Lavoro e Lavoratori
Il lavoro partecipato nella economia sociale europea
di Donato Galeone*
Il Presidente del Consiglio dei Ministri e il nostro Governo – come preannunciato – ci hanno dettato, il 3 dicembre 2020, la sesta disposizione sugli spostamenti per Natale e Capodanno prossimi indicandoci il “come” muoverci dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021. La mancata osservanza delle disposizioni già previste dall’articolo 4 del decreto legge n. 19/2020 viene sanzionata da 400 a 3.000 euro, mediante un esteso controllo sul territorio nazionale.
Abbiamo conosciuto nei mesi scorsi le disposizioni governative sulla “cura Italia”; sulla “liquidità”; su il “rilancio”; il quarto decreto di “agosto” e quello sui “ristori” che hanno avuto effetti sia sulle popolazioni (per il 70%) del centro nord che (per il 30%) nel sud. Tutti interventi urgenti e necessari verso la previsione (stime Svimez novembre 2020) della ripresa del PIL (prodotto interno lordo) che dovrebbe raggiungere nel centro nord il 4,5% nel 2021 e il 5,3% nel 2022 mentre nel sud raggiungerebbe l’1,2% nel 2021 e l’1,4% nel 2022. La previsione ridotta al sud è dovuta a ragioni non di natura congiunturali ma strutturali lasciati, persistenti, dalla crisi 2008-2014.
In questo sintetico scenario emergenziale – orribile nell’anno 2020 – tra disposizioni e interventi e con incerte stime previsionali di ripresa delle attività produttive – appare ragionevole domandarci subito su “come iniziare a ripensare” il fronteggiare, oltre i ristori e i sostegni di sopravvivenza delle persone, il prossimo nuovo scenario e, cioè, quello alla scadenza delle proroghe degli ammortizzatori sociale per Covid e lo sblocco dei licenziamenti, tra circa tre mesi e dopo il 31 marzo 2021.
Il Sindacato e la CISL – a 70 anni della sua costituzione – con la CGIL e la UIL non potranno non “ripensare il lavoro che cambia da contrattare e partecipare” proponendo una “progettazione aggiornata o piano complessivo” da promuovere nel contesto di una nuova e diversificata economia che possa riassumere nei territori tanto una diffusa efficacia sociale quanto un rafforzamento sia della rappresentanza coesa e unita nell’azione sindacale partecipativa da condividere nei luoghi di lavoro considerando, peraltro, le nuove modalità di organizzazione aziendale sul “come produrre e cosa produrre in beni e servizi”nel ventunesimo secolo e, ancor più, per rispondere e rilevare – con la crisi sanitaria – che la mancanza di lavoro emargina le persone e conduce, pur gradualmente, verso l’esclusione e alla cancellazione di ogni forma di partecipazione fino a renderle “socialmente invisibili”.
Papa Francesco direbbe e ripeterebbe che “quella umanità invisibile è lo scarto nell’ambito di una economia di mercato e non di una economia sociale”. Evitiamo, coscienti e contestualmente, una diffusione pandemica sociale superando – sperando a breve – la pandemia sanitaria.
Dovremmo impegnarci, subito, a pensare che è possibile “ricostruire una economia sociale globale” rafforzando le nostre comunità territoriali locali, costruendo dialoghi non monologhi politici e sindacali; alimentando la partecipazione e l’agire democratico sia nella condivisione che nella informazione continua, considerando che già da oggi “dobbiamo fronteggiare una grande epoca di cambiamenti e rinnovamenti”. Saremo tutti obbligati tra le incertezze a rinnovarci e cambiare – ci piaccia o no – per le conseguenze economiche sociali che ci attendono tanto nella dimensione europea quanto nazionale, regionale e locale.
Dal 2021, straordinariamente, saremo favoriti per il prossimo decennio da un intervento solidale della Unione Europea per rispondere alle conseguenze socioeconomiche e sanitarie del Covid-19 mediante un mirato“sostegno alla occupazione” – con il SURE – che come sappiamo è un fondo europeo di natura temporaneo per contrastare la disoccupazione e sostenere i costi della cassa integrazione a sostegno dei mancati redditi. Sostegno che resterà operativo fino al 31.12.2022 ma potrà essere esteso di sei mesi in sei mesi per un massimo di due volte anche per ricostruire politiche attive del lavoro. E’ un “prestito ad interesse agevolato pari a 27,4 miliardi di euro”.
Altro congiunto intervento massiccio di risorse europee è quello del “Fondo Totale di 750 miliardi di euro di cui 390 a fondo perduto e 360 nella forma di prestiti” con sconti Paese per Paese sulla base dei rispettivi PIL (prodotto interno lordo). I soldi saranno recuperati attraverso l’emissione di debito garantito dalla Unione Europea e li avremo a partire dal primo trimestre 2021.
Sappiamo da qualche mese che dal Fondo Totale dei 750 miliardi, definito Next Generation Eu ma più conosciuto come Recovery Fund, “sono stati assegnati all’Italia 209 miliardi di cui 82 a fondo perduto e 127 in forma di prestiti” ma con ritardo è stato inviata, datata 6 dicembre 2020, una “Bozza del PNRR” al Consiglio dei Ministri dal Presidente Giuseppe Conte per solo uso interno e riservata, ai destinatari Ministri, per esaminare e discutere in sede collegiale di Governo.
Con quella comunicazione riservata in “Bozza di Piano per CDM” assemblata in 125 pagine, resa pubblica il giorno dopo l’invio ai Ministri, il Presidente Conte ripete e sottolinea – nella premessa al suo “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” sottotitolato “Next Generation per l’Italia” – che “l’ Europa dopo la Cina e con l’Italia è stata la prima ad essere colpita, – oltre le due crisi finanziarie – dalla emergenza sanitaria, ancora in corso, che ha provocato nel mondo più di un milione di morti ed ha avuto pesanti conseguenze sulla occupazione, sul tessuto produttivo, sulla coesione economica e sociale di quasi tutti i Paesi. Il 2020 – sottolinea Conte – sarà ricordato come uno dei peggiori anni della storia recente per l’economia mondiale e per quella europea in particolare”.
Ecco che, coerentemente, dovrebbe riavviarsi anche la ripresa del confronto CGIL-CISL-UIL e parti sociali, propriamente, per “le conseguenze sulla occupazione e la produzione di beni e servizi mirati alla coesione economica e sociale”.
Conosciuta, quindi, pur con ritardo la “Bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” fatta propria dal Presidente del Consiglio e inviata ai Ministri, per definirla e approvarla in Parlamento – nei contenuti innovativi proposti dall’Italia per accedere ai fondi europei – appare urgente accelerare un conclusivo confronto con il Governo nazionale e regionale “sui temi del lavoro, della crescita economica e della riduzione delle disuguaglianze sociali e per una migliore e più equa destinazione delle risorse assegnate dall’Unione Europea con il Recovery Fund” (dal comunicato unitario CGIL,CISL,UIL del 22 luglio 2020).
*già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
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