
Il lavoro è uno degli elementi centrali delle funzioni comunali.
E’ luogo comune affermare che il problema del lavoro rientri solo marginalmente tra le competenze comunali.
Il lavoro è, invece, uno degli elementi centrali delle funzioni comunali.
Il lavoro è, oltre ogni retorica, l’elemento fondamentale per la realizzazione della persona umana, della sua identità, della sua dignità. I legislatori, non a caso, nel momento in cui hanno approvato la Costituzione repubblicana, hanno inserito il lavoro al primo punto e ne hanno ribadito garanzie e tutele in punti immodificabili della stessa.
E’ con il lavoro che si realizza e completa la personalità umana. Con il lavoro, la capacità individuale di pensare e costruire cose diverse, originali, migliorative, si valorizza la persona e si contribuisce al progresso della società tutta.
Chi dice che il lavoro è un punto marginale delle competenze comunali, distorce la realtà e porta a cercare nel proprio ente locale i varchi clientelari per affrontare il personale problema del lavoro, sia nella sua ricerca di esso, che per garantirsi la possibilità di conservarlo e di avere maggiori sicurezza e benessere.
Questo equivoco distorce anche le campagne elettorali per il rinnovo dei consigli comunali. Avviene allora che molto della campagna elettorale si snodi intorno alle ingannevoli promesse di “lavoro”. Una volta votato, resta nei più la disillusione di essere stati traditi nella fiducia (mal) riposta.
Molti candidati usano il “lavoro” per carpire un momentaneo utile elettorale. Per creare e perpetuare forme di soggezione di interi nuclei familiari e parentele. Il “lavoro” è un comune mezzo di reclutamento di “candidati gregari”, quelli che servono a raccogliere pochi voti fra le parentele, ma che contribuiscono a far eleggere consigliere, e possibilmente assessore, il vero “candidato capo”. Questo è un metodo, da anni sperimentato con liste civiche populiste, qualunquiste, dichiaratamente antipartitiche. Liste destinate a disgregarsi dopo le elezioni tra risse fra interessi personali e di gruppo contrapposti e, infine, a disgregare la forza del Comune, privo, fin dalla campagna elettorale, delle idee necessarie a definire l’indirizzo politico amministrativo dell’ente. Senza una chiara scelta politica che ne orienti le relative scelte di politica amministrativa locale, il lavoro resta solo una parola chiave per mantenere nel bisogno personale di protezione, persone e famiglie.
Non è vero che a “livello comunale” non si possa efficacemente intervenire sui problemi del lavoro e dell’occupazione più in generale.
Una efficace riorganizzazione dei servizi e delle funzioni, una gestione oculata del Comune, volta ad affrontare i problemi del territorio in modo efficace e senza sprechi; un modo che punti ad affrontare e risolvere i problemi e non a produrre convenzioni ed appaltini, sovente senza controlli di qualità e quantità.
Operando in insourcing si possono ottenere migliori risultati operativi, minori costi gestionali, controlli puntuali della qualità dei servizi e delle opere, ma soprattutto, si hanno più posti di lavoro garantiti, professionalmente validi. Si valorizzano e incentivano le capacità e le professionalità.
Un altro grande contributo che può venire dal Comune al “lavoro” è l’impegno politico e di vigilanza per il miglioramento delle condizioni di lavoro, di conseguenza di vita, per l’intero comprensorio.
Più lavoro, migliori condizioni di lavoro, libertà dal ricatto del “lavoro” sono cose possibili non nel lontano futuro, ma già da oggi.
Basta avere il CORAGGIO DI CAMBIARE.
Alle elezioni comunali di Ceccano il 20 e 21 settembre VOTATE CECCANO A SINISTRA
Oriano Vidmer Pizzuti

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