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Luciano Canfora: “Tagliare gli eletti è la più stupida delle riforme”. “Meglio ridurre gli stipendi che il numero dei rappresentanti. Effetto devastante”

lucianocanfora 350 260di Liliana Milella – ROMA. “È la più stupida, volgare e demagogica delle riforme”. Detto del taglio dei parlamentari. E quindi, ovviamente, lo storico Luciano Canfora vota No.

L’ultimo sondaggio Demos di Ilvo Diamanti su Repubblica calcola che 8 cittadini italiani su 10 voteranno Sì al taglio. Non la fa riflettere questo dato?
“Potrei dire che me lo aspettavo, ma sarebbe banale. Anche se è tale il fascino demagogico della proposta infantile di tagliar via 350 parlamentari che lo si può ritenere irresistibile per un cittadino poco informato e poco incline ad approfondire la questione. È un risultato del tutto prevedibile, che si fonda per l’appunto, sul fascino della demagogia primordiale”.

E lei cosa direbbe a questi cittadini che votano sì? Possibile che abbiano tutti l’anello al naso?
“È sufficiente formulare un ragionamento molto elementare. Qual è lo scopo della riforma? Fare economia di quattrini? Con la motivazione che oltre 900 parlamentari sono costosi? Ma, allora, basta tagliare gli stipendi: che sono eccessivi e del tutto arbitrari; e non si sa bene neppure perché, e chi li ha stabiliti. Senza contare che hanno degli emuli in quella gigantesca corte dei miracoli, che sono le Regioni, con una marea di deputatini super pagati, ben 8mila euro al mese. Un buco nero delle nostre finanze”.

Ma anche la sua potrebbe essere contestata come un’argomentazione populista…
“Non ho mai fatto il parlamentare in vita mia, quindi non conosco quale spirito di corpo si scateni, e poi immagino che sullo stipendio la sensibilità soggettiva salga alle stelle. Ma è sotto gli occhi di tutti che siamo di fronte a un dato scandaloso, perché si tratta di una retribuzione per un lavoro serio sì, ma non diverso da altri di tipo intellettuale e pratico. La controproposta avrebbe dovuto essere messa in campo tempo fa, quando hanno cominciato a infliggere la melopea del taglio”.

Nel Pd però si calcola addirittura un 38% di contrari…
“Stiamo parlando dell’attuale alleato di governo di questi inconsapevoli e primitivi M5S? Di chi prima era contrario e ora è costretto a deglutire la riforma per tenere in piedi il governo? I dissensi ci sono e sono tanti, ma è inutile farneticare sui numeri. Invece bisogna fare un po’ di luce su quello che accadrà se vince il Sì. Andrebbe posto nella massima evidenza quello che piu d’uno ripete: cioè che l’effetto brutale di una riforma grossolana sarà devastante sul piano della rappresentanza”.

E per quale ragione? Saranno eletti meno deputati e senatori, tutto qui.
“Non è affatto così. Già il 27 luglio 2019 un bravissimo commentatore come Antonio Polito lanciò un allarme con il titolo “Il cambio del gioco” in cui anticipava un dato oggi di dominio comune: il nuovo sistema porta con sé un effetto maggioritario perché alza le soglie che si devono superare per conquistare seggi. Ridurre il numero degli eletti significa ingrandire i collegi elettorali. A quel punto è evidente che le formazioni politiche meno consistenti vengono sbattute fuori”.

Beh, non è lo stesso effetto che si crea con le percentuali di sbarramento, via i partiti piccoli?
“Mi limito alla seguente constatazione: per ora il cosiddetto M5S è un partito di media grandezza, ancora oggi è al 16%, però questo dato è la metà di quello di due anni prima. Un facile ragionamento porta a ipotizzare un partito sempre piu piccolo, estromesso o quasi. Basta riflettere sui dati elettorali del voto in Umbria o di altre elezioni che testimoniano un loro crollo verticale. Immagino il sorriso di Di Maio sempre più spento, pour cause. Quindi questa è pure una riforma autolesionistica”.

Se il taglio fosse stato accompagnato dalle conseguenti riforme lei l’avrebbe comunque giudicato negativamente?
“Ho ascoltato l’ottimo intervento di Molinari a ‘In onda’ che insisteva di fronte a Toninelli sull’avventatezza della riforma priva della necessaria cornice. Ma io sarei stato ugualmente contrarissimo perché non si attacca la Costituzione a colpi di demagogia. Quando il numero dei parlamentari è stato ampliato nel 1963 c’era una ragione precisa, l’aumento della popolazione e la necessità di non ingigantire a dismisura i collegi elettorali. Se il problema è il risparmio, lo facciamo sui portaborse, evitando la più stupida, volgare e demagogica delle riforme”.

Il Pd però ha posto la condizione di andare avanti subito sulla legge elettorale.
“Il Pd sa bene che l’accordo non ci sarà perché Renzi non lo vuole e senza di lui non si può governare. C’è solo una promessa generica di Di Maio, e quindi dovranno accontentarsi di una riposta finta”.

Però comunque almeno la mossa l’hanno fatta.
“Una mossa tardiva come sempre, che s’inserisce bene nel campionario delle azioni ritardate. Le faccio un paragone: la ricerca di spazi supplementari per la scuola non deve cominciare il primo settembre in vista del 14, ma molto tempo prima. Vox clamans… In Italia non c’è più la coscrizione militare obbligatoria, le caserme sono vuote, ci sono Regioni dove ce ne sono un’infinità, vogliamo utilizzarle oppure il demanio militare è intoccabile? A mo’ d’esempio ricordo il caso della Cattolica di Milano che ha una sede davanti a una caserma della polizia dismessa. Ha chiesto di potersene giovare in vista della didattica imminente, il ministro dell’Interno doveva dire di sì, ma all’ultimo momento la Regione Lombardia ha bloccato tutto sostenendo che ci metterà i migranti contagiati, con un unico effetto: spingere l’opinione corrente a odiare i migranti perché ci tolgono spazio”.

 

Da repubblica.it, 31 Agosto 2020

 

Di Liliana Milella

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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