Ceccano. Proteste per il mercato settimanale
Il luogo del mercato si deve svolgere dove lo vogliono cittadini e operatori
di Valentino Bettinelli
Gli esponenti del comitato di cittadini di Ceccano, che hanno presentato la petizione relativa allo spostamento del mercato settimanale, hanno svolto, come già annunciato, un volantinaggio nella mattinata di mercoledì 23 dicembre. Filtra soddisfazione per l’accoglimento della proposta da parte di ambulanti e cittadini, che preferirebbero un raggruppamento dei banchi nei più comodi Piazzale Bachelet e Piazzale Peppino Impastato.
Incontro anche con il rappresentante provinciale degli ambulanti, che condivide la visione dei firmatari della petizione. Una nuova sistemazione che darebbe maggior forza a tutti gli esercenti, garantendo una maggiore accessibilità ai cittadini.
Tra le persone, soprattutto tra i più anziani, le difficoltà dovute al lungo tragitto da compiere, per lo più in salita, per arrivare ai banchi alimentari sistemati in Piazza XXV Luglio, Largo Tomassini e Via Magenta. I firmatari della petizione chiedono di raggruppare l’area del mercato settimanale, come già fatto per quello del sabato, che si svolge nel piazzale della stazione ferroviaria.
Il volantinaggio, come detto in apertura, ha dato buoni risultati per il comitato presentatore dell’istanza. Cittadini che, però, attendono ancora le decisioni in merito della giunta Caligiore.
Una nota a margine della mattinata da riservare a quanto notato nei pressi di Piazzale Peppino Impastato, dove era in corso la distribuzione dei buoni spesa per le famiglie a basso reddito previsti dal governo. Un’occasione sicuramente poco gradevole, nella quale gli aventi diritto sono stati costretti a fare la fila per la percezione dei buoni nel bel mezzo del mercato. Una decisione che tiene poco conto del rispetto della privacy, doverosa in tali situazioni.
Una breve annotazione nel quadro del racconto della giornata di volantinaggio per il mercato settimanale di Ceccano, che però è doverosa in un periodo come quello che stiamo vivendo, dove anche il diritto alla sussistenza non può essere esposto alla mancanza di tatto a causa di un’organizzazione che doveva tener conto della giusta riservatezza di ogni cittadino.
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