IL VOTO 2021 – Dibattito

Un’astensione così estesa è un territorio inesplorato dalle molteplici incognite

di Ermisio Mazzocchi
Votareepartecipare 380 minSoddisfazione per la grande vittoria del centrosinistra ottenuta nei comuni andati al voto in queste due tornate elettorali.
In particolare a Torino e a Roma.
In quest’ultima città il centrosinistra su 15 municipi ne conquista 14. I sindaci sono iscritti al PD.
Sconfitta netta del centrodestra che paga vistosamente per avere svolto una campagna elettorale dai toni sguaiati, arroganti e populisti e per le sue contraddizioni e divisioni.

Se il voto amministrativo ha fortemente penalizzato la destra essa non è comunque scomparsa.
Esiste. Ha una sua peculiare forza e una diffusa rete organizzativa.
I risultati di questa tornata sono significativi e offrono un orientamento per le future scelte che i partiti dovranno compiere.
Per primo il PD.
Artefice di alleanze a tutto campo sempre nell’area dei valori del centrosinistra, il PD rimane la forza più consistente dell’intera coalizione. Tuttavia, come dimostra questo voto, il consenso non è del tutto soddisfacente.
Il PD nei comuni delle città più grandi e importanti oscilla tra il 16,4% di Roma (dove si ha un calo del 14,2% rispetto alle europee del 2019 e dello 0,8% rispetto alle comunali del 2016) e il 28,6 di Torino (con meno 5,0% rispetto alle europee e 1,2% alle comunali del 2016), sino all’11,4% di Latina e al 7,6% di Alatri.

In definitiva il PD è un partito che si attesta sul 18/20%.
In questa competizione si è assistito a una contraddizione vistosa. I sindaci eletti, espressione di una coalizione, sono del PD, ma il loro partito non riceve un ampio consenso.
E’ venuto meno il riconoscimento del partito, che si è dimostrato privo di una identità marcata e visibile, ed è prevalsa la forza di attrazione del candidato come garante di una coalizione di centrosinistra.
Non c’è dubbio che l’elettorato ha premiato il centrosinistra e le forze politiche sostenitrici di quella coalizione hanno ricevuto un riconoscimento.
Il PD ne è stato il protagonista con il merito di avere saputo agganciare 5Stelle di Conte e mantenere unite in un campo largo aree progressiste e democratiche. La sua iniziativa non ha tuttavia prodotto un rafforzamento della propria consistenza elettorale.
Si aprono scenari inediti che inducono il PD a caratterizzarsi con più energia sul tema delle disuguaglianze che hanno prodotto profonde lacerazioni nella società aggravate dalla pandemia.
E’ pertanto necessario aprire una riflessione per un cambio di passo.

Una svolta al modo di praticare principi, regole, rappresentanze.
Bisogna che si faccia portatore di un nuovo pensiero politico che si sostanzi nei diritti e nella lotta alle disuguaglianze.
Che sia una luce di orientamento e di attrazione, un riferimento per milioni di persone.
Si profila all’orizzonte un intenso lavoro che dovrà porre al centro una strategia d’urto contro gli effetti dell’arretramento sociale ed economico e allargare le alleanze sociali del centrosinistra.

Questo è quanto ci ha detto il voto amministrativo.
Il PD, che ha ottenuto una vittoria elettorale amministrativa, deve intensificare le iniziative per ottenere alleanze solide con le quali sconfiggere la destra alle prossime elezioni parlamentari. Al primo turno di queste elezioni comunali ha votato il 54,6%, al secondo soltanto il 43%. Quindi un‘astensione che oscilla fra il 45 e il 57%.
Nei 24 comuni della provincia di Frosinone è stata del 30%.
Un distacco che ha i connotati della protesta nei confronti di chi ha deluso attese e speranze e denuncia un rifiuto del sistema partitico.

Le ultime consultazioni elettorali, tutte, sono state caratterizzate dall’astensionismo.

Gli elettori hanno voluto in tal modo punire quei partiti verso i quali non si considerano più legati ideologicamente e ai quali hanno inviato un messaggio di disapprovazione dei loro comportamenti. Il risultato è un restringimento della rappresentanza con un danno enorme per la democrazia che vive se è partecipata.

Avere un’astensione di questa dimensione è come avere davanti un territorio inesplorato dalle molteplici incognite sotto cui cova un disagio sociale, rabbia e sfiducia. Significa anche che è molto difficile riprodurre il successo ottenuto dal centrosinistra in una dimensione nazionale. Sul fronte delle sempre maggiori astensioni si pone il tema di come il PD riesca a conquistare una credibilità tra i disillusi e gli indifferenti.

Non sarà un compito facile.

Diviene necessaria una svolta politica indirizzata a rilanciare un legame con ampi strati della società italiana, sia di quelli più deboli ed emarginati sia di quelli in condizioni più sicure, ma incerti del proprio futuro. E’ un compito che il PD dovrà assolvere nella provincia di Frosinone dove il risultato si può dire soddisfacente per la elezione di molti sindaci del PD e di area di centrosinistra. Tuttavia nel comune di Alatri il PD ha subito una sconfitta e in quello di Sora presente, ma senza il suo simbolo e una propria lista, è stato ammesso a fare parte di una coalizione molto eterogenea. Si paga così un prezzo altissimo a causa dell’indebolimento del PD e degli errori amministrativi, che di fatto lo hanno portano a un ruolo marginale.

E’ mancato un centrosinistra riconoscibile, robusto nella sua composizione dal PD al PSI, da forze di sinistra a rappresentanze consolidate della società organizzata.

Si sarebbe dovuto tenere presente, in provincia di Frosinone, l’esperienza, conclusasi con grande successo, delle elezioni comunali di Cassino in cui un’ampia coalizione di centrosinistra e un PD determinato nelle sue scelte hanno consentito di avere un sindaco PD e un’amministrazione capace di affrontare i problemi della città.

All’orizzonte si profilano altre sfide. A breve le elezioni comunali di Frosinone dove non devono essere compiuti gli stessi errori. Vitale è il ruolo che il PD dovrebbe svolgere per formare una coalizione di centrosinistra ampia e inclusiva. Una coalizione che metta insieme il PD, il PSI e altre parti della società e della sinistra e che, scelto il proprio candidato, risulti vincente. Queste elezioni amministrative in definitiva hanno dimostrato che i partiti sono l’ossatura delle alleanze a cui si aggiungono le liste civiche e che a essi va il consenso degli elettori.

Forte dei risultati conseguiti, il PD dovrà dispiegare tutte le sue energie per imprimere una politica rappresentativa dei valori insostituibili della dignità degli uomini, del lavoro e della democrazia.

Ermisio Mazzocchi
lì 21 ottobre 2021

 

 

 

 

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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