Sanguigni Putin 400 min

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Sanguigni Putin 400 minPREFAZIONE di Osvaldo Sanguigni

Scrivo queste righe mentre è in corso l’Operazione militare speciale, di fatto la guerra dei russi in Ucraina e l’attenzione di tutto il mondo è rivolta a cosa intende fare Putin. Sono nel giusto coloro che sostengono che egli ripropone a tutti la sua persona e la questione del posto e del ruolo della Russia nel mondo. In effetti, nella sua dichiarazione di guerra all’Ucraina sostiene che nessuno in Occidente lo ha ascoltato, come se le sue preoccupazioni per l’ingresso dell’Ucraina nella Nato non interessassero. Parrebbe che egli abbia deciso di far tuonare i cannoni e scoppiare le bombe su tutto il territorio ucraino, distruggere intere città, porre sotto assedio dei suoi carri armati altre, solo per farsi ascoltare. L’intento non tanto nascosto è di attribuire all’America e all’Europa e soprattutto agli ucraini la colpa del conflitto, mentre il suo alleato cinese tace, indugia o timidamente approva. Ma resta l’interrogativo: non gli bastava prendersi tutto il Donbass?

La lista dei colpevoli del conflitto è lunga, non comprende solo Putin ma anche i governi dei paesi europei e quello americano, la Nato, ad eccezione forse della Turchia che ha offerto la sua mediazione. Come finirà questo conflitto è difficile prevedere, ma chi sembra potrebbe trarne vantaggio comunque è la Russia che, stando allo svolgimento delle trattative russo-ucraine, chiede come minimo il riconoscimento delle “conquiste” già fatte, ossia della unificazione della Crimea alla Russia, la conferma dell’annessione sostanziale del Donbass, insieme a una porzione della costa sul Mar Nero, comprendente Cherson forse la città portuale di Mariupol e altri centri. Se riuscisse anche ad acquisire Odessa il risultato per la Russia sarebbe il migliore possibile.

Putin ha escluso di volere conquistare tutta l’Ucraina. In effetti non saprebbe che farsene e dovrebbe sostenere costi che la sua economia non può permettersi, senza contare la possibilità concreta di dovere affrontare una guerriglia permanente sul territorio e forse anche entro le città. Se fossero conseguiti i suddetti obiettivi, si avrebbe una consistente mutilazione del corpo dell’Ucraina in termini sia di territori che soprattutto di abitanti. Senza contare che una parte dei tre quattro milioni di ucraini sfollati nei paesi vicini non tornerà forse più a risiedere in Ucraina. Non bisogna dimenticare che, già prima di questa guerra, esisteva una forte emigrazione economica ucraina: in Italia lavorano circa un milione di donne ucraine solo come badanti.

Non tutti nella cerchia di Putin e nel paese sono concordi con questa politica. Sono possibili improvvisi colpi di scena, corrono voci che alcuni personaggi importanti stiano pensando a un suo allontanamento, a mio avviso assai improbabile. Putin ha comunque ottenuto il risultato di essere ancora una volta al centro delle vicende mondiali, di apparire come un personaggio vincente sia all’estero che all’interno della suo paese, dove si potrebbe avere un rafforzamento del suo regime, che negli ultimi tempi mostra molte crepe e un grave logoramento. Già si appresta a celebrare molto più solennemente del solito il 9 maggio, giorno della vittoria sul nazismo nel 1945.

Un non completo successo in Ucraina basterà, inoltre, a convincerlo che la tattica di colpi di scena, di prendere decisioni improvvise e controverse e causare guerre può dare frutti importanti. Ci sarà quindi da attendere una politica fatti di continui colpi di scena, di mosse e contromosse, ma mai di ritirate. Ciò significa, ad esempio, che userà al massimo grado il ricatto delle forniture di gas e di altri combustibili nei confronti dei paesi importatori come l’Italia e la Germania. Ha dalla sua parte anche i sondaggi effettuati da agenzie russe, dai quali si evince che il suo gradimento tra i cittadini russi si aggira sul 70-80%. Si tratta di dati forse sopravvalutati ma non di tanto, poiché la maggioranza dei cittadini russi è schierata dalla sua parte per amore della stabilità e per patriottismo..

Come si spiega il permanere di un così elevato consenso interno a Putin, mentre la sua figura registra all’estero un minore apprezzamento? Innanzitutto, col controllo quasi totale dei mezzi di comunicazione stampati, televisivi e social. In secondo luogo, col fatto che a sostegno di Putin si sono schierati, sia pure con distinguo più o meno forti, tutti i partiti presenti in parlamento,le organizzazioni di massa come i sindacati, e anche giovanili. In terzo luogo, con l’uso finalizzato al consenso popolare di una parte delle risorse che affluiscono nel bilancio statale derivanti dalla vendita di gas, petrolio e anche minerali, di cui la Russia è ricca. In altri termini, con l’organizzazione di un stato sociale con tratti clientelari. In quarto luogo, col ricorso ai metodi di restrizione delle libertà di espressione, come testimoniano i numerosi arresti durante le manifestazioni organizzate da antiputiniani, innanzitutto dai seguaci di Aleksej Naval’nij, attualmente in prigione. In sostanza, Putin usa lo stato in tutte le sue forme e ramificazioni allo scopo di rafforzare il suo regime. In quinto luogo, con la proposizione della Russia come fulcro di una grande unione euroasiatica che, se realizzata, sarebbe equivalente a un impero e porterebbe al prevalere definitivo in Russia della dei cosiddetti “vostochniki”, ossia di coloro che guardano esclusivamente ad Oriente e si oppongono all’Occidente considerato luogo di corruzione , di nefandezze e immoralità.

Non è, però, un compito facile, come mostra l’irrilevanza che ha avuto un precedente tentativo messo in atto da Eltsin con la costituzione della Confederazione degli stati indipendenti, che doveva sostituirsi alla disciolta Unione Sovietica. In sesto luogo, Putin ha mostrato grande capacità nel creare attorno alla sua persona una “maggioranza putiniana” facendo diffondere slogan del tipo: ”Putin est, Rossija est” (Se c’è Putin c’è la Russia) e chiamando grandi masse di popolo ad emarginare ogni tipo di opposizione o minoranze sia a livello centrale che nei territori immensi del paese. Infine, Putin è stato capace di radunare attorno a sé un gruppo di forti personalità, ex KGB e di Pietroburgo, suoi di vecchi amici e collaboratori, che hanno formato la “squadra strategica” su cui ha potuto contare sin dal primo momento. Ma il sostegno di almeno una parte di questi è divenuto negli ultimi tempi non più certo.

Il regime politico putiniano attuale è autoritario e personale. Le altre istanze istituzionali , a cominciare dalla Duma e dal Senato che insieme costituiscono il parlamento, hanno poca rilevanza e la loro attività si svolge sotto la rigorosa sorveglianza della presidenza della Federazione Russa. Putin si serve del parlamento per far approvare i suoi decreti senza alcuna modifica. Nella situazione attuale è difficilissimo per un partito, qualora lo volesse, presentare una mozione di sfiducia al governo, mettere sotto accusa il presidente della FR oppure votare sistematicamente contro ogni iniziativa del governo e del presidente. Lo stesso governo, più che al parlamento risponde della sua attività solo al presidente della Federazione Russa.

Come è considerato Putin in quanto persona? Ci sono vari pareri. Taluni sostengono che Putin sia una persona di eccezionale intelligenza e un freddo calcolatore. Al quale si deve la salvezza e il futuro della Russia. Dicono: è venuto dalle tenebre e ha riportato in vita un grande e una volta orgoglioso paese. Sia dal punto di vista dell’economia che nel campo della politica estera, dei rapporti internazionali. Ha ripristinato il peso che Mosca aveva nella politica internazionale, ha migliorato il tenore di vita di gran parte dei cittadini, ha dato al paese quella stabilità che aveva un tempo e che aveva perso nel caotico periodo di governo di Eltsin. Ha anche contribuito alla ulteriore liberalizzazione del mercato, a difendere la proprietà privata e la democrazia minacciata da un possibile ritorno al potere dei comunisti e loro alleati. I suoi sostenitori lo considerano una figura centrale dell’epoca attuale. Grazie a lui il “mondo russo” ha acquisito il diritto di parlare e farsi valere. Tra i suoi regna la convinzione che, negli ultimi tempi, nessun leader sia stato capace quanto lui di cambiare così profondamente il volto del suo paese e il suo ruolo nel contesto internazionale.

Putin è una persona che riesce a svolgere vari ruoli, come in un non dimenticato film sovietico intitolato “L’uomo dai cinque volti”. Ci sono due frasi che caratterizzano bene, a mio parere, la sua persona come un attore. La prima riguarda il periodo della guerra cecena quando pronunciò una frase restata famosa: “I terroristi li cacceremo in un cesso”. Si tratta di una espressione usata nel mondo carcerario per significare l’uccisione di un uomo con spargimento di sangue. L’altra frase recita così: ”Non abbiamo bisogno di generali che si leccano i moccoli”. Un giornalista russo ha notato che Putin veste all’italiana per nascondere il suo viso inespressivo, come quello di un gangster.

Putin è oggi il principale protagonista, anche se Zelensky sembra rubargli la scena, e promotore del film orrendo che si stà girando in Ucraina. Il problema che si può porre è come definirlo in questo suo ruolo in un modo tale che sintetizzi la sua persona. Per taluni egli è un pazzo; per altri è una persona animata da una missione da compiere; per altri ancora è un giocatore d’azzardo o un bullo smanioso di mettersi in mostra. C’è anche chi lo annovera tra i seguaci di Machiavelli per il quale “i fini giustificano i mezzi”. Io lo definisco un camaleonte, per la sua capacità di mimetizzarsi, osservare in attesa del momento opportuno di ingoiare la preda, un insetto. Il presidente Biden, americano, quando è scoppiato il conflitto ucraino ha lo definito “un criminale” oltre che una persona inaffidabile. Per altri invece, Putin ama rispettare i patti e vuole essere rispettato.
Comunque, appare difficile descrivere un personaggio così complesso cogliendo solo un aspetto, un tratto della sua personalità. Probabilmente Putin è tutto questo e molto altro. E’ anche un padre affettuoso e protettivo che ha fatto rifugiare la sua attuale famiglia in Svizzera, in una bella villa.

Qualcuno in Occidente comincia a dire chiaramente che Putin sarebbe capace di impiegare la bomba atomica pur di scongiurare una sua sconfitta nella guerra ucraina. Questo timore è stato reso più reale da una dichiarazione del suo portavoce ufficiale Dmitrij Peskov. In una intervista rilasciata a una giornalista americana egli ha detto che la Russia, se costretta, potrebbe prendere in considerazione l’uso di armi atomiche in Ucraina. Molta acqua è passata sotto il ponte del fiume della storia, da quando Putin era da molti considerato all’estero il capo di governo più duttile e comprensivo al mondo.

In oltre venti anni egli è riuscito a costruire un sistema di potere personale, di natura autoritaria che toglie spazio ai fermenti democratici pur presenti nel paese e nella società. Si tratta di un regime che non sopporta controlli e concorrenza politica, impedisce il sorgere di una seria alternativa ad esso. A mio avviso, finora in Russia non c’è nessuno in grado di rappresentare tale alternativa. Le elezioni a tutti i livelli vengono spesso truccate dai dirigenti di Russia Unita, il partito di Putin. Si tratta di un partito che utilizza le leve di comando e le risorse statali a fini elettorali. Durante le votazioni i suoi membri tentano con ogni mezzo di alterare a proprio favore i risultati delle votazioni. Esistono in Russia forti limitazioni alla libertà di stampa, di manifestazione e di sciopero. La società civile ha scarso peso come pure la pubblica opinione.
Putin ha concentrato nelle sue mani il potere decisionale, che esercita senza limiti, andando spesso al di là di quanto stabilito dalla Costituzione russa. In sostanza, tutte le decisioni, anche le meno importanti passano per Putin e per i suoi collaboratori più stretti. Nei momenti di crisi e di difficoltà economiche opera il sistema cosiddetto di “gestione manuale”, il cui funzionamento dipende direttamente dal capo. Gli economisti e i ministri economici da lui convocati formulano le proposte, ma dicono, dopo averlo incontrato, che “è il capo che decide”. I critici di questo modo di procedere sostengono che Putin decide senza avere una conoscenza diretta dei problemi economici e sociali del paese.

Nel corso degli anni, però, non sono stati pochi a domandarsi chi effettivamente comandi in Russia. La verticale del potere ideata da Putin ha determinato a tutti i livelli una mancanza di responsabilità generale e una confusione dei ruoli che rendono inefficace il meccanismo decisionale. Molti decreti presidenziali restano sulla carta. Questa mancanza di responsabilità dà, però, la possibilità a Putin di denunciare i comportamenti irresponsabili dei funzionari e dare loro la colpa degli eventuali insuccessi. In tal modo riesce a mettersi così al di sopra delle parti e di apparire come la personificazione delle virtù e della potenza della Russia.

I russi vedono in questa immagine di Putin rispecchiati in varia misura e con forti sfumature i volti dei suoi predecessori: Stalin, Leonid Brezhnev, Jurij Andropov, l’ex grande capo del KGB e segretario per pochi mesi del PCUS , Boris Eltsyn. Per una parte dei russi il presidente della FR è come un “padre” che può solo agire per il loro bene, mentre i “cattivi” , gli incapaci sono gli esecutori dei suoi ordini, sono coloro che non applicano nel modo dovuto le sue direttive. Dietro queste denunce c’è il desiderio di molti russi di attribuire ai burocrati gli errori e le lacune che si registrano nella politica del regime e difendere il “leader nazionale”.

Non è stato Putin a instaurare in Russia il potere personale. Lo ha trovato già previsto nella Costituzione della Federazione Russa voluta da Eltsin. Si tratta di una Costituzione del tutto presidenzialistica, basata in modo permanente sull’autoritarismo del presidente, al quale affida tutto il potere decisionale, le nomine di tutte le più importanti cariche dello stato e la formazione di tutti gli organi statali, a partire dalla Corte costituzionale. Alla luce di ciò appare abbastanza condivisibile la tesi secondo cui Putin si ispira al passato totalitarismo comunista, anche se lo ha ripudiato in tempi ormai lontani. Ne deriva la possibilità di definire quello putiniano un autoritarismo eclettico che si appropria per tenersi in piedi di concetti, tradizioni, ideologie e politiche diverse.

In Russia è sorto e opera un regime politico, da questo punto di vista, camaleontico, capace di apparire, secondo le circostanze, in veste e colori diversi sempre alla ricerca di una politica, di un mix di politiche, capace di unire attorno al potere la grande maggioranza della popolazione. Il putinismo usa perciò il pluralismo presente nella società russa per appropriarsi dei valori e delle credenze che ritiene siano più utili alla sua sopravvivenza e alla formazione di una un’ideologia della maggioranza, comprendente l’idea della necessità di conservare lo status quo esistente.
Nel suo eclettismo camaleontico il regime putiniano ha sfruttato anche la presenza nella società di ideologie di sinistra, di cui sono portatori e interpreti i ceti più preparati culturalmente e attivi della cittadinanza urbana, della gioventù intellettuale urbana, liberale e di sinistra.E’ possibile concludere questo esame del putinismo al potere indicando l’esistenza, nella realtà politica russa, di un paradosso: il paese è spontaneamente di sinistra ma viene governato da rappresentanti della destra, quali sono molti dei ministri che siedono nel governo della Federazione Russa e collaborano con Putin, che li preferisce a uomini della sinistra ritenuti inaffidabili.

L’eclettismo, tratto distintivo del personaggio, permette a Putin di fornire una garanzia politica forte alla maggioranza dei russi desiderosi di essere certi che il suo regime rappresenti per il paese “il male minore”. Si tratta di una delle condizioni essenziali per permettere a Vladimir “Vovka” Putin di tenersi al potere fino al 2024, anno di scadenza del suo mandato. Ci riuscirà?

 

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