Università Popolari

Ne fanno parte studenti universitari, professionisti, ricercatori, pensionati…

Nadeia De Gaspperis intervista il Prof Gabriele De Ritis

Logo UniveritàSora 390 min1. Da quale suggestione muove l’idea dell’Università popolare di Sora?

Dall’esperienza personale fatta come corsisti presso l’Università popolare di Veroli. Il suo Presidente, Mario Catania, ora Socio fondatore dell’Università popolare di Sora, nelle settimane prima della ‘chiusura’, ha insistito con me e con Ivano Capocciama, perché dessimo vita ad un’esperienza analoga nella nostra città.

Ci siamo chiesti come dovesse chiamarsi questa Università, perché in alcuni momenti ci è sembrato che dire soltanto Sora potesse dare l’impressione di un progetto solo cittadino. In realtà, i docenti che si avvi- cinano a noi vengono da sedi lontane e le attività didattiche saranno svolte anche da chi non potrà mai essere fisicamente presente, per la distanza geografica e per gli impegni di lavoro. Quando pensiamo a questa avventura di idee, abbiamo in mente tutto il territorio del Basso Lazio, ma i confini si definiranno solo dopo che saremo partiti.

In poche settimane, è stato stilato il nostro manifesto programmatico, la cornice ideale in cui si inscrivono i riferimenti culturali che ci animano: un’idea dell’Educazione, un’idea di come si debba comunicare, un’idea di società e di partecipazione, un’idea di cittadino, un’idea di come debbano esercitarsi i diritti di tutti, un’idea delle ragioni che debbono spingerci a lavorare per la coesione sociale.

2. Chi sono gli attori di questo progetto?

L’idea stessa di progetto rimanda ai cittadini che ne fanno parte. Se La nostra missione è la cornice in cui tutto si inserisce e prende vita, i soggetti attivi e promotori dell’idea di Università popolare saranno l’anima del progetto educativo. Abbiamo cercato e si sono avvicinati a noi studenti universitari, professionisti di ogni genere, ricercatori, pensionati attivi socialmente.

La varietà dell’offerta formativa – Corsi, Laboratori, Seminari, Gruppi di lavoro – renderà concreta la creazione di ambienti formativi in cui l’apprendimento di elementi culturali e abilità sociali favorirà lo sviluppo della persona, con l’esercizio della lettura, della scrittura, del dialogo, dell’espressione di sé.

3. Il termine “popolare”, in quale accezione?

Senza rinunciare alla destinazione un tempo privilegiata dei poveri, degli emarginati, dei cittadini soli, cheProf.GabrieleDeRitis 370 min contraddistingueva le prime Università popolari, a partire dalla sollecitazione offerta a noi dal Codice del terzo settore, che parla di attività generali per definire le Fina- lità per cui dovrebbe muoversi un Ente del Terzo settore, il riferimento alle persone al di sopra dei 18 anni, oltre la Scuola, è abbastanza

chiaro, se aggiungiamo i gruppi umani, le fasce d’età a cui guardare, per realizzare il riequilibrio culturale del territorio: il divario digitale, che segna la condizione umana di tanti che sono esclusi dall’accesso ai giacimenti della conoscenza e alle forme che l’innovazione tecnologica assume sempre più, è un esempio del compito che ci siamo dati. La formazione della persona lungo tutto l’arco della sua vita (longlife learning) deve proseguire in tutte le direzioni.

4. Quali sono i principi di una “comunicazione etica” sui quali si fonda la Scuola?

Ci definiamo agenzia di verità, in quanto riteniamo che alla base dell’Etica e della Politica, cioè di tutta la vita pubblica, ci debba essere una fondazione condivisa sui valori che danno senso alla vita umana. Il senso comune, l’ethos della comunità locale, i comportamenti pub- blici dovranno uscirne ridefiniti.

I beni comuni, gli interessi di tutti, la salvaguardia delle biodiversità, i diritti dei diversi, l’integrità fisica e spirituale dei bambini e degli anziani, delle donne e di tutti coloro i quali non riescono a fare da soli (empowerment) conserveranno identità e tratti riconoscibili solo se ci impegneremo nella quotidiana battaglia per la negoziazione dei significati da dare alle cose facendoci guidare dal rispetto per le ragioni degli altri, e soprattutto se ci fermeremo di fronte al dolore degli altri, rinunciando alla manipolazione della verità, al suo occultamento, alla strumentalizzazione politica dei cittadini che non leggono e che non comprendono il significato delle parole, quando ricorriamo ad ambiguità e menzogna.

5. Il manifesto programmatico dell’Università sembra coniugarsi con le intenzioni della cittadinanza attiva, è così? Come?

Il coraggio di parlare e di reclamare il rispetto dei propri diritti, attra- verso il rispetto delle leggi, come singoli e come gruppi umani, assieme alla capacità di fare da soli, richiede il sostegno di professionalità che si mettano inizialmente al servizio dei cittadini, per colmare ogni divario fra di loro e rendere possibile un esercizio della cittadinanza che sia pieno e riconosciuto dalle istituzioni politiche di ogni ordine e grado.

La cittadinanza si fa cittadinanza attiva quando si organizza per gruppi di interesse, coinvolgendo masse estese di persone che vivono in condizione di ‘cattività’, per i diritti conculcati, per i soprusi e il disprezzo delle leggi perpetrato da parte di chi persegue i propri fini con l’illegalità e il sopruso. I cittadini stranieri e i diversi, le donne che subiscono violenza e le persone svantaggiate culturalmente saranno interlocutori privilegiati.

6. Quanto è importante in questo momento storico educare all’esercizio consapevole dei propri diritti e doveri?

L’avvelenamento dei pozzi operato sistematicamente in tutte le società umane da parte di chi comprende il potere grande dei media e se ne serve a scopi privati, attraverso l’inquinamento del dibattito pubblico con le notizie false, rende più che mai attuale l’azione educativa, l’avvio di processi educativi estesi a tutte le fasce delle popolazioni, con il ricorso sistematico alla formazione culturale, con laboratori per la scrittura, seminari di studio, la lettura guidata di testi di ogni genere, corsi che orientino alla comprensione delle immagini e dei messaggi prodotti dalla società della conoscenza.

7. Lei ha usato la locuzione “manutenzione della parola” riferendosi alla parola. Si sente un artigiano della parola?

Avendo insegnato per trentacinque anni Italiano e Latino, comprendo quanto sia importante insegnare a tutti la lingua italiana, impedire l’analfabetismo di ritorno, educare alla lettura, educare alla comprensione dei testi (scritti) e dei discorsi (orali), magari facendo conoscere le tecniche di manipolazione della realtà.

La nostra battaglia culturale sarà rivolta contro l’indifferenza, il risentimento, l’uso distorto delle parole. Praticheremo la lealtà civile e un uso della parola che non farà dubitare mai nessuno della trasparenza assoluta dei nostri comportamenti e della nostra limpidezza morale.

L’espressione artigiano della parola mi piace, perché fa pensare ad un suo uso accorto, perché le parole possono confondere e ferire, accompagnandosi spesso all’uso della violenza fisica e morale. Ci batteremo accanto alle Associazioni che combattono la violenza contro le donne, guardando soprattutto all’educazione dei maschi che crescono, perché siano cittadini rispettosi dei diritti delle donne.

8. L’emergenza sanitaria ha portato solitudine, distanza, non solo fisica, tra le persone, ma anche la scoperta di nuove risorse. E’ stato difficile partorire un’idea così impegnativa in questo momento o più stimolante?

A dispetto di chi mira in tutti i modi a lasciare le cose come stanno, crediamo che la cultura – le Scienze, le Arti figurative, la Letteratura, il Cinema, il Teatro, la Fotografia – debba produrre idee, sempre nuove idee su come immaginare una società che rispetti la natura con le sue biodiversità, produca ricchezza e lavoro e non solo speculazione finanziaria, promuova lo sviluppo delle persone, perché possano realizzarsi liberamente.

Come Ente del Terzo settore, siamo un’Associazione di promozione sociale che crede e che praticherà la promozione culturale, attraverso la formazione integrale della persona: dobbiamo costituirci come sog- getti morali, perché non basta essere onesti cittadini e individui amanti della pace, mentre non si combatte la paura, non si creano le condizioni perché i giovani abbiano un futuro, un lavoro, una famiglia, una speranza di salvezza.

Non è stato difficile partorire un’idea impegnativa come un’Università popolare: siamo preoccupati, perché si sta facendo sempre più tardi. Il clima è impazzito. I ghiacciai si sciolgono. Le api muoiono. Le foreste pluviali arretrano di fronte all’avanzata dell’uomo, che distrugge deli- cati equilibri, per procurarsi un cibo e merci che potrebbe produrre altrove. La vita è minacciata. Non vi sempre che si stia facendo sempre più tardi per noi?

 

 

 

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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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