Opinioni, Analisi e Social
Gli emoticon non sono ancora riusciti a soppiantare il linguaggio
di Fausto Pellecchia
Siamo ormai da tempo abituati a ricevere, soprattutto dai più giovani teleutenti, messaggi inframmezzati da vari emoticon. Recentemente ho scoperto che è possibile istallare, mediante una semplice applicazione, ben 117 emoticons, cioè icone stilizzate che avrebbero la funzione di esprimere le nostre emozioni, di simbolizzare certe azioni o di illustrare oggetti. Una rapida scorsa alle immagini del campionario, segnala, tra le novità, le immagini dette “inclusive” come, ad esempio, uomini in abiti da cerimonia, o single tansgender, oppure figurine ninjas (che assomigliano da lontano a donne con velo integrale e con il fucile in spalla), o anche un idraulico munito di sturalavandini, un koala che sbadiglia, e persino tavole anatomiche sulle quali è adagiata una matrioska.
A cosa potrebbe servirmi questo variegato caleidoscopio di icone? Abitualmente ci si accontenta dell’immagine di una strizzata d’occhio o di un sorriso, solo per essere sicuri che il nostro corrispondente capisca che stiamo formulando una battuta scherzosa. Personalmente, cerco anche di non abusare dei cuoricini per non dar luogo a equivoci. Ma sembra generalmente rispettata la tendenza a non sostituire la parola con le immagini quando, ad esempio, si rivolge a qualche amico l’invito ad andare in pizzeria.
Talvolta si disprezzano gli emoticon per il loro aspetto ridondante o puramente descrittivo. Alcuni muovono loro il rimprovero di impoverire l’ambiguità fondamentale del linguaggio. Se davvero volessimo indossare l’abito del moralista guastafeste nei confronti di queste simpatiche vignette, potremmo affermare che la loro funzione più propria consiste nel portare a compimento la metamorfosi inesorabile del linguaggio in comunicazione. Una delle funzioni principali degli emoticon consiste infatti nel tentativo di cancellare ogni traccia di ambivalenza nei molteplici messaggi che quotidianamente ci scambiamo attraverso i social media. Ed in effetti, non c’è nulla di più spiacevole di un sms mal interpretato. Con l’aggiunta dell’emoticon di un sorriso o di una risata, otteniamo l’effetto voluto imprimendo al discorso un determinato registro tonale, che si preannuncia come “connivenza” o come“scherzo”. Ma il linguaggio è fatto essenzialmente di malintesi, di doppi sensi… ed è questo che ne rappresenta l’incomparabile ricchezza. In fondo, per dirla con Ferdinand Saussure, il fondatore della linguistica moderna, una parola non è soltanto un significato (che può essere trasposto, ad esempio, in una immagine tramite un emoticon) ma anche un significante (il suono o la forma della parola scritta, il suo supporto materiale e arbitrario). Nell’essenza del linguaggio è inscritto il transito dal significante, puramente convenzionale, al significato, mediato dall’articolazione dei significanti tra loro, con i loro rapporti polisemici, di prossimità o di opposizione, che rendono possibili i giochi di parola, i calembour, i lapsus volontari, ecc. Al contrario l’emoticon non è nient’altro che significato, ed in questo senso finisce con l’impoverire il linguaggio.
Per vagliare quanto siano determinanti queste limitazioni, si possono congegnare test semiologici, che verifichino la capacità di trascrivere, se non un testo, almeno una citazione filosofica, in emoticon. Si può, dunque mettere alla prova la resa semantica degli emoticon trasformandoli in elementi di un vero linguaggio: si tratterebbe di articolarli in significati più complessi, dando luogo a espressioni che li usano come mezzi espressivi a metà strada tra il rebus e l’ideogramma. Ecco qualche esempio.
| Iniziamo con la regola di S.Benedetto | |
| ed ecco la più classica delle citazioni da Hobbes | ![]() |
| E invece , per Cartesio, avremmo | |
| Infine, un ideogramma del Manifesto di Marx e Engels | ![]() |
Se le citazioni non dovessero risultare immediatamente evidenti, c’è da tirare un sospiro di sollievo: vuol dire che gli emoticon non sono ancora riusciti a soppiantare il linguaggio….
Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo – 6 righe
| Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it |
Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

