VOTO 2022
Galli Della Loggia e la sua campagna di aiuto a Giorgia Meloni
di Aldo Pirone
Galli Della Loggia ha proseguito venerdì scorso sul “Corriere della sera” la sua campagna di aiuto a Giorgia Meloni.
Per farlo deve stravolgere a suo piacimento la storia dell’Italia. Per meglio dare l’aiutino alla capa di FdI, la invita, da una parte, a riconoscere le radici antifasciste della Repubblica, dicendo, dall’altra, che comunque da quelle parti le nostalgie fasciste sarebbero solo “rimasugli”. Il che contraddice in modo eclatante l’invito precedente alla Meloni.
La sua tesi di fondo è che in Italia vi sono state due culture ostili al liberalismo: il fascismo e il comunismo. Per ottanta anni, dice, si sono considerati questi due termini antagonisti, ma oggi si deve cambiare opinione e considerarli “come tutt’unico peculiarissimo della vicenda nazionale italiana”. Una banalità malevola e deviante perché in Italia furono peculiarissimi anche il liberalismo, il socialismo, il cattolicesimo, il conservatorismo nelle loro varie articolazioni. Ma il della Loggia vuol dire un’altra cosa: vuole equiparare in un “tutt’unico” per nulla antagonista fascismo e comunismo come segno di un’Italia arretrata e semianalfabeta. Insomma, secondo il professore sulla storia dopo ottant’anni si può cambiare opinione, non in base a nuovi fatti e a nuove scoperte a nuovi approfondimenti ma come se essa fosse un vecchio vestito da dismettere per esigenze politiche correnti che, nel caso in questione, è il riciclo della Meloni fra i conservatori e non fra i moderni eredi del neofascismo retrogrado e reazionario in cerca di mascheramenti.
I fatti sono duri a morire, anche quelli attinenti ai liberali. Infatti il poveruomo dovrebbe spiegare, per esempio, perchè liberali come Croce, così sensibile ai valori del liberalismo, votarono al Senato la fiducia al governo Mussolini ancora dopo l’assassinio di Matteotti. Perchè Salandra e compagni, invece, si imbrancarono con Mussolini, mentre Gobetti, che ebbe un’interlocuzione forte con il Gramsci dell’ “Ordine Nuovo”, e Amendola, che era stato fra i promotori della rivolta parlamentare dell’Aventino, venivano bastonati a morte dai fascisti. Ma, soprattutto, perché i liberali, anche quelli che avevano sottovalutato il fascismo, fecero la Resistenza, la Guerra di liberazione e l’insurrezione nazionale insieme ai comunisti. E poi, nella Costituente, fecero insieme a loro la Costituzione antifascista.
Il gradino più basso della Loggia lo raggiunge alla fine del suo revisionistico raccontino sulla storia Patria. Quando dice che ad accomunare fascismo e comunismo fu anche una certa tendenza alla violenza. “Impiegata a piene mani e con ferocia” dai fascisti negli anni ’20, osserva, – divenuta prerogativa permanente del regime e dimenticando, naturalmente, anche di citare chi la finanziò – e poi, udite udite, “sporadicamente praticata nel ’45” dai comunisti. Cioè mette sullo stesso piano la reazione di classe fascista degli inizi e l’insurrezione nazionale del 25 aprile ’45 diretta dal Clnai, con dentro anche i liberali, cui parteciparono in prima fila i comunisti italiani.
Galli della Loggia, volendo, potrebbe addentrarsi sul tema violenza e comunisti. Scoprirebbe che mentre al nord i comunisti italiani partecipavano alla Resitenza e alla guerra partigiana, decine di loro al sud, capilega contadini, sindacalisti, segretari di sezione venivano assassinati dalla mafia al soldo dei latifondisti. Poi, dopo le elezioni del ’48, con il Partito liberale partecipante ai governi democristiani, altre decine di lavoratori socialisti e comunisti furono assassinati nei conflitti di lavoro dalla celere di Scelba. In quel periodo ad essere oggetto della violenza fu Palmiro Togliatti sparato da Pallante nel clima di odio instaurato contro il Pci all’indomani del’ ’48. Unico leader politico a essere oggetto di simili attenzioni. I comunisti italiani la violenza l’hanno sempre subìta, anche ai tempi del terrorismo “rosso” quando impazzavano gli spregiatori dei “comunisti berlingueriani”.
Con buona pace di Galli della Loggia che come professionista della manipolazione della storia patria merita dieci con lode.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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