PCI CENTANNI
Intervista a Gian Franco Schietroma della segreteria nazionale del PSI
di Serena Galella
Per i 100 anni del PCI la redazione ha pensato di sentire alcune personalità della scena politica ciociara e tra questi, Gianfranco Schietroma è senza dubbio una voce autorevole che abbiamo il piacere di presentarvi, con questa intervista. Nato nel 1950, è un politico italiano. È stato segretario nazionale del Partito Socialista Democratico Italiano dal 1995 al 1998, sottosegretario di Stato alle Finanze nel primo governo D’Alema e all’Interno nel secondo governo Amato.
Ho avuto modo di conoscere la famiglia Schietroma, quando ero una bambina, perché i nostri padri erano impegnati negli stessi anni e in differenti schieramenti, nella vita politica della città di Frosinone.
Ma soprattutto le nostre madri erano grandi amiche. Per me che ero una bambina vivace e affettuosa, Marina Schietroma era il sinonimo di piacevolezza e ogni volta che veniva a casa era una festa.
In nome di questo vero affetto che ha unito le nostre famiglie ho chiesto alla redazione di poterlo contattare e ho avuto il piacere di sentirlo.
Gianfranco, si potrebbe definire figlio d’arte, il suo papà Dante Schietroma fu Ministro della Repubblica ed anche nella famiglia Carboni, della sua mamma, ci sono stati due deputati. Egli da quando ha intrapreso la carriera politica è stato impegnato in un’infinità di incarichi importanti e prestigiosi, da ultimo, ora, è membro della segreteria nazionale del PSI.
Sono grata a Gianfranco e a sua sorella Lucia che hanno risposto con grande affetto alla mia richiesta.
Queste le domande che la redazione ha formulato per l’occasione e ho il piacere di consegnarle a voi con lo stesso garbo con il quale lui le ha inviate a me.
Con un grazie corale della redazione di UNOeTRE.it e il mio personale, di vero cuore.
Le domande e le risposte
Che cosa ha significato il PCI e poi la sua cancellazione per la storia del nostro Paese?
– Diceva il mio maestro politico, Giuseppe Saragat: “Non dobbiamo mai dimenticare il contributo che i comunisti hanno dato con il sangue dei loro militanti alla lotta contro il fascismo e il nazismo”. Aggiungo inoltre che, indubbiamente, si sente la mancanza di un partito di massa, come il PCI, il cui forte radicamento territoriale ed il significativo ruolo di rappresentanza di tanti lavoratori sono stati di grande importanza per il nostro Paese.
Per quale motivo la sinistra di questo secolo ha ritenuto, forse acriticamente, che la globalizzazione sarebbe stata una grande occasione di progresso, cedendo ad una cultura liberista democratica?
– La globalizzazione è un fenomeno ineludibile, che non si può fermare, ma che può e deve essere governato, cosa questa che purtroppo non è avvenuta. La globalizzazione può essere l’occasione di vero progresso soltanto se le istituzioni siano in grado di salvaguardare innanzitutto i più deboli. In questo dobbiamo ammettere che anche la sinistra nel suo complesso finora è stata carente.
Che pensa del PCI nella provincia di Frosinone: è stato protagonista di lotte che hanno segnato la storia di questo territorio. Le più significative sono state quelle contadine per l’affrancazione delle terre e la presenza organizzata in alcune fabbriche più grandi. Il significato di quella esperienza ha oggi ancora un valora politico?
– Condivido senz’altro l’affermazione che il PCI nella provincia di Frosinone sia stato protagonista di lotte davvero di rilievo per la storia di questo territorio, specie in alcune grandi fabbriche e nell’agricoltura. Ricordo, a tal riguardo, l’amicizia e la stima reciproca tra mio padre Dante e il sen. Angelo Compagnoni, i quali a Palazzo Madama hanno sostenuto insieme, con forza, le giuste ragioni dei contadini. Ed è evidente che quelle esperienze costituiscono ancora oggi un significativo riferimento politico.
Cosa rimane di quella storia che ha attraversato in 100 anni la storia del Paese? È possibile oggi attualizzare e rivitalizzare quella lezione, a fronte delle trasformazioni non solo sul piano sociologico e della composizione sociale, ma anche su quello delle forme di coscienza? E con quali mezzi?
– La storia comunista è assolutamente degna di rispetto e, dunque, va preservata nel migliore dei modi. È senz’altro possibile oggi attualizzare e rivitalizzare quella lezione, anche a fronte delle trasformazioni della nostra società. Le opinioni sono diverse: c’è, per esempio, chi, provenendo dal PCI, considera prioritaria e addirittura di portata strategica l’alleanza con il Movimento 5 stelle. Mi riferisco innanzitutto al segretario del PD, Nicola Zingaretti, al quale però mi permetto di osservare che il M5s è molto distante sia dalla tradizione che dai valori comunisti e socialisti. Ma c’è anche chi, sempre provenendo dal PCI, la pensa diversamente. Ad esempio, il compagno Mario Ceccarelli, il quale, dopo aver rappresentato degnamente per ben trent’anni la tradizione comunista nel Consiglio comunale di Frosinone, ha ritenuto opportuno prendere la tessera del PSI, cioè del partito che dal 1892 è la casa madre della sinistra italiana. Del resto nel PSI le porte sono sempre aperte a tutti coloro che si riconoscono in quei valori fondamentali della sinistra inerenti alla giustizia sociale e alternativi alle destre, che hanno caratterizzato la storia dei socialisti e dei comunisti nel nostro Paese. Mario Ceccarelli ha ragione anche perché, a distanza di 100 anni, appaiono ormai superate le motivazioni che hanno determinato nel PSI la scissione di Livorno e, quindi, la storia dei comunisti e dei socialisti può e deve continuare insieme proprio nel PSI, con lo scopo di seguitare a difendere al meglio soprattutto le istanze sociali dei più deboli, cercando di superare le difficoltà e le sfide di un mondo in continuo cambiamento e fronteggiando adeguatamente le insidie della globalizzazione.
Serena Galella scrive anche per CiesseMagazie per il quale cura la rubrica dell’arte
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