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 CRONACHE&COMMENTI

“La storia insegna, ma non ha scolari”

di Aldo Pirone
NoRosatellumBis Left 400 min“La storia insegna, ma non ha scolari”, diceva Antonio Gramsci. Una delle più limpide conferme di questo assunto – ce ne sono ogni giorno, prevalentemente a destra ma non manca anche qualche sciamannato di sinistra – è Massimo Teodori, storico radicale della genìa di Pannella. Siccome si è tornati a parlare di legge elettorale lui continua a sostenere che la “legge truffa” non era tale (Il Foglio di sabato) e se è passata alla storia con quella nomea lo si deve alla propaganda comunista. Come si sa, la legge prevedeva che i partiti apparentati che avessero conseguito il 50% più un voto avrebbero avuto un premio di maggioranza pari al 65% dei seggi. Il che già dice di per sé della democraticità di quella “truffa”.

Ma a parte questo, bisognerebbe valutare anche il contesto storico in cui quella legge fu adottata dalla Dc e dai suoi alleati centristi (Psdi, Pri, Pli). La fase più acuta della “guerra fredda” che, anche successivamente quando si stiepidì dando luogo a una qualche distensione internazionale fra i blocchi contrapposti guidati da una parte dagli Stati Uniti e dall’altra dall’Unione sovietica, ebbe sempre come ricaduta nel nostro paese la conventio ad excludendum del Pci dal governo nazionale. Propugnare una legge maggioritaria così stravolgente della democrazia – il voto non era più uguale per ogni cittadino – fu giustamente definita “truffa” perché non dava la possibilità alla sinistra, fatta allora da partiti popolari e di massa (Pci, Psi), di poter incidere a livello parlamentare su leggi e provvedimenti. All’epoca non c’era il problema della stabilità – non dei governi ma delle maggioranze -, e la “legge truffa” voleva diminuire e rendere sterile la rappresentanza politica e ingessare il centrismo nato con le elezioni del 18 aprile del ’48. Gli italiani la percepirono come tale e la bocciarono. E così finì la fase centrista della democrazia italiana. Anche la destra monarchica e fascista, per puri calcoli di potere, si schierò contro – voleva continuare a dare i suoi appoggi sottobanco alla Dc per condizionarla a destra – ma la bocciatura nelle urne fu sentita giustamente come una vittoria democratica della sinistra e delle forze liberal-democratiche (Nitti, Calamandrei) che l’avevano radicalmente contrastata.

C’è da dire che negli ultimi 16 anni – dal “porcellum” incostituzionale architettato da Berlusconi-Calderoli con cui sono stati eletti ben tre parlamenti, all’attuale “rosatellum” – si è fatto di molto peggio. Almeno con la “legge truffa”, i partiti che si apparentavano dovevano prendere la maggioranza assoluta dei voti per farla scattare, qui, invece, con “porcellum” e “rosatellum” se ne può fare a meno. Per non parlare del diritto del cittadino a scegliere il proprio onorevole, cancellato dalle liste bloccate fatte dai capi partito. Ma ciò fa parte della storia ormai trentennale della decadenza democratica dell’Italia.

Il fatto è che i sistemi elettorali vanno valutati anche nel contesto storico-politico in cui si situano. Cosa che Teodori ignora completamente.

In quello di oggi, con partiti diventati per lo più dei carrozzoni trasformisti e con il problema di ricostruirli come forze popolari, la “legge truffa” avrebbe un significato in parte anche positivo. Sarebbe proporzionale e con il diritto del cittadino di scegliersi il proprio rappresentante. Solo il premio di maggioranza sarebbe eccessivo e da ridurre drasticamente al 5% o eliminarlo del tutto. Resterebbe il principio che per averlo i partiti che si alleano dovrebbero comunque avere la maggioranza assoluta dei voti espressi.

Se no, come si dice a Roma, “ciccia”. Cioè devono rifarsi al Parlamento.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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