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SVERSAMENTI SELVAGGI

Depuratori diventati bombe ecologiche 

Depuratore frosinone 390 www.romatoday.it minAcque nere: come i depuratori di Frosinone sono diventati una bomba ecologica (ed economica)
Trecento operai della Cartiera Reno De Medici, nel frusinate, non sono rientrati al lavoro e saranno messi in cassa integrazione a causa del blocco del depuratore industriale di Villa Santa Lucia gestito dalla AeA, una società controllata dal Consorzio unico industriale e finita in due inchieste dell’Antimafia di Roma e in una della Procura di Cassino

 

di Angela Nicoletti* (da romatoday.it)
Acido cloridrico, Azoto Totale, Allumini, Boro, Zinco: questo cocktail di sostanze altamente cancerogene, sversate illecitamente e senza limiti in quantità industriali, nelle acque del Rio Pioppeto nella zona del Cassinate, nel sud della provincia di Frosinone, ha dato vita ad una delle inchieste ambientali più importanti del Lazio.
‘Acque nere’ è un’indagine che non ha toccato solo l’aspetto ambientale ma anche e soprattutto ha fatto emergere un dato incontrovertibile: l’inquinamento scaturisce anche da una mala gestione della cosa pubblica. Il sistema politico provinciale, visto attraverso le oltre cento pagine dell’indagine ‘Acque nere’, è risultato essere fallimentare. Tutti i referenti di partito, nessuno escluso, che negli ultimi decenni hanno governato Enti e Consorzi presenti in tutta la provincia di Frosinone hanno contribuito all’inevitabile compromissione della Valle del Sacco, della Valle del Liri e, come in questo caso, di un’intera zona del Cassinate, dove l’agricoltura consente la sopravvivenza di centinaia di persone.

La politica dietro il Consorzio e la AeA

Il frusinate nel corso degli anni è divenuto una vera e propria pattumiera a disposizione dei partiti politici. Perché ‘rifiuti ed ambiente’ sono i settori per i quali il governo stanzia fondi per milioni di euro. L’inchiesta ‘Acque nere’, dicevamo, ha consentito alla Procura di Cassino ed ai Carabinieri Forestali del Nipaf di Frosinone di scardinare un sistema collaudato nel tempo e che ha visto sprofondare nel degrado più completo i depuratori industriali gestiti dalla AeA, una società per azioni in quota alla Regione Lazio. Società che rientra sotto il controllo del Consorzio Industriale del Lazio presieduto da Francesco De Angelis, detto “Il Cannibale”, locale esponente del Pd, nominato dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e protagonista della violenta lite costata ad Albino Ruberti il posto di capo di gabinetto in Campidoglio e che dal momento in cui è stato diffuso il video-choc sta imbarazzando i dem.

Scarico pericoloso

Nell’ordinanza di sequestro dell’impianto di depurazione del Cosilam, a firma del Gip Vittoria Sodano, come ipotizzato dal magistrato Emanuele De Franco, si riferisce che “gli indagati, con riferimento all’amministrazione ed alla gestione della società AeA spa e dell’impianto di depurazione Cosilam di Villa Santa Lucia, proprio in relazione all’attività di questo impianto, abbiano, in concorso tra loro, commesso il reato di inquinamento ambientale, consentendo lo scarico nel Rio Pioppeto, di reflui non correttamente depurati con concentrazioni altissime ed oltre i limiti di Solfati, Solfiti, COD, Alluminio e Fosforo Totale, i medesimi in violazione dell’obbligo giuridico di impedire l’evento, abbiano deliberatamente e reiteratamente omesso di adottare le necessarie cautele, così cagionando, la compromissione ed il deterioramento del Rio Pioppeto che risulta essere alterato e delle acque pubbliche dello stesso”.
In sintesi, il Gip del tribunale di Cassino evidenzia che lo stato dei luoghi circostanti il depuratore e quello nei quali è confluito il Rio Pioppeto sono inevitabilmente compromessi. Ma fino a che punto? Questo aspetto ce lo spiega Carmine Di Mambro, ex consigliere comunale di Cassino, malato oncologico e dalla cui volontà nasce la Legge regionale che garantisce sostegno economico a chi viene colpito da cancro. “Lo stato di degrado ambientale – dice Di Mambro a Dossier – in cui versa una parte della provincia di Frosinone è attribuibile a due fattori: la mancanza di rispetto delle regole da parte di coloro che fanno impresa e l’assenza di controllo da parte delle Istituzioni. L’esempio della Valle del Sacco è sotto gli occhi di tutti: abbiamo avuto aziende che hanno sversato cianuro in piccoli torrenti ed ucciso decine di bovini; abbiamo avuto aziende che hanno lavorato amianto e scaricato le acque reflue nei terreni e nei fiumi. Fatti gravissimi che avrebbero dovuto dare un segnale di cambiamento che però non c’è stato. Io stesso in stretta collaborazione con l’associazione ‘Franco Costanzo’ mi sono battuto per l’attuazione del ‘registro dei tumori’. Sulla carta è stato approvato ma nella pratica ancora l’Asl di Frosinone non ha aperto neanche lo sportello. A nessuno conviene sapere quante sono le persone colpite da cancro in questa provincia e sopratutto dove c’è la maggiore incidenza”.

Territorio compromesso dai rifiuti tossici

Per meglio capire le parole di Carmine Di Mambro è necessario e doveroso fare un passo indietro nel tempo. Partiamo dal 2004 quando ad Anagni, poco lontano da grandi multinazionali farmaceutiche e aziende di caratura internazionale, muoiono improvvisamente 60 mucche. I poveri bovini, impegnati a pascolare in un terreno di proprietà, attraversano un torrente. In pochi istanti inizieranno a cadere tra atroci spasmi. L’intervento dei veterinari non servirà a nulla. Gli autori di quel probabile avvelenamento resteranno sconosciuti. Meno fortunati, invece, nel 2008 saranno i componenti del CdA della ‘Cemamit’ di Ferentino, un’azienda che produceva amianto.
La Guardia di Finanza individua lo scarico illecito delle acque reflue e denuncia tutti per inquinamento ambientale. A perdere la vita in pochi anni sono stati ben 26 operai dell’azienda: una vera e propria strage silente che porta il Comune di Ferentino ad aprire lo “sportello per i familiari delle vittime di amianto”. Nei mesi successivi, arriviamo quindi al 2009 viene arrestato il direttore provinciale dell’Arpa. È accusato di aver falsificato i risultati dei prelievi nelle aziende in cambio di denaro. Nel 2010 a Ceprano, lungo le sponde del Liri, il secondo fiume della provincia di Frosinone nel quale confluisce il Sacco, verranno trovati seppelliti una decina di fusti provenienti da un’azienda del nord Italia che produce solventi. L’anno successivo faranno scalpore le dichiarazioni del pentito di camorra, Carmine Schiavone che riferisce di “rifiuti tossici seppelliti in diverse zone della provincia di Frosinone e lungo la linea ad Alta Velocità”.

Il caso di Ceccano

Da dodici anni a questa parte, nonostante le decine di esposti da parte delle associazioni ambientali ed il lavoro costante e presente dei Carabinieri Forestali, le indagini relative a fatti ambientali sembrano aver subito una battuta di arresto. Eppure per contezza storica, facendo anche delle verifiche, risultano essere tante le segnalazioni arrivate all’autorità giudiziaria dal 2013. In particolar modo a denunciare miasmi e fetori sono stati coloro che vivono nella zona di Ceccano dov’è presente il depuratore industriale della AeA che è al servizio di 230 aziende. Nell’ordinanza ‘Acque nere’, che ricordiamo è stata portata avanti dalla Procura di Cassino, viene dedicato un ampio capitolo alla questione ‘Ceccano’. Per quale motivo? A pagina 96 viene riportata l’intercettazione telefonica tra Francesco De Angelis, presidente del Consorzio Industriale e Riccardo Bianchi, ex amministratore delegato della AeA.
“Se rispetti le tabelle deve pagare mediamente interno ai 170, 180 mila euro l’anno – spiega Bianchi a De Angelis commentando il comportamento di un’azienda che ha presentato richiesta di allaccio al depuratore di Ceccano – Se invece non rispetti la tabella devi pagare circa 700 mila euro l’anno”. Per legge chi non rispetta i parametri previsti dalle tabelle dovrebbe essere denunciato. Parole queste che non sono passate inosservate e che hanno portato l’accelerazione di un’altra indagine, questa volta coordinata dalla Distrettuale Antimafia di Roma, nella persona del sostituto procuratore Alberto Galanti, sfociata nel maggio del 2022 nel sequestro del depuratore di Ceccano e delle quote societarie della AeA.
Non ho mai visto una cosa del genere in un impianto, nonostante avessi già fatto sequestri di impianti di rifiuti. Una situazione aberrante con nessuna norma sulla sicurezza dei lavoratori attuata: tutto nel degrado con fili penzolanti e materiale e strutture arrugginite.
Massimo Barillaro, commissario giudiziario del depuratore di Villa Santa Lucia
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La patata bollente passa al commissario

La Procura di Roma ha quindi nominato come amministratore delegato giudiziario Massimo Barillaro, che dal settembre del 2021 è custode giudiziario del depuratore di Villa Santa Lucia. Tutto questo scempio poteva essere evitato? Si, come ha spiegato Barillaro: “Quando a settembre 2021, dopo il primo sequestro da parte della Procura di Cassino e dei Carabinieri Forestali sono entrato all’interno del depuratore di Villa Santa Lucia, ho trovato una situazione allucinante: non ho mai visto una cosa del genere nonostante avessi già fatto sequestri di impianti di rifiuti. Una situazione aberrante con nessuna norma sulla sicurezza dei lavoratori attuata: tutto nel degrado con fili penzolanti e materiale e strutture arrugginite. Non avendo risorse economiche, essendo stato sequestrato solo l’impianto e non avendo la gestione operativa della società, mi sono potuto limitare a nominare dei tecnici che hanno relazionato quello che di urgente c’era da fare: circa 200 mila euro di interventi urgentissimi”.
“Questo impianto – continua Barillaro – non solo non è stato realizzato per ricevere importanti quantitativi di reflui industriali ma anche perché a mio avviso chi ha contrattualizzato lo scarico da parte della cartieri De Medici stato troppo permissivo. Per questo motivo ho deciso di non subentrare nel contratto della cartiera disponendo dei limiti allo scarico dei reflui industriali per salvaguardare l’ambiente. Il presidente del Consorzio Unico, Francesco De Angelis mi ha garantito che è già stato approvato il piano ristrutturazione di tutto l’impianto per avere l’ottimizzazione del funzionamento del depuratore. Mi hanno garantito un contributo di 4 milioni e mezzo per fare questo importante ed essenziale rinnovamento che restituirà dignità soprattutto alla popolazione di Cassino che è esasperata. Per non parlare della nuova funzionalità dell’impianto che diventerà inodore. Il Consorzio Unico ha ottenuto dalla Regione Lazio circa circa 50 milioni di euro destinati all’adeguamento delle infrastrutture. I depuratori sono infrastrutture e tra le altre cose c’è un’emergenza ambientale. Per questo ho sollecitato più volte il presidente Francesco De Angelis che mi ha garantito il sostegno economico non solo per questo impianto, ma per tutti quelli gestiti dalla AeA. Parlo anche di quello di Ceccano che ha le medesime problematiche. In quella zona la situazione è ancora più delicata in quanto il depuratore ricevere reflui industriali da circa 260 aziende presenti sul territorio. E per la messa in sicurezza 4 milioni e mezzo di euro”.

300 lavoratori a rischio

Le garanzie date all’amministratore giudiziario a tutt’oggi non si sono tramutate in realtà. Per questo il referente dell’autorità giudiziaria siAngela Nicoletti 390 www.romatoday min è visto costretto a chiedere alla Cartiera Reno De Medici il blocco della produzione per tre settimane, lasciando prima a casa e poi in cassa integrazione 300 lavoratori. Si deve procedere alla manutenzione delle vasche contenitive mai svuotate per anni e colme di fanghi oramai allo stato solido. E se la manutenzione sembra essere stata per decenni un’utopia, nonostante i milioni di euro stanziati per rinnovare gli impianti, come annunciato nel giugno del 2021 dai vertici nel corso di una sfarzosa conferenza stampa, è lecito domandarsi come quel fiume di danaro sia stato investito. Un quesito che potrebbe essersi posto anche la magistratura che ha mostrato interesse per chi negli ultimi anni è stato contrattualizzato non solo all’interno della AeA ma anche in altri Enti provinciali che vedono ai vertici rappresentanti del Pd legati a doppio filo con Francesco De Angelis.

*Giornalista FrosinoneToday 03 settembre 2022 © Riproduzione riservata

 

 

 

 

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