
VILLA SANTO STEFANO
Roberto Toppetta, giornalista, saggista, scrittore e romanziere
di Augusto Anticoli
Villa Santo Stefano con orgoglio celebra i successi di un illustre concittadino che ha fatto strada nel mondo del giornalismo e dell’editoria nazionale! Si tratta di Roberto Toppetta che si conferma sempre più amante dei libri e scrittore prolifico. A dimostrazione del suo forte legame con il paese natale ha dato l’annuncio della sua produzione letteraria, in anteprima esclusiva, ai social media di Villa. Ed ecco che, in questo mese di ottobre escono, infatti, altre due sue opere, pubblicate da due editori diversi, il romano Chillemi e il perugino Bertoni. La prima opera è dedicata all’imperatore Aureliano, che costruì le grandiose Mura di Roma nel 270-275 d.C. e riunì l’Impero romano smembrato in tre tronconi dalle secessioni territoriali delle Gallie e del Regno di Palmira, guidato dalla mitica regina Zenobia, l’ultima eroina dell’antichità; la seconda opera è un romanzo avvincente e di piacevole lettura, il primo in assoluto nella carriera d’autore dell’ex giornalista della Rai che fin qui aveva pubblicato unicamente saggi letterari e storiografici.
Alcuni cenni biografici dell’autore: Toppetta nasce il 15 giugno 1950 a Villa Santo Stefano (FR). Laureatosi col massimo dei voti in Pedagogia e Filosofia nel 1974, intraprende la carriera giornalistica presso il quotidiano economico “Ore 12” e nel 1987 approda al Tg3 della RAI, dove si occupa a lungo di economia e di questioni sindacali.
Salito fino al grado di Caporedattore nel 1996, dopo alcuni anni di conduzione dell’Edicola del Tg3 nel 1999 Roberto diventa giornalista parlamentare e “chigista”, ossia inviato al seguito del Presidente del Consiglio. In tale veste, viaggia in Italia e nel mondo prima al seguito di Massimo D’Alema e quindi di Giuliano Amato. Dal 2001 ha mantenuto il suo ruolo di cronista parlamentare operando nella sala stampa della Camera dei deputati presso Palazzo Montecitorio.
In rete e sui media nazionali la comunicazione ufficiale di Toppetta: «Cari amici naviganti, vi annuncio con grande piacere
l’uscita di due miei nuovi libri: il saggio “Aureliano, l’imperatore soldato”, fresco di stampa per le Edizioni Chillemi, e il romanzo “Il buio in testa”, che l’editore Bertoni ha annunciato per il 30 ottobre. Il nome di Aureliano è legato alle Mura di Roma, che costruì dal 270 d.C. per preservarla dai barbari, ma il capolavoro di ingegneria militare non basterebbe per porlo tra i grandi sovrani romani. Anche per lui valgono l’azione di governo e il talento bellico che gli consentirono di fugare le nubi di morte addensatesi sull’Impero romano. Il romanzo narra invece la vicenda di un assistente universitario che si perde, per l’incapacità di reagire ai colpi dolorosi della vita, subiti sin dalla fanciullezza. Per me si tratta dell’esordio in narrativa. Finora mi ero occupato di saggistica. L’opera reca la Prefazione di Renato Minore, illustre critico letterario, poeta e scrittore.»
Alcuni cenni di sinossi dell’opera su Aureliano. Il recupero dell’unità imperiale è uno dei temi centrali di questa biografia a tutto tondo di Roberto Toppetta, il cui punto più innovativo è il parallelismo costante tra Aureliano e Augusto, tra il restitor orbis Romani e il fondatore dell’Impero, tra il soldato diventato statista grazie all’intuito politico e alla visione strategica e l’ideatore di un nuovo mondo di Roma dopo la fine delle guerre civili. Inquadrato nella scia autocratica di Settimio Severo, il sovrano di origine illirica è poi indicato antesignano di Diocleziano e di Costantino, i grandi imperatori con Teodosio della tarda antichità. Per Toppetta, Aureliano è il punto di passaggio tra il Principato e il Dominato, tra la monarchia costituzionale e l’assolutismo imperiale. Il suo fu un governo militare basato sulle legioni, tenute coese con le vittorie e la disciplina. Come tanti altri, fu ucciso dai suoi ufficiali ma i soldati gli erano tanto leali da rinunciare a proclamare il successore. Non avveniva da quasi due secoli.
Cenni sinossi del romanzo che narra la storia dell’assistente universitario Rino Tebani, che si perde dopo la morte. per disgrazia,
della moglie incinta, Livia, e del suicidio della madre Gemma. Le due tragedie lo precipitano in un buio fitto e antico. Successivamente, diventato assistente di Lettere alla Sapienza, Rino conosce la splendida Livia fresca di laurea e la sposa, mentre un editore gli pubblica l’opera prima e lo mette sotto contratto.
Il futuro ora gli appare luminoso e può vivere in piena simbiosi con la moglie, ma la sua fine violenta e quella di Gemma (che intanto aveva scoperto il segreto di Clara), riannodano Rino al mondo infestato dai suoi spettri e finisce per abbrutirsi nell’anima.
Licenziato dall’Università per etilismo, sprofonda in un gorgo nero di alcol e di fumo, ignora il precipizio che gli si profila davanti e la sera del Venerdì Santo del 1983 muore a trentatré d’infarto per gli abusi, mentre il Papa celebra la Via Crucis in Tv. Il giorno del funerale, dietro al carro funebre sfilano anche Clara e Andrea, il figlio che Rino non sapeva di avere. Altri ingredienti: il tradimento, il desiderio del castigo, la letteratura, la pittura, il cinema. Ambientato a Roma tra il 1980 e l’83, l’opera è un’intensa storia d’amore finita in tragedia e richiama, tra molti personaggi, l’imperatore Augusto, Raffaello Sanzio, Joyce, D’Annunzio, Svevo, Mussolini, Coppi, Eduardo De Filippo e Fellini. Fanno da sfondo agli eventi anche il terremoto dell’Irpinia e il Mondiale di calcio del 1982, vinto dall’Italia.
Personaggio apprezzato in ambito nazionale per spiccate qualità professionali, Roberto Toppetta, giornalista, saggista, scrittore e romanziere, nella sua brillante carriera ha onorato l’immagine e la storia culturale di Villa Santo Stefano, realizzando opere letterarie che sono entrate di diritto nell’alveo della letteratura italiana! A riprova di ciò, ricordiamo che nel bimillenario della morte dell’imperatore Augusto “Il divo-AugustoPrincipe dell’Urbe e dell’Impero”, è stato ’unico saggio inedito apparso nell’anno della storica ricorrenza. Tutto ciò costituisce motivo d’orgoglio per la comunità santostefanese per un intellettuale di valore e valori, fortemente ancorato alle sue radici, come pochi.
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