25 aprile2017

25 APRILE

La Resistenza italiana è una storia irripetibile e unica. Si svolgeva dentro una guerra mondiale e non pretese che la sua guerra diventasse la guerra di tutti

25 aprile2017Il 25 aprile, anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, è una festa nazionale della Repubblica Italiana.
Un giorno fondamentale per la nostra storia perché simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane contro il governo fascista della Repubblica di Salò e l’occupazione nazista.

Una lotta iniziata a partire dal settembre del 1943 e terminata nel maggio del 1945, ma che ha origini lontane.
Quest’anno la sua celebrazione si svolge nel panorama delle guerra russo-ucraina sotto gli echi dei boati dei cannoni, di fronte a uno spettacolo agghiacciante di atti di distruzione, di morti civili e militari, di fughe di donne, vecchi, bambini.
Zelensky combatte contro le mire dell’aggressore russo nell’interesse esclusivo del proprio paese, in difesa della propria terra, della propria autonomia e indipendenza.

Il conflitto ha sconvolto l’Ucraina e ha creato nel contempo un’alterazione degli equilibri internazionali che garantivano il controllo dei mercati finanziari e la gestione delle risorse energetiche e alimentari del mondo.
Un terremoto geopolitico di proporzioni incalcolabili. Non è ipotizzabile a breve la fine della guerra russo-ucraina.
La difficoltà di giungere al “cessate il fuoco” e alla pace in parte è dovuta alle diversità degli obiettivi di Putin e Zelensky, ma, in modo più rilevante, alla volontà degli USA, della Cina e delle stessa Russia di ridisegnare le aree geografiche di propria influenza in un nuovo sistema globale che possa farsi garante della “pax economy”.

In quest’ottica va visto il conflitto se si vuole comprendere quale siano le mire dei due contendenti e di chi sostiene con aiuti l’aggredito. Ciò non toglie che l’esercito ucraino combatta per salvaguardare l’autonomia e la libertà della propria nazione.
Esemplare è il suo sacrificio, ammirevole la sua resistenza.
Nulla a che vedere però, benché si siano fatte delle comparazioni, con la Resistenza italiana, la cui peculiarità è strettamente legata alla storia dell’antifascismo.
Esso affonda le radici nell’impegno politico che va da Matteotti ai fratelli Rosselli, da Gobetti a Gramsci, dalle organizzazioni clandestine del PCI e del PSI a quelle cattoliche e al Partito d’Azione. Nel sacrificio delle migliaia di antifascisti incarcerati, esiliati, uccisi dal Tribunale speciale fascista.

Una Resistenza che trova le sue fondamenta nella storia del movimento antifascista italiano e che opera nello scenario di una guerra mondiale. La lotta dei partigiani si svolse su due fronti, uno quello fascista e l’altro nazista

In questo giorno di celebrazioni è essenziale avere la memoria delle stragi operate dai fascisti.
Essi furono autori di ben 2.085 eccidi su un totale di 5.686 episodi di cui è stato possibile accertare la matrice delle stragi (fonte: Ministero degli Esteri, Portale: straginazifasciste.it).

Non possiamo dimenticare l’uccisione degli 11 oppositori del regime, trucidati dai fascisti a Ferrara, episodio narrato nel noto film di F. Vancini “La lunga notte del ’43”; né la strage di Marzabotto con 779 civili assassinati; né le esecuzioni perpetrate dalla famigerata legione Tagliamento che si macchiò di gravissimi crimini e veri e propri massacri; né il sacrificio dei fratelli Cervi

Quella della Resistenza italiana è una storia irripetibile, unica, non traducibile in una diversa realtà.
Una Resistenza che ha consentito di restituire libertà e dignità all’Italia uscita dalla dittatura del ventennio fascista e dalla devastante guerra, pronta a edificare la democrazia repubblicana.
Qualsiasi equiparazione anche con la stessa resistenza ucraina risulterebbe incomprensibile e inesatta.
La storia non si ripete.
La Resistenza italiana, con la sconfitta del nazifascismo, pose fine a un regime autoritario e chiuse l’epoca monarchica con la conquista della libertà.
L’ANPI, erede del lascito ideale e morale dei partigiani e delle partigiane, celebra il 25 aprile nella piena convinzione che le dittature vanno combattute e sconfitte.
Il suo impegno è volto a concorrere alla creazione e allo sviluppo di un ampio movimento della pace che ponga le premesse per la costruzione di un nuovo sistema di sicurezza, di coesione e di cooperazione in tutto il mondo.
Il 25 aprile non deve essere solo un giorno di celebrazione.
Deve rappresentare la volontà di salvaguardare le libertà democratiche, la solidarietà e l’uguaglianza.
Sotto le bandiere della Costituzione partecipiamo uniti alle manifestazioni del 25 aprile per consolidare la democrazia e per diffondere i suoi valori indispensabili alla libertà e alla dignità di tutti.

Ermisio Mazzocchi
23 aprile 2022

Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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