PROTAGONISTI
Battezzato dalla stampa dell’epoca “l’Onorevole contadino”
di Ermisio Mazzocchi
Angelo Compagnoni è stato fra quelli del suo tempo un dirigente di primo piano del PCI per le sue qualità politiche e morali, per i suoi saldi principi democratici e per i valori da lui sostenuti e difesi: di uguaglianza e solidarietà.
Fu protagonista della rinascita del paese dopo il secondo conflitto mondiale. Già dirigente sindacale della Federterra, ne fu eletto segretario il 15 ottobre 1946 per diventare poi presidente dell’Unione contadini nel 1955 che successivamente divenne Alleanza dei contadini, una organizzazione di importanza vitale nelle rivendicazioni contadine nata a conclusione di tutto un primo ciclo di lotte, combattute nel decennio successivo alla Liberazione. Il suo impegno non venne mai meno. Egli prodigò tutte le sue energie per migliorare le condizioni dei lavoratori e per difendere i loro diritti.
Determinante fu la sua partecipazione al V congresso nazionale del 1945, in cui insieme ai tredici delegati di Frosinone, sostenne la necessità che fosse garantitala solidarietà ai bambini di Cassino.
La sua intensa attività che ha percorso tutto il secondo ‘900, da semplice attivista del PCI a senatore della Repubblica, ha segnato un’epoca di grandi movimenti sociali.
Il suo impegno venne riconosciuto dai cittadini che lo elessero più volte al Parlamento ed in altre occasioni come consigliere ai comuni di Ceccano e di Frosinone e anche come consigliere provinciale.
Nel 1953 alla sua prima candidatura alla Camera dei deputati con poco più di ottomila voti non ce la fece. Fu la scelta di Togliatti eletto in più circoscrizioni di lasciare libera quella del centro, a consentire al giovane Angelo Compagnoni primo dei non eletti, di poter entrare in Parlamento. Battezzato dalla stampa dell’epoca “l’Onorevole contadino”. Nel 1958 con 24.841 preferenze si guadagnò “sul campo” la rielezione.
Successivamente venne candidato al Senato nel 1963 ed ebbe nel collegio di Frosinone, 32.315 voti, 7500 in più rispetto al 1958. Li aumentò nel 1968 quando sempre nel collegio senatoriale di Frosinone il PCI ebbe 34.188 voti.
Fu il risultato di una politica costantemente perseguita da Compagnoni e dal PCI provinciale, tesa al riscatto delle condizioni precarie dei contadini, dei mezzadri e dei piccoli proprietari terrieri. Un voto per di più motivato dalla recente approvazione della legge sulla affrancazione (n. 327 del 25 febbraio 1963) di cui Compagnoni era stato il principale sostenitore rendendosi protagonista di una accanita battaglia parlamentare. Seppe organizzare e portare alla lotta per il riscatto delle terre, governate con sistemi feudali, i contadini non solo della sua provincia, ma anche di altre parti dell’Italia in particolare nel Mezzogiorno.
Con il pieno coinvolgimento di tutto il gruppo dirigente provinciale contribuì all’affermazione del suo partito, il PCI, che ebbe la capacità di interpretare e rendersi protagonista dei nuovi processi di cambiamento della società italiana.
Compagnoni rimase sempre un dirigente politico di primo piano provinciale e nazionale.
Per il ruolo che egli ebbe, la P2, che si proponeva di rovesciare il sistema democratico, lo aveva inscritto negli elenchi di coloro che dovevano essere arrestati.
Compagnoni ha lasciato alle successive generazioni un’immensa eredità, un fertile patrimonio politico e culturale, un robusto insegnamento di valori inalienabili di giustizia sociale, di diritti, di democrazia.
Ermisio Mazzocchi 18/09/2021
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