Giancarlo Riccardi. Ricordi
…Oltre quell’orizzonte scorgo mio Nonno
di Francesco Spilabotte
Oltre quell’orizzonte scorsi una figura non ben definita, quasi evanescente ed a piccoli passi cercai di avvicinarmi sempre più ad essa e così la sua immagine si fece sempre più nitida ed i particolari a poco a poco si andavano definendo.
Apprestandomi a raggiungere con una barca la linea di demarcazione tra cielo e terra, laddove oltre quell’orizzonte, vidi quella figura così enigmatica e quasi surreale, ad un tratto, la volta celeste si maculò di un rosso profondo ed intenso: giunse il tramonto. Poco dopo appresi che la figura che con tanto interesse e curiosità da molto lontano vedevo, si trattava in realtà di un uomo vestito con un completo bianco, una sciarpa ed un cappello rossi, intento ad osservare oltre l’orizzonte con lo sguardo perso nell’immenso, quasi come se fosse pronto a spiccare finalmente il volo da lui tanto desiderato ed auspicato.
Alla fine, riconobbi in lui mio Nonno, lo chiamai a gran voce ed egli si voltò verso di me; i nostri sguardi s’incontrarono, senza proferire parola si avvicinò e prima di andarsene mi abbracciò. Improvvisamente tutto si fermò; la dimensione spazio-temporale si alterò ed il nostro abbraccio rimase impresso come in un fermoimmagine, come in un dipinto impressionista, in un tempo ormai passato, ma eterno. Il gesto di affetto, di calore ed amore immensi, si tradussero nell’ultimo saluto terreno, prima che Nonno potesse prendere la rincorsa e riuscire a rompere quella barriera, quella gabbia che lo teneva intrappolato e non gli dava la possibilità di spiccare il volo.
Adesso, oltre quell’orizzonte, scorgo un uccello variopinto, dai mille colori, messaggero di amore e di speranza, plasmatore di arte e poesia. Oltre quell’orizzonte scorgo mio Nonno.