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Da Medici di Famiglia per l’Ambiente – Frosinone

Logo ass medici famiglia ambiente 350Era il 12 febbraio 2001 quando dopo l’Ordinanza del Sindaco Marzi che sollecitava la riapertura della discarica di Via Le Lame a Frosinone, il capoluogo veniva descritto, nelle cronache, come tra i Comuni più fortunati, poiché aveva una discarica per il conferimento dei rifiuti (Il messaggero lunedì 12 febbraio 2001). Discarica, vero MOSTRO ECOLOGICO, implementata per l’ agire dell’Amministrazione Marzi ( sindaco: Domenico Marzi; vicesindaco : Michele Marini, già all’epoca forte l’abbraccio politico tra Marzi e Marini).

Era il 10 novembre 2003 quando il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale nel Territorio della Regione Lazio comunicava che : “ l’intervento di bonifica e recupero ambientale della discarica ubicata nel Comune di Frosinone in località Le Lame è stato ammesso a finanziamento per l’importo di spesa euro 2.582.248,49” ed indicava il Comune di Frosinone, sempre sindaco Domenico Marzi e vicesindaco Michele Marini, quale Ente responsabile per il recupero ed il risanamento della stessa. Dove i segni e l’evidenza del risanamento? Come e quando l’inizio del recupero? Ma soprattutto : come sono stati utilizzati i 2 milioni e mezzo di euro?

Era il 19 febbraio 2004 quando il Direttore di ARPA Lazio segnalava la diffusione di percolato che scaturiva dalla discarica denominata Le Lame di pertinenza del Comune di Frosinone ed il rappresentante della Direzione Qualità della Vita del Ministero dell’Ambiente rimaneva in attesa della documentazione inerente gli interventi di messa in sicurezza di emergenza attuati per la discarica. Quali interventi? Quali risultati?
In una sola settimana, dal 24/05/2004 al 30/05/2004, la Reclas conteggiava 327.920 Kg di percolato fuoriuscito dalla discarica. Quale il dramma per il territorio, quali e quante le malattie e le morti che hanno fatto seguito?

Era il 30 luglio 2004 ( diciotto anni or sono) quando il dirigente del Settore G – Servizi Ecologici, Igiene e Verde Pubblico, dott. Antonio Rea, scriveva nella nota di protocollo 680/G del 30.07.2004 : “enorme quantità di sovvalli depositati sul sito di gran lunga in esubero rispetto ai limiti posti dallo stesso progetto utilizzato dalla RECLA S.p.A. per l’uso della discarica”; ed ancora : “ non idonea tenuta a regime del sito circa l’osservanza delle norme esistenti al riguardo, che impongono ogni necessaria azione anche preventiva al fine di evitare qualsivoglia nocumento ivi compresa la permanente presenza sull’area di enorme quantità di percolato con il rischio di ulteriori irreparabili danni ecologici-ambientali”

Tanta solerzia nell’apertura, tanto colpevole abbandono nella gestione. Nessuna effettiva caratterizzazione, nessun controllo preventivo efficace sul tipo e sulle quantità mostruose di rifiuti conferiti in quegli anni. Ma la responsabilità più grave: non essere intervenuti nei tempi giusti, dovuti e richiesti. Quando ancora erano possibili risanamenti e recuperi efficaci, quando agli Enti che urlavano allarmi, richiami e pericoli, si opponeva solo l’inerzia amministrativa. Tanto da determinarsi, per il troppo tempo lasciato passare inutilmente senza intervenire, la cristallizzazione di tutta la montagna di rifiuti, rendendo arduo ed impercorribile l’ipotesi di un recupero perseguibile.

L’amministrazione Marzi ha assistito il dilatarsi dell’ ECOMOSTRO ed insieme all’incurante amministrazione Marini, lo hanno reso inamovibile a dispetto delle amministrazioni che si sono succedute, esprimendo indifferenza nei confronti della città e soprattutto della salute di tutti.

Dott.Teresa Petricca Dott.Giovanni Martino

 

 

 

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