PD. PARTITI E LA LORO CRISI
PD: Le dimissioni di Zingaretti logica e inevitabile conclusione di una gestione impossibile
di Ermisio Mazzocchi
I segnali erano evidenti e vistosi. Le dimissioni di Zingaretti sono la logica e inevitabile conclusione di una gestione impossibile del PD, dilaniato dalle pratiche correntizie e privo di una sua definita identità politica.
Si è concluso il percorso di quella che sarebbe dovuta essere la funzione innovativa del Partito Democratico nella sua formula culturale – politica, rappresentata nel suo programma di fondazione.
Un percorso turbolento e conflittuale, ma con momenti, soprattutto nei primi anni di vita, positivi e vivaci.
Nel tempo sono emerse le contraddizioni in merito alla sua identità, alla sua collocazione, alla sua progettualità, alla struttura organizzativa. Incertezze che hanno accentuato, via via sempre più, un accartocciamento su se stesso, esasperato da rivalità interne, che hanno svuotato i valori fondanti del PD.
Il corso degli avvenimenti ha annullato le aspettative di un nuovo partito.
Il PD non è stato in grado di cogliere la conflittualità che era in atto, e lo è ancora oggi, tra un capitale finanziario spietato e incontrollato e parti della società italiana in cui crescevano le disuguaglianze, il precariato, la caduta del valore del lavoro, la povertà.
Il Covid-19 ha messo a nudo questo deficit politico del PD.
La spinta iniziale del PD, protesa verso quelli che sarebbero dovuti essere gli obiettivi di una forza progressista e dai forti contenuti innovativi, quale erede delle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano, si è esaurita.
Rimanere ripiegati su se stessi, dentro un recinto angusto, spesso scena di litigiosità e contrapposizioni inconciliabili, porta a perdere la percezione della realtà e a perseguire esclusivamente interessi di parte e delle diverse componenti.
Ed è questa la cornice in cui si collocano le ragioni del gesto di Zingaretti.
Senza una visione di lungo periodo con una proposta adeguata e aggiornata non sarà possibile al PD essere un referente capace di rispondere alle nuove esigenze della società post-Covid19. Il tema della disuguaglianza rimarrà la questione prioritaria.
La sinistra si è adagiata sulla convinzione che il sistema democratico liberale sia il migliore possibile, non rendendosi conto che esso ha allargato le disuguaglianze, aumentate le povertà e le differenze sociali.
La pandemia provocherà una svolta per il fatto che si accentuerà la violenza dei sistemi finanziari globali e di un capitalismo sempre più vorace, volto a trarre il maggiore profitto da un indebolimento delle strutture democratiche e dalla insufficiente e inefficace risposta delle forze di sinistra e progressiste.
Quello che non sarà più come prima è la dimensione del processo di ristrutturazione del sistema, il quale manterrà saldi i riferimenti del capitalismo liberale.
Sarà possibile eliminare le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze se si darà vita a una sinistra motore di ampi schieramenti di forze progressiste e democratiche con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo.
Il Covid-19 ha solo spalancato una porta sulle vistose criticità dell’Italia e sulle miserie del mondo, prodotte da un modello di sviluppo falsamente ritenuto capace di sollevare le sorti dei popoli.
In questa immensità di ingiustizie, prevalgono l’assenza di tutele e di stabilità lavorativa e la cancellazione dei diritti sulle quali si fonda il neoliberismo con lo smantellamento dello Stato sociale.
La logica del mercato senza frontiere ha rimesso in discussione, se non abolito, le regole, o meglio, gli strumenti che regolano i rapporti tra libertà, democrazia, sovranità politica e identità nazionale.
Un cambio di prospettiva che ha prodotto una crisi della sinistra, la quale fatica a darsi un nuovo pensiero in grado di leggere le mutazioni socio – economiche e incapace di affrontare il dilemma di come riqualificare i contenuti della sua cultura proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti.
Il PD sarebbe dovuto essere l’erede di quelle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano.
Avrebbe dovuto adeguare gli strumenti utili a rigettare e a fronteggiare le spinte liberiste e le maglie soffocanti della globalizzazione.
Conclusa la fase dell’emergenza Covid-19, ci si troverà davanti la ricostruzione di un Paese in cui si ripresenteranno nella loro più cruda realtà i rapporti di forza tra le forze progressiste e di sinistra e quelle oscurantiste e nazionaliste.
La sinistra dovrà essere capace, pena la sua emarginazione, di essere referente di quel mondo che si trova dalla parte dei più deboli e meno protetta dalle violazioni dei diritti.
Dovrà definire una piattaforma politico-programmatica capace di essere complementare a una funzione di governo e rappresentativa dei valori insostituibili della dignità dell’uomo, del lavoro e della democrazia.
Non possiamo rimanere nell’indeterminatezza di un PD senza sostanza.
Si tratta di capire se ci sono le condizioni per una sua rinascita al fine di costruire una nuova idea di società e avviare un processo costituente di rifondazione della sinistra.
Tutto questo potrà essere possibile se si arriva, una volta per tutte, a ritenere il PD un partito di sinistra e della sinistra europea.
Una nuova forza ambiziosa e coraggiosa capace di ricomporre il campo del socialismo, del cattolicesimo democratico, dell’ambientalismo, dei nuovi diritti e delle nuove libertà.
Deve essere rigenerato un intero partito per sapere cosa è, cosa deve fare, cosa rappresenta. La rigenerazione del PD porterebbe, conclusa questa fase della sua storia, a rivisitare la sua funzione e la sua stessa organizzazione. A fare dei suoi contenuti come la giustizia, l’uguaglianza, i diritti una bussola di orientamento per contrastare le storture sociali, le nuove forme di sfruttamento e l’impoverimento dei livelli di vita.
Il congresso, quando sarà, dovrà rispondere in modo definitivo a queste esigenze rimodulando tutto il progetto politico e rivitalizzando le diverse culture della tradizione democratica italiana.
L’assemblea del 14 marzo è probabile che elegga un nuovo segretario che dovrà avere la capacità di essere l’artefice di questo processo di rinnovamento del Partito Democratico.
Una rinascita vitale per l’esistenza di una forza di sinistra indispensabile al paese e alla democrazia.
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10 marzo 2021