ElezioniPoliticheItalia2022 400 min

DISCUTERE LA CRISI. VOTO 2022

Avrebbero dovuto cambiare la pessima legge elettorale. Non l’hanno fatto. Perchè?

di Mario Costa
ElezioniPoliticheItalia2022 400 minIn una intervista radiofonica il direttore dell’autorevole quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, Fabio Tamburini, ha detto che neppure un matto scatenato avrebbe potuto pensare che l’Italia con Draghi avrebbe saputo fare meglio della Germania, “la locomotiva d’Europa”, che, a suo attendibile dire, si troverebbe, ora, in brache di tela.

In Italia il governo ha lavorato bene, meglio di quello tedesco, anche se forse poteva fare di più. Con il suo capace nocchiero, in mezzo ad una tumultuosa tempesta, la “nave” ha seguito la rotta giusta e non si è infranta contro gli scogli. Sono stati raggiunti gli obiettivi principali e date risposte a diversi problemi. Ma soprattutto il governo si è conquistato credibilità interna e internazionale. E, si tenga presente, che avere credito internazionale è molto importante.

Proseguire la “navigazione” dunque con quell’equipaggio era, a giudizio dei più, stringente necessità. Eppure un “gruppo di matti (?)” l’ha mandato a casa. Per giunta, tra quei “matti” che se la sono svignata al momento di votare la fiducia, l’uno dando poi la colpa all’altro. Ora, entrati già in campagna elettorale, fioccano promesse mirabolanti e i “soliti noti” dispensano sogni quando “fosche nubi” si addensano all’orizzonte del prossimo autunno.

A proposito dei soliti noti, sia quelli di stanza permanente nel Parlamento, sia quelli che vorrebbero entrarci o tornarci, sia alcuni tra coloro che abitano da tempo immemore le stanze del potere a vari livelli, c’è da dire che, se andassero di moda i forconi, la gente perbene forse li impugnerebbe volentieri per farne l’uso opportuno. Non se ne può più infatti della ipocrisia di coloro che avrebbero dovuto cambiare la pessima legge elettorale e non l’hanno fatto. Non perché non ne avessero il tempo. Non l’hanno fatto perché così, come ora stanno le cose, decidono in proprio gli “eletti” (cioè se stessi) togliendo, di fatto, agli elettori questa possibilità. Per poi, ipocritamente, piagnucolare sulla crescente scarsa affluenza alle urne.

E non se ne può più di chi, al potere da un trentennio o giù di lì, in forza del proprio potere personale, in qualche caso anche assai discutibile, ripropone se stesso ad ogni scadenza elettorale. Come se il tempo dell’elezione per altri non dovesse arrivare mai. Come se non dovesse essere quasi un dovere, dopo aver acquisito esperienza e conoscenza, curare con grande attenzione (e con personale gratificazione) la formazione di nuovi dirigenti politici, in particolare dei giovani, all’altezza delle situazioni critiche della società e del proprio partito. No, a questo nobile compito, si antepone sempre solo e soltanto, se stessi.

Viene obiettato da taluni che vanno candidati i “migliori”, quelli più conosciuti, che più voti porteranno al Partito. Bene: se è così, perché non proporli, allora, nel collegio uninominale?
Ci è capitato di sfogliare in anteprima un interessante lavoro, un libro di prossima presentazione, di Franco Di Giorgio, da lui scritto per i cinquanta anni dell’insediamento della Fiat nel nostro territorio. Ci ha emozionato la parte nella quale, riportando la riunione di un consiglio regionale tenutosi in via straordinaria nel 1974 qui a Cassino sulle problematiche dell’industria automobilistica e dei suoi lavoratori, si parla di Arcangelo Spaziani, al tempo assessore regionale al Lavoro, figura storica del Pci, una vita fortemente segnata da un percorso politico volto alla difesa dei diritti dei lavoratori, all’avanzamento della democrazia, della cultura, dei diritti sociali e politici. Un grande dirigente che – ne siamo stati testimoni diretti – ebbe a tracciare un percorso fecondo per il suo partito (Pci prima, poi Pds), preoccupato non di continuare nell’occupazione del potere ma nell’impegno a trasmettere la lezione che lui per primo aveva imparato da chi l’aveva preceduto: “Il rinnovamento nella continuità”.

Una lezione che ai giovani di ogni partito andrebbe additata e loro dovrebbero impegnarsi a tener presente.

 

 

 

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