Cassino Ospedale Santa Scolastica 290 min

SANITA’. TEMPI BUI

Fare qualcosa in ricordo di Alberto e di come si sarebbe indignato

di Mario Costa
Cassino Ospedale Santa Scolastica 290 minA distanza di otto giorni dalla incredibile sua morte,solo oggi si è potuto tenere il funerale. Una lentezza nel disbrigo di una pratica dal complicato intreccio burocratico-giudiziario-sanitario, difficile da accettare. Alberto avrebbe sollevato, da par suo, la propria indignazione.

Conoscendolo bene, così come abbiamo avuto modo di conoscerlo, la sua indignazione, però, sarebbe ancora maggiore se nessuno dei suoi amici non levasse forte la voce per far sapere che non è accettabile che nell’ospedale di un paese civile si tolleri che le cose vadano in un certo modo. Né accettabile che nessuno dei suoi amici faccia qualcosa perché in futuro non capiti ad altri ciò che è capitato a lui. E’ un qualcosa che gli si deve, anche perché gli sia resa un po’ di giustizia.

La morte di Alberto non stava nel conto. Nessuno ce l’aveva messa, né poteva mettercela. Era andato in ospedale per un intervento programmato, di quelli a bassissimo rischio, era stato detto: un paio di giorni di degenza e poi il ritorno a casa.

Purtroppo è andata diversamente. Alberto ha cominciato a star male da subito. “Papà è stato malissimo”, ci aveva detto il giorno dopo l’intervento Azzurra, una delle sue figliole, in Comune, dove è impegnata in un progetto del “Servizio civile”.

Un caso, un altro, di malasanità? Non sappiamo, ma il sospetto è forte. Per ora sono partiti 17 avvisi di garanzia. Quando sarà pronta la relazione del medico che ieri ha fatto l’autopsia, sapremo. Ciò che, ora, sappiamo già di certo però è che il trattamento post operatorio riservato ad Alberto è di quelli che non si augurano neppure al peggior nemico. Una insensibilità verso l’altrui sofferenza da parte di chi è chiamato ad assolvere il compito nobile, qual è l’assistenza ai pazienti, che dovrebbe far vergognare. Quando invece pare ci si preoccupi solo per ciò di penalmente rilevabile che potrebbe ravvisare il magistrato inquirente nella propria condotta di operatore sanitario.

E’ stato lasciato solo a soffrire in un letto del Santa Scolastica senza che si sia tentato alcunché di serio, di umano, di professionalmente rilevante per impedire che la situazione precipitasse, come è precipitata. Solo, “come una cosa posata in un angolo e dimenticata”, volendo usare le parole del poeta. Solo, lontano da Cristina e da Azzurra, le amate figlie, che erano tutta la sua vita, dopo la morte prematura, alcuni anni fa, della moglie Rita.

Rimane il cruccio per come sono andate le cose; il rimpianto per ciò che poteva, doveva forse essere fatto, e non è stato; la tristezza per la perdita di un amico caro che non sarà più tra noi. E rimangono i ricordi. Quelli lontani: i bei ricordi della scuola,
quelli dell’età più bella. Ci consegnano, nitida, l’immagine di un compagno compassato, pacioccone, affettuoso. E quelli più recentidella nostra età “matura”. Da alcuni anni in qua con amici comuni la frequentazione con Alberto è stata assidua.
Caratterizzata dapressoché regolari, canonici appuntamenti culinari nei fine settimana e in immancabili altre occasioni che sapevamo cogliere. Appuntamenti che negli ultimi tempi dapprima si è stati costretti ad allentare e poi interrompere, purtroppo,
per via dell’imperioso avanzare del Covid. Ma con l’impegno a riprenderli non appena le cose si fossero rimesse per il meglio. Erano già state prefigurate alcune prelibatezze da gustare insieme e rifarci.Purtroppo non ci saranno più, e niente, senza Alberto, sarà più come prima.

Conversatore brillante, amava stare con gli amici, a tavola gli piaceva tirare sino a tardi la sera. Nei giorni festivi, invece no, solo in rare occasioni: doveva stare con le figlie cui piaceva preparare, ci diceva, pranzetti ricercati. Era infatti un cultore del buon cibo, si dilettava a discettare su ricette di cucina delle cui varianti discuteva con indubbia competenza con chi della compagnia era in grado di reggere il confronto.
Noi, di buon appetito, ma poco esperti in materia, in quei momenti lo seguivamo silenziosi, quasi timorosi,limitandoci a sorseggiare il contenuto di qualche buona bottiglia.
Ci sapeva intrattenere in allegria anche con qualche barzelletta, che calava al momento giusto, o con il racconto di piacevoli episodi. Quando però l’attenzione si spostava sulla politica, le discussioni con lui spesso si facevano accese. Talvolta lo diventavano anche quando si trattava di concordare il ristorante dove passare la serata. Qui si scontrava la puntigliosità sua con quella di qualcuno di noi. Alla fine, dal compromesso scaturiva la soluzione: si cedeva a turno alla volontà dell’altro. Ora il problema non ce l’avremo più, e sarà, questo,davvero un bel problema!

Ma con Alberto non si poteva non andare d’accordo, né non volergli bene. Era di una affettuosità unica. Che ti manifestava in modo semplice ed elegante. Sì, era una persona elegante nel modo di essere e di rapportarsi. Amava – riamato – gli amici, con alcuni dei quali ha mantenuto un solido legame affettuoso dai banchi della scuola sino alla fine del suo giorno.
Con Alberto se ne va un altro pezzo di quella generazione cassinate nata subito dopo la guerra e cresciuta negli anni difficili ma pieni di speranze della ricostruzione. Una generazione che faceva dell’amicizia la ricchezza primaria di noi giovani allora. Un patrimonio che abbiamo saputo custodire e che additiamo ai nostri giovani.

Nel momento amaro del distacco, come già detto, si affacciano tanti ricordi. In un attimo si ripercorre una vita e si rivive la malinconica dolcezza di quell’affetto grande che ci ha accompagnato. A lui idealmente ci rivolgiamo per dirgli: “Che questo affetto grande ti conforti, Alberto, come il sapere che sempre rimarrai vivo nel ricordo di tanti che ti hanno voluto bene. Mancherai tanto a Cristina e ad Azzurra, ai tuoi cari. Ma mancherai tanto anche a noi. Forte sarà il rimpianto per un amico che non c’è più.E da ultimo: grazie per il bel ricordo che ci lasci. Sappi che rimarrai nei nostri cuori, perché volerti bene è stato facile”.

 

 

 

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