensare che con il voto del 25 settembre si dovrà decidere tra due modelli di società.
La borghesia più avveduta, che teme di perdere i diritti acquisiti e le proprie posizioni di prestigio, fiduciosa nella Costituzione, potrebbe non essere propensa ad affidare il suo destino a una destra nazionalista sostenitrice di argomenti divisivi e patriarcali.
Si dovrebbe da parte di tutte le forze democratiche in campo in questa competizione elettorale combattere una destra decisa a modificare quelle regole che per 74 anni hanno garantito, pur nei momenti più tempestosi e di durissimi conflitti sociali, una stabilità e un modus vivendi soddisfacente.
Certamente incombono e destano paura e preoccupazione gli effetti di una crisi economica che va dal gas al lavoro, dall’ambiente al carovita.
Gli interventi da più parti sollecitati per fare fronte al caro-bollette ricorrendo anche allo scostamento di bilancio potrebbe essere una risposta che troverebbe un’ampia convergenza di tutti i partiti, in modo da alleviare il peso gravoso su tutti i cittadini.
In questo clima di sofferenza l’offerta della destra nelle sue diverse E frammentate proposte è equivoca e inaffidabile a grantire l’ordine costituito.
Possiamo pensare e sperare che anche questa borghesia moderna, aperta ed europea esprima un voto rivolto a respingere un “salto nel vuoto”?
La pandemia prima e la guerra in Ucraina dopo hanno prodotto dei profondi stravolgimenti mondiali con la modificazione dei rapporti geopolitici internazionali, i quali hanno avuto dei pesanti riflessi sulla condizione dell’Italia tali da esigere da gran parte della società la salvaguardia di una stabilità politica rassicurante ed efficiente.
Gli strappi e le rotture paventate dalla destra e le sue proposte di alterazione del sistema costituzionale spaventano.
Essi potrebbero produrre in ampi strati sociali, nella media e alta borghesia e in quell’Italia laboriosa e ponderata, poco incline a sovvertimenti inconsulti, un rigetto della destra e favorire le forze progressiste e democratiche.
L’imprenditoria italiana, soprattutto la piccola e media impresa, è senza dubbio interessata ad avere rassicurazioni circa una maggiore integrazione all’interno dell’UE.
Solo una reale integrazione garantirebbe la salvaguardia dei rapporti commerciali e sosterrebbe il loro sviluppo che sarebbero sottoposti dalle avventate scelte della destra a sicuri stravolgimenti dei Trattati economici europei e alle minacce misteriose del tipo “è finita la pacchia”.
La destra per le sue scelte potrebbe suscitare il timore di limitare se non imbavagliare le quattro sacre libertà scolpite nei Trattati europei: “libertà assoluta di circolazione di capitali, servizi, merci e persone”.
Non è da escludere che il mondo imprenditoriale possa sentire il bisogno di ritrovarsi in una identità europea che affermi il riconoscimento dei diritti economici quali fattori di utilità sociale in piena sintonia con gli articoli da 41 a 44 della Costituzione italiana.
Letta è stato negli incontri con l’Assolombarda preciso e puntuale e ha avuto toni rassicuranti in merito alle proposte che il PD avanza al fine di affrontare la crisi e ridare certezze per una ripresa economica.
Si deve ritenere, vista l’attenzione che è stata rivolta a Letta, che l’imprenditoria possa manifestare una chiara diffidenza verso una destra contraddittoria, la quale metterebbe a rischio quelle certezze che sono garantite dalla Costituzione e dalla stessa UE.
Gli interessi della grande e media impresa, in particolare di quella del Mezzogiorno che è più in sofferenza, potrebbero essere soddisfatti solo nel caso in cui essa dichiarasse un netto distacco da una destra inaffidabile e reclamasse garanzie di stabilità e governabilità nel pieno rispetto della democrazia e delle regole costituzionali.
Ne avrebbe tutto il vantaggio se non intende rimanere sul terreno scivoloso e incerto di una destra antieuropea e sostenitrice di una politica nazionalistica e corporativistica dai toni autarchici.
Le imprese, i settori produttivi non possono essere indifferenti e insensibili di fronte ai rischi di un isolamento totale in Europa con conseguenze economiche catastrofiche per tutto il popolo italiano.
I progressisti e i democratici sono in grado di sconfiggere questa destra, minacciosa e arrogante, la quale tra le altre cose, vorrebbe una flat tax che colpisce i più deboli e favorisce chi guadagna di più.
E, ancora più grave, assai grave sarebbe l’intento di una revisione del PNRR, che sarebbe impossibile e dannosa per il paese abche se si chiamsse “tagliando” o “intervento di manutenzione”.
Si potrebbe battere la destra se si ha la consapevolezza che il popolo italiano, che ha ripudiato il fascismo e le sue ideologie e si è educato sui sani principi costituzionali non dovrebbe rischiare avventure pericolose.
Esso ha la capacità di distinguere quelle forze politiche che sono in grado di risolvere i problemi che oggi gravano sul paese e che diano garanzie di un governo democratico nel rispetto delle norme della Costituzione.
Il Presidente della CEI, Matteo Zuppi, ha colto questo aspetto quando ha chiesto in un suo intervento di affrancare la politica da “tatticismi incomprensibili e rischiosi per tutti” e soprattutto di “garantire risposte serie, non ideologiche e ingannevoli, che diano sicurezza e motivi di speranza”.
Una posizione in cui echeggiano le parole di Papa Francesco sulla giustizia sociale nelle quali si ritrova la grandissima maggioranza del mondo cattolico e cristiano.
Appelli che sono lontani dalla cultura neoliberista della destra italiana ed europea e che si rivolgono alla sensibilità delle coscienze religiose del cristianesimo italiano.
I cittadini vogliono preservare le conquiste ottenute e uscire dal tunnel della paura e dell’incertezza in una cornice di libertà e democrazia.
Quelle conquiste e quei diritti che sono stati fondamentali per le donne che rivendicano pari dignità e garanzie nel riconoscimento dei loro diritti.
La destra con le sue posizioni oscurantiste e patriarcali potrebbe non essere affatto in sintonia con i diritti e le libertà delle donne e non si può escludere che possa essere tentata di annullare quelle leggi che hanno garantito loro parità di genere nel mondo del lavoro e in quello familiare, e la loro identità di persona insieme al diritto di decidere del proprio corpo.
Non convincono gli argomenti che sosterrebbero avere la destra un consenso da parte di quelle donne più povere, più emarginate, le meno istruite, senza lavoro e con nessuna speranza di trovarlo.
Non convincono perché essa vuole “chiudere” la donna in un ruolo tradizionale, appunto “di regime patriarcale”, senza che abbia alcuna possibilità che le siano riconosciuti i propri diritti.
Il rischio può essere sventato solo se ci si affiderà a una politica delle forze progressiste in grado di offrire garanzie e prospettive di una maggiore qualificazione del suo ruolo.
Una partita elettorale a tutto campo, decisamente aperta fino al 25 settembre.
Nulla è definito e nulla è dato per scontato.
Per vincere è necessario che ci sia un progetto politico competitivo e la forza di un partito e dei suoi alleati, PD, progressisti e democratici, e tutte quelle forze che si impegnano a contrastare questa destra e ricercano di essere sempre più in sintonia con il paese, che pongano al centro il lavoro, le questioni sociali, la scuola, la sanità pubblica.
Le condizioni per ottenere questo risultato potrebbero esserci tutte in considerazioni del fatto che le forze che combattono la destra, vero e unico avversario, sono in grado di garantire stabilità e progettualità per la crescita dell’Italia.
La situazione italiana è incontestabilmente complicata e contraddittoria, ma non tale che non si possano cogliere in essa, oggi più di ieri, spinte e aspirazioni di larghi strati della società che potrebbero essere orientati, se adeguatamente motivati, a dare fiducia a quello schieramento democratico capace di realizzare un cambiamento.
La forza della ragione auspica un’affermazione di quei partiti progressisti e democratici, dello stesso PD, impegnati a ottenere il consenso elettorale per la difesa dei principi costituzionali e della democrazia.
15 settembre 2022
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