salario minimo 3 390 min

SALARIO MINIMO PER LEGGE 

Le riflessioni di Donato Galeone sulla concertazione e sulla contrattazione dei salari minimi da riconoscere per legge.

di Donato Galeone*
salario minimo 3 390 minIl primo giorno di settembre 2021 i Segretari della CGIL,CISL,UIL – con lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi – richiamavano l’incontro del 2 agosto che si era concluso con l’impegno di riconvocarsi nei primi giorni di settembre per affrontare e avviare le questioni relative alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; al protocollo con le parti sociali sul PNRR; di una verifica sull’intesa del 29 giugno per l’occupazione e dell’uso degli strumenti alternativi ai licenziamenti.

Nel trimestre da maggio ai caldissimi mesi di luglio e agosto era presente non solo in CGIL,CISL,UIL ma, anche in tutti noi, la solenne dichiarazione, dal Quirinale, del Presidente Mattarella – per la Festa del Lavoro – che “ la Repubblica non potrebbe vivere senza il lavoro e che la battgalia per il lavoro è una priorità che deve unire gli sforzi di tutti: lavoratori e imprenditori , istituzioni e forze sociali, mondo delle professioni , della scienza e della cultura”.

Il Presidente Draghi il 23 settembre all’Assemblea Confindustria ha detto che il PNRR “è progetto decisivo per il futuro del nostro Paese e richiede uno sforzo corale delle diverse istituzioni coinvolte e un dialogo aperto e costruttivo”. E nel merito Draghi ha affermato che già “si possa cominciare a pensare a un patto economico produttivo sociale del Paese, considerato che sono tantissime le misure che possono essere materia di questo patto”.

Nel concreto operativo si dice di cominciare a parlare di quello che si fa sui vari capitoli – vale a dire – di “concertare un crono programma che definisca un percorso pienamente concertato” . E’ stato riconfermato dalla CGIL,CISL,UIL al Presidente Draghi – presenti i Ministri Orlando e Brunetta lunedì 27 settembre a Palazzo Chigi – l’adozione di interventi rapidi in materia di “sicurezza e della salute sui posti di lavoro”.

Richiamo – in sintesi – per un mio commento anche le dichiarazioni dei Segretari CGIL,CISL,UIL mentre Draghi dice che “è stato un incontro molto utile per fissare un metodo di lavoro e c’è intesa sulla tutela della sicurezza e della salute sui posti di lavoro”.

Landini (CGIL): “sono arrivate le prime risposte importanti, con l’impegno nei prossimi giorni a ulteriori convocazioni per entrare nel merito delle altre questioni”. Anche sugli investimenti del PNRR “c’è l’impegno a convocare un altro incontro che porti alla definizione di un protocollo con le parti”.

Sbarra (CISL): “sul tema della salute e sicurezza è stata riconosciuta la necessità di una strategia nazionale di contrasto agli incidenti nei luoghi di lavoro, congiunta alla disponibilità di costruire un protocollo di partenariato sul PNRR, oltre all’impegno per discutere nel merito delle riforme e anche nei contenuti della legge di stabilità”.

Bombardieri (UIL): “il Governo ha condiviso la necessità di combattere la strage sul lavoro” (ogni anno 1.000 morti e 1.500 nelsalario minimo ipa 390 min 2020 pur lavorando poco). “Impegno, quindi, su nostra richiesta, a deliberare con decreto anche la sospensione di posti di lavoro dove ci siano violazioni delle norme di sicurezza per la dare la possibilità all’azienda di mettersi a norma. Coinvolgere anche le Regioni e avviare un percorso di formazione, accelerando le assunzioni di Ispettori che dovranno verificare le condizioni sui posti di lavoro”.

Mentre il Ministro del Lavoro Orlando, per competenza e il Ministro Brunetta per le assunzioni degli oltre .2.000 ispettori funzionari pubblici, elaborano misure adeguate e aggiornate sulla “tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro“ nel XXI secolo, la “concertazione tripartita” del secolo scorso – anni ’90 che anche questi giorni viene richiamata – pose al centro del confronto il “costo del lavoro” e il Governo dell’epoca invitò le parti sociali ad aprire una trattativa per la “ristrutturazione del salario e del sistema contrattuale”.

Sugli accordi tripartiti o triangolari dagli anni ’90 a quelli di metà anni’ 70 e ’80 oltre alla cosiddetta “linea dell’EUR del 1978” con il Paese in crisi e la disponibilità del Sindacato per un’azione sindacale contrattuale centralizzata e articolata poteva, da un lato completare la sua piena legittimazione interpretando responsabilmente la rappresentanza degli interessi generali dei lavoratori e dall’altro – mediante concertazione col Governo – ottenere e occupazione in materia di investimenti e politiche sociali.

A mio avviso almeno due domande dovremmo porci: la prima è più storica, da richiamare e analizzare in altre circostanze e sedi nell’arco degli ultimi 20 o 40 anni.

La seconda, invece, è più di prospettiva sulla opportunità della concertazione e del suo impiego nell’immediato considerando, comunque, che confrontandosi in sede tripartita non può non essere un fatto positivo: ancora di più in un’epoca nella quale lo Stato e il Governo, oltre che le Imprese, hanno bisogno dei Sindacati rappresentativi dei lavoratori e questi ne hanno altrettanto con il rapportarsi tra loro per “concertare nelle sedi istituzionali e contrattare le condizioni di lavoro nei luoghi di lavoro e territori”. Tutto ciò veniva annotato e rilevato, in negativo, il 23 settembre in Confindustria anche dal Presidente Draghi – osservando – che “dalla fine degli ’60 si assiste alla totale distruzione delle relazioni industriali, pur sapendo che le buone relazioni industriali sono il pilastro delle unità produttive”.

Ecco che una ripresa unitaria mediante la “concertazione tripartita” e un “protocollo condiviso” sulla ripartenza economica e del lavoro è possibile, affrontando i temi più urgenti – salvaguarda della salute e ambiente – congiunti agli effetti degli investimenti con il PNRR verso nuove filiere produttive e massima occupazione di giovani e donne nel contesto delle riforme: fiscale e pensioni, della scuola e pubblica amministrazione, degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, indispensabili per le scelte di politica industriale.

Così come una unitaria riconferma e riconoscimento della “contrattazione collettiva minima dei salari” di fatto contrattati e praticati in Italia “deve essere centrale e sostenuta dalla CGIL,CISL,UIL” quale valore di “minimo salariale” settoriale produttivo vigente e adeguabile nel tempo, rispettando i soggetti contraenti – riconosciuti maggiormente rappresentativi – che con le loro autonome decisioni, già definite equamente dignitose alla realtà sociale concreta generale delle persone, giovani e meno giovani, che lavorano e che attendono lavoro, con un salario minimo contrattato da riconoscere legalmente e non solo in sede giudiziaria.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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