DISCUTERE LA CRISI. VOTO 2022
I vedovi di Calenda che piangono calde lacrime dimostrano che l’uscita di Cicciobello non è negativa. Sono così più evidenti e incomprensibili i reciproci veti fra Letta e Conte
di Aldo Pirone
Oggi su alcuni giornali di lorsignori vanno in onda vedovi di Calenda che, in gramaglie, ne piangono calde lacrime. Dimostrazione che l’uscita di Cicciobello non è negativa. Anzi, ha reso più evidenti e incomprensibili i reciproci veti fra Letta e Conte.
Ma l’ignavia non riguarda solo Conte, Letta o Franceschini riguarda anche l’esangue sinistra dem figlia degenerata del Pci-Pds-Ds. Ieri, per esempio, Goffredo Bettini, assai critico nei giorni sul rapporto del suo partito con Carlo “magno”, concludeva la sua nota di evidente soddisfazione per l’accaduto ribadendo: “Come ha detto il segretario Letta, avanti con il massimo della passione e della convinzione a partire dalla coalizione che abbiamo costruito”. Mi ha ricordato la battuta, un po’ ironica, che girava nel Pci negli anni ’60 sul motto togliattiano “veniamo da lontano e andiamo lontano”: “come diceva il compagno Spartaco avanti compagni verso il medioevo”.
D’altra parte, cresce la spinta e l’appello di varie personalità progressiste a un fronte costituzionale, repubblicano, antifascista o come diavolo lo si vuol chiamare, nei collegi uninominali. Il che non vieterebbe a nessuno di presentarsi agli elettori, anche facendo accordi politici più ristretti fra consanguinei, sinistra moderata, sinistra più radicale, pacifisti, atlantisti e non atlantisti, liberaldemocratici, liberalsocialisti, moderati di varia gradazione e natura, “terzisti” e chi più ne ha più ne metta in questa bailamme in cui siamo costretti a dibatterci, con il proprio programma, il proprio volto, la propria identità, più o meno evanescente.
La sinistra dem (Cuperlo, Bettini, Provenzano, Orlando, Amendola ecc.) per altro divisa fra correnti e sottocorrenti,
gruppi e sottogruppi, è come paralizzata e in stand bay. Eppure è questo il momento per disarticolare la conventio ad excludendum eretta da Letta e Franceschini verso Conte e il M5s, fondata, contraddittoriamente, sulla fedeltà al governo Draghi (ma allora Fratoianni e Bonelli?), se in ballo, come loro stessi ammettono, c’è la salvezza della Costituzione e non solo. Debole e subalterna appare anche la posizione di Articolo Uno, non basta dire, come fa Bersani, che lui non era per escludere il M5s e poi rassegnarsi al fatto compiuto. E non basta neanche la querula richiesta di Fratoianni ad allargare al M5s. Occorre impuntarsi, fare massa critica con la spinta esterna, anche se l’Anpi, incomprensibilmente, continua a mancare al suo compito.
Il suo Presidente Pagliarulo una settimana fa ha detto: “Nelle prime riunioni della coalizione di destra sono stati fissati due punti programmatici, il presidenzialismo e l’autonomia differenziata, in base a una logica di scambio fra FdI e Lega. Questo programma prevede lo scardinamento della Costituzione, a partire dall’elezione del Presidente della Repubblica a suffragio universale e diretto”. E allora che fai? Non prendi un’iniziativa, non fai un appello alle forze antifasciste e antidestra ad unirsi nei collegi uninominali per sbarrare il passo a questa destra neofascista portatrice di quegli intenti “scardinatori”? Come hai sempre fatto in altre occasioni.
C’è ancora qualche giorno di tempo perché quello che fu “il campo progressista”, almeno quella parte che sostenne il Conte 2, rinsavisca.
Svegliatevi!

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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