riapertura delle scuole e normative 380 min

Un’insegnante

A scuola ci si arrangia..ad arrangiarsi e trovare soluzioni sono gli insegnanti e i dirigenti

riapertura delle scuole e normative 380 min

Nadeia De Gasaperis intervista Serena Galella, insegnante di arte presso una scuola secondaria di primo grado della provincia di Latina, ci racconta le sue impressioni sulla organizzazione della emergenza sanitaria all’indomani della riapertura delle scuole. Il suo punto di vista è quello di una docente che si è appena trasferita nella provincia dove ha ricevuto l’incarico di docenza.

Quale è, secondo lei, la percezione esterna del “sistema scuola” in rapporto all’emergenza sanitaria?

Penso che tenendo conto delle cause di contagio, riscontrate soprattutto nelle mancate precauzioni adottate in famiglia e all’esterno, non si possa pensare, come accade diffusamente, di rintracciare “colpe” solo nella scuola. Fuori da scuola, sappiamo come i coetanei tendano a incontrarsi senza distanziamento e mascherine. Almeno fino alla loro obbligatorietà. Qui in provincia, le mascherine all’aperto erano obbligatorie già da prima dell’ultimo DPCM e ho sempre ritenuto che fosse scontato il loro uso in classi con più di venti persone.

La scuola presso la quale insegna quali misure ha adottato per garantire la sicurezza?

La scuola, anche la mia, ha dovuto adeguare gli spazi preesistenti per adeguarsi alle norme anti-covid, ma non dimentichiamo che le scuole sono spesso proprietà di enti locali o delle Province, dunque, proprio queste avrebbero dovuto predisporre spazi per creare nuove classi e garantire il distanziamento. Quello che è accaduto, invece, è che durante l’estate, le scuole si siano svuotate di ogni mobilia per creare nuovi spazi, percorsi, ingressi separati. Non si è avuto il tempo e la capacità di creare dei circuiti per il recupero dei materiali che potevano essere destinati anche ai cittadini bisognosi e/o interessati. Tutto il lavoro svolto in classe per dare valore al riciclo dei materiali e il riuso, per questioni ambientalistiche (tema che sembra importi solo ai giovanissimi che non hanno alcun ascolto) è sempre vanificato dall’esempio che non si riesce a dare, nel concreto. È stato inoltre necessario creare nuove corse per i trasporti dei pulmini. In un anno così complesso il Ministero avrebbe dovuto fare in modo di superare le ataviche difficoltà della scuola e predisporre tutto il personale necessario già nella prima settimana di settembre. I banchi, di cui si è tanto blaterato, erano l’ultimo dei problemi. Nella mia scuola, i ragazzi entrano tra le 8,20 e le 9,00. Questo, sebbene gli ingressi siano tre, non garantisce il regolare svolgimento delle lezioni alla prima ora.

Esiste un protocollo univoco di intervento?

Per garantire il tracciamento in caso contagio abbiamo un registro cartaceo in classe (che maneggiamo tutti dopo aver disinfettato le mani entrando in classe. Ogni classe è munita di dispenser). In totale abbiamo tre registri. Dobbiamo registrare ogni spostamento degli alunni, indicare orario di uscita e rientro in aula per andare ai servizi igienici. Questo, come può intuire, sottrae ancora altro tempo alla didattica.

Quali sono le paure dei docenti?

È naturale che, come accade diffusamente in tutto il mondo a tutti gli esseri umani, anche i prof siano preoccupati, impauriti, nonostante ciò non solo vengono a lavorare, si adoperano con tutte le precauzioni e di continuo ricordano ai ragazzi come comportarsi, ma sono costantemente esposti al rischio, anche per le diverse criticità riscontrate nell’applicare le linee guida e le continue circolari e indicazioni che si sono susseguite dall’estate fino ad oggi.

Quali sono queste criticità?

Per esempio, i docenti di sostegno sono quelli con più difficoltà, oltre quelli della scuola dell’infanzia, per ovvie ragioni. I ragazzi con disagi, non hanno l’obbligo di usare mascherine o hanno difficoltà e necessitano di presenza constante e ravvicinata nella maggioranza dei casi.
Come poteva essere affrontato a suo avviso l’anno scolastico in fase di emergenza? Cosa è mancato?
Quello che come in altre occasioni è mancato, a mio avviso, è stato il coordinamento tra istituzioni, Regione, enti locali, scuola e soprattutto una organizzazione del trasporto che garantisse la massima protezione dal rischio di contagio.
A scuola ci si arrangia come sempre, e ad arrangiarsi e trovare soluzioni sono gli insegnanti e i dirigenti, che lavorano senza sosta, in interminabili chat e in continue riunioni a distanza. Sono i prof che adeguano la lezione alla situazione reale, sia in classe che a casa. Già si pensa ad iniziare con la DAD (acronimo di “didattica a distanza”) per evitare di avere tutte le classi in presenza.
Sempre i docenti hanno rinunciato all’ora intera di lezione per andare incontro alle esigenze legate agli spostamenti. Recuperano il tempo mancante mettendosi a disposizione. Così alla fine di una settimana si arriva a tre ore di lezione perse! Questo recupero fa sì che si stia a scuola tutta la mattina anche quando non si è in orario. Praticamente dalla prima all’ultima ora quasi tutti i giorni.
I prof hanno una sala prof piccola per contenerli tutti e quindi quando devono fermarsi nell’ora di buco tra una lezione e l’altra o per restare a disposizione, non hanno neanche un posto dove lavorare, incontrarsi (che sarebbe fondamentale per un confronto) e sostare fisicamente.
Non hanno più armadietti personali o altri spazi dove mettere i propri materiali. Il cassetto della cassettiera della sala prof è nel corridoio e si può lasciare solo libri in uso costante. Io personalmente, che insegno arte e immagine vado a scuola carica come un mulo, borsa personale con il tablet per il registro elettronico, valigetta cose per disinfettare, visiera, mascherine nuove, a mie spese, e altro, valigetta per attrezzi personali per la pratica (pennelli, colori, squadre, forbici, colla, taglierini…)

 

 

 

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