DISCUTERE LA CRISI – VOTO 2022
E’ un errore restringere le alleanze elettorali contro la destra
di Aldo Pirone
La sinistra del Pd, quella originata dai Ds, per altro divisa in varie correnti e gruppi, ha fatto una scelta sbagliata di fronte all’impostazione lettiana della strategia elettorale. Da una parte accetta la coalizione “tecnica” senza veti se non per il M5s e, dall’altra, punta a un programma dem che non sia l’Agenda Draghi. Con qualche dubbio sul perimetro della coalizione che, rammentiamolo, non è obbligata ad avere né un candidato premier né un programma comune.
Infatti, a proposito di Calenda, Bettini esprime dubbi sulla sua arrogante prosopopea e consistenza elettorale. “verifichiamo bene se ci fa perdere più voti di quanti ce ne porta – dice – Soprattutto se la sua presenza impedisce l’alleanza con la sinistra di Fratoianni, che nei sondaggi sta poco sotto Calenda”. Insomma, e non ha torto, Carletto è proprio indisponente e forse anche inconsistente in voti. Provenzano, vicesegretario, riesuma addirittura la vocazione maggioritaria di Veltroni mentre Orlando dice che l’Agenda Draghi non è quella del Pd e Cuperlo pure; ma quest’ultimo già lo diceva, per la verità, fin dalla formazione del governo di “supermario”. Letta, dal canto suo, sembra accogliere senza particolari problemi questo indirizzo e tra le altre cose promette che il 10 agosto il suo partito presenterà un programma in cui tra i grandi temi (diritti, ambiente, transizione energetica e digitale) ci sarà soprattutto quello sociale: salario minimo, adeguamento dei salari all’inflazione, lotta alla precarietà e via elencando.
Vedremo cosa partorirà la montagna.
Per giustificare la chiusura al M5S, tornato in mano a Grillo, che d’altro canto ha le sue manifeste responsabilità nella situazione di rottura creatasi con la caduta di Draghi, il segretario del Pd si è nascosto dietro la comprensibile arrabbiatura degli iscritti verso i “grillini” di Conte. Dimenticando che un dirigente nazionale, soprattutto se segretario, dovrebbe dirigerli gli iscritti non farsi dirigere dalle loro reazioni emotive anche se giustificate e naturali.
L’accettazione supina del “perimetro Letta” dà un segno di retroguardia e di opportunismo alla linea dei vecchi Ds. Sembra uno spostamento a sinistra sul piano programmatico, ma se ottenuto a scapito e come scambio di un restringimento delle alleanze elettorali contro la destra, è un errore. Che poi rende il recinto tracciato dal segretario dem soggetto ai ricatti dei centristi di vario colore e grado, come stiamo vedendo ora per ora.
Gli ex Ds, per uscire dalla linea lettiana inadeguata e perdente, dovrebbero ancorarsi alla necessità, innanzitutto, di mettere in sicurezza la Costituzione con la definizione di candidati unici anti destra nei collegi uninominali. Se spostassero a questo livello antifascista la loro iniziativa politica metterebbero all’angolo le prosopopee arroganti, infantili e ricattatorie del duo Calenda-Renzi, per i quali lo scontro non è fra fascismo e antifascismo ma fra competenti e incompetenti. Come se la competenza – che poi non è certo nel loro patrimonio genetico – facesse premio sull’orientamento sociale progressista o conservatore. Vecchia teoria, portata avanti sempre dai conservatori per difendere precisi interessi di classe e purtroppo rinverdita dalle prestazioni amministrative dei pentastellati.
Anche il voto utile diverrebbe più chiaro ed attrattivo, perchè sbarrare il passo a questa destra fascistoide sarebbe sommamente utile ai lavoratori, alla democrazia e all’Italia e non a Calenda, Di Maio, Renzi e centristi vari per avere qualche collegio.
Ma per chi si è arreso, il voto non è utile.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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