Targasfergiata 370 min

 CECCANO VUOLE RICORDARE

Riflettere e condannare chi non rispetta il dolore delle famiglie colpite dalla gierra

di Angelino Loffredi
Targasfergiata 370 minNella notte fra il 3 e 4 giugno alcuni vandali ed irresponsabili hanno distrutto le lapidi che fra via Pisciarello e via San Pietro, in Ceccano ricordavano il bombardamento angloamericano del 3 novembre 1943 durante il quale persero la vita 18 persone. Ero sindaco quando il 3 novembre del 1983, a quaranta anni da quel triste evento insieme con l’Arciprete Don Antonio Piroli, attorniati da tanti cittadini, collocammo la prima pietra ricordo di quello che dovrebbe diventare IL GIARDINO DELLA MEMORIA.

Lucia Fabi ed il sottoscritto nel libro IL DOLORE DELLA MEMORIA hanno ricostruito quanto avvenne in quella mattinata. L’atto vandalico è un motivo in più per riproporlo, per ricordare, riflettere e condannare chi non rispetta il dolore di quelle famiglie colpite e della nostra città che non vuol dimenticare.

«L’arciprete di Ceccano, don Giustino Meniconzi in una lettera scritta al vescovo di Ferentino alcuni giorni dopo ne indica l’ora: 10,15. Gli aerei per tre lunghissime ondate buttano il loro carico di morte accanendosi su una popolazione inerme ed impreparata. Secondo il sacerdote le bombe sganciate sono venti. L’area colpita prevalentemente è quello riguardante Borgo Pisciarello, la zona di S. Pietro e l’allora Piazza Emanuele, ora Piazza 25 luglio. In questa parte di Ceccano vengono distrutte molte case, alcune delle quali situate proprio a ridosso della chiesa, che, al termine delle incursioni risulterà avere la sagrestia completamente distrutta insieme ad una casetta attigua intestata alla prebenda parrocchiale. La chiesa di S. Pietro rimane in piedi ma presenta molte lesioni ed è pericolante. Altre distruzioni avvengono sul Ponte della Ferrovia e in via Cappella, dove viene colpito il giovane Antonio Carnevale di 22 anni. Trasportato con una sedia in Ospedale per le gravi ferite, morirà poco dopo. Sempre secondo don Giustino Meniconzi, due bombe cadono vicino al palazzo Berardi e alla ferrovia, un’altra dietro il manicomio sulla via Marano.

Un allucinante spettacolo si presenta alla vista dei primi soccorritori: case completamente rase al suolo, edifici sventrati, macerie fumanti e pareti mitragliate. Stranamente questa tragica situazione non sollecita nei presenti azioni di solidarietà, ma incute solo terrore e desiderio di fuga, come se improvvisamente si fosse aperto un profondo baratro nella crudele realtà. Grida di dolore e panico si mescolano alle invocazioni dei feriti ai quali solo pochi volontari cercano di prestare le prime cure. A poco serve il coraggioso conforto portato da due sacerdoti: don Alvaro Pietrantoni e don Getulio Sarandrea prontamente usciti dalla chiesa di S. Giovanni, ai quali si aggiungono alcuni padri passionisti della Badia di Ceccano. Presso Borgo Pisciarello, un vecchio nucleo abitato, costruito a pochi passi dalla cintura urbana, entro un piccolissimo lembo di terra di pochi metri quadrati, vengono distrutte le famiglie Maura e Cristofanilli.

In questa direzione si muovono due giovani generosi per portare soccorso: Ermete Ricci e Amedeo De Sanctis che aiutano il povero Alessandro Cristofanilli a tirare fuori dalle macerie i resti della figlia Rosa, di due nipoti, tutti ormai deceduti e di suo figlio Mario di sette anni, gravemente ustionato. Il dolore per la perdita della sorella, dei nipoti (Giovanni e Giacinto Maura) e la vista dell’altro nipote Luigi ancora vivo, ma quasi irriconoscibile per le ferite, lo prostrano profondamente. Egli comunque cerca disperatamente con il bimbo in braccio di dirigersi verso l’ospedale. Il percorso lungo via Pisciarello si snoda su una salita ripida e difficoltosa. Va avanti per duecento metri circa, fino a quando arriva Dario Santodonato a sollevarlo da questa dolorosa fatica. Costui a passi velocissimi supera la piazza e, attraverso via Villanza, arriva in ospedale. Ma qui, sia Dario Santodonato per Luigi che per gli altri feriti che stanno arrivando, le cure saranno scarse perché gran parte del personale al momento dell’esplosioni delle bombe, si è allontanato. Il piccolo Luigi morirà dopo tre giorni fra atroci sofferenze. Quel giorno la città è sottoposta a due bombardamenti e un mitragliamento. La conferma arriva da queste testimonianze di Livio Malizia “Quando arrivai alla Capocroce il cuore di mio padre ancora batteva ma il suo corpo era tutto sventrato. Con un mio amico lo appoggiammo su una scala e lo portammo all’interno della chiesa di S. Antonio. Mentre eravamo lì tornarono di nuovo gli aerei e questa volta iniziarono a mitragliare“.

Non molto diverso è il racconto di Giuseppina Bruni: “Mia madre scendeva da Ceccano verso via Marano, incontra uno zio all’altezza del ponte sulla ferrovia, il ponte dei Francesi, e gli chiese dove andava, lui gli rispose che voleva vedere cosa era stato distrutto dal bombardamento. Ma proprio sul ponte lo mitragliarono, era Angelo Strangolagalli . Sempre don Meniconzi scrive che i malati gravi ricoverati presso l’ospedale civile vengono portati a Veroli. Le suore di carità, non strettamente necessarie al funzionamento dello stesso, sono trasferite presso la Badia . Natalino Di Molfetta ricorda ancora che subito dopo il mitragliamento, quando per aria c’era ancora fumo e polvere, con i suoi amici si diresse verso la Piazza. Arrivati qui trovarono alcune persone morte e un asino completamente dilaniato. Quelle immagini e la mancanza di altre persone infusero loro tanta paura da spingerli a ritornare alle loro case. Usciti di nuovo nel pomeriggio, ricorda di aver visto lungo via Magenta delle persone che su barelle e scale portavano i morti avvolti in lenzuoli nella chiesetta di S. Antonio (Madonna de Loco). Complessivamente i morti in seguito al bombardamento saranno diciotto: la cifra più elevata raggiunta a Ceccano in una sola giornata di guerra.

Il giorno successivo, lo scenario si presenta ancora più desolante:così infatti lo descrive Checco Carlini “parecchi cadaveri sono raccolti presso la chiesetta non sono nemmeno chiusi nelle bare ma posti sul pavimento a mostrare le mutilazioni, i vestiti intrisi di sangue e le membra martoriate”. Forse perché la popolazione è rimasta terrorizzata ed esterrefatta da una crudeltà tanto inaspettata, poche sono le persone presenti al rito funebre officiato da don Vincenzo Misserville. Al termine dello stesso, Checco Carlini e Filippo Misserville, preceduti dal sacerdote con il crocifisso ben proteso in alto, portano al Cimitero su di una barella i resti delle vittime. Una scena che si ripeterà più volte in quanto i due, rimasti soli, mossi da umana pietà, avranno l’ingrato compito di raccogliere, a mani nude, i resti dei corpi mutilati.

Indichiamo le persone che persero la vita in seguito alle bombe del 3 novembre 1943: Anna Cristofanilli 27 anni, Carlo Cristofanilli 1 anno, Maria Cristofanilli 4 anni, Maria Rosa Cristofanilli 54 anni, Giacinto Maura 3 anni, Giuseppe Cristofanilli 58 anni, Giovanna Maura 1 anno, Carmine Cristofanilli 8 anni, Anna Pacchiarelli 26 anni, Giovanni Malizia 68 anni, Anna Guerrucci 33 anni, Luigi Lorenzo Gazzaneo 73 anni, Antonio Carnevali 22 anni, Angelo Strangolagalli 70 anni, Geltrude Carlini 18 anni, Antonio Masi 21 anni, Luigi Rizzo 14 anni, Luigi Maura 7 anni.»

 

 

 

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Di Angelino Loffredi

Angelino Loffredi: nato il 2 Luglio 1941 è collaboratore di Edicolaciociara.it dal 2000. Diplomato presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica del L'Aquila, è stato dirigente del Pci fino al suo scioglimento con i seguenti impegni nelle Istituzioni: Consigliere Provinciale dal 1970 al 1981, consigliere comunale a Ceccano dal 1970 al 1993, Sindaco di Ceccano dal 1981 al 1985.

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