“per non dimenticarci più di quella brutta storia, come ogni tanto accade, e raccontarla a chi ancora non la conosce…”
Antonio Nalli – Il senatore della Repubblica Massimo Ruspandini, in maniera poco rispettosa del 40° anniversario della strage di Bologna, ma anche dei morti e delle persone ivi rimaste ferite nell’esplosione e di tutti i loro familiari, ha reso pubblico nei giorni scorsi un post recante la scritta “Nessuno di noi era a Bologna”, ripreso perfino dal giornalista Enrico Mentana.
La frase pubblicata dal senatore Ruspandini è un ritornello che circola da anni negli ambienti dell’estrema destra italiana, in modo particolare da quando un gruppo musicale denominato “Ultima Frontiera”, ne ha reso pubblica la canzone intitolata “sogneremo ancora”.
La band, già nota per le più disparate esibizioni musicali perfino in raduni neonazisti (frequentati anche da alcuni sostenitori del candidato sindaco Roberto Caligiore), veniva segnalata nel 2012 in questo articolo di Repubblica, leggibile al seguente link: https://roma.repubblica.it/cronaca/2012/05/11/news/raduno_naziskin_a_guidonia_tam-tam_razzista_sul_web-34924619/
Nel testo della canzone suddetta, si legge:
“E canteremo insieme ancora una volta
E sogneremo ancora giorni di rivolta!
Abbatteremo questo muro di menzogna
Perché nessuno di noi era a Bologna!”
Quali sarebbero i giorni di rivolta a cui si fa riferimento in questo testo e che lo stesso senatore Ruspandini probabilmente canticchia?
Sono forse gli stessi giorni in cui il braccio armato dei NAR e di altri gruppi estremisti, uccidevano agenti di polizia?
Nel corso dell’anno 2013, l’allora Dirigente della Digos di Frosinone, dott. Cristiano Bertolotti, su denuncia sporta dall’allora azienda Viscolube Srl, propose al Giudice del Tribunale di Frosinone di chiudere il mio blog dove avevo osato pubblicare il verbale della Conferenza dei Servizi del Gennaio 2012 e le successive autorizzazioni della Regione Lazio, concesse proprio all’azienda Viscolube Srl. Autorizzazioni che prevedevano perfino la lavorazione di sostanze cancerogne, ecotossiche e mutagene.
Desidero sapere se oggi, a distanza di anni, la Digos di Frosinone ha avviato d’ufficio lo stesso tipo di procedimento nei confronti del senatore Ruspandini per oscurare le sue pagine social, in quanto come cittadino italiano, trovo vergognoso che un rappresentante delle istituzioni possa rilasciare simili affermazioni, che tentano di dare una giustificazione al terrorismo eversivo ed a quanti hanno militato negli ambienti di estrema destra, macchiandosi dei più disparati reati.
Al Ruspandini, che cercava un poco di celebrità e che è riuscito a trovarla in questi giorni, infischiandosene per l’appunto di tutti i morti e feriti di Bologna, rispondo con le stesse parole che Carlo Lucarelli ha utilizzato nei giorni scorsi per ricordare questo 40 anniversario.
“Sono passati 40 anni da quel 2 agosto del 1980. 40 anni! Abbiamo saputo, abbiamo scoperto, abbiamo capito e imparato tante cose sulla strage, ma ce ne sono tante che ancora ci sfuggono e che la rendono non un mistero, perché i misteri non esistono, ma un segreto nascosto è custodito gelosamente nel cassetto di qualche ufficio, magari in triplice copia, oppure nella testa di qualcuno. Vogliamo scoprirlo quel segreto, ne abbiamo bisogno per fare i conti con gli orrori di un passato che è ancora presente e non vorremmo che diventasse futuro. Per non dimenticarci più quella brutta storia, come ogni tanto accade, e raccontarla a chi ancora non la conosce, perché la solidarietà nei confronti delle vittime non si esaurisca in compassione ma sia tramandata nel tempo, ognuno come può, facendo la propria parte.
Quando è morta Angela Fresu, la bambina nella sala d’aspetto, aveva 3 anni e c’è una sua fotografia di allora, con quel faccino così imbronciato gli occhi così grandi, in cui è identica a una delle mie figlie quando aveva 3 anni anche lei. Si chiama Angelica mia figlia. Noi ogni tanto lo chiamiamo Angelina e mi immagino che qualche volta abbiano chiamato così anche Angela… Angelina, Angelina Fresu. E’ soltanto un dettaglio, ma a me serve per ricordarmi che quella strage di 40 anni fa anche se non c’ero anche se l’ho saputo dopo ecco quella strada e anche la mia… la nostra e la strage di tutti!”
Così Antonio Nalli ha realizzato il suo promemoria pern non dimenticate la strage, che sente anche sua. «Quando è morta Angela Fresu, la bambina nella sala d’aspetto, aveva 3 anni e c’è una sua fotografia di allora, con quel faccino così imbronciato, gli occhi così grandi, in cui è identica a una delle mie figlie quando aveva 3 anni anche lei. Si chiama Angelica mia figlia. Noi ogni tanto lo chiamiamo Angelina e mi immagino che qualche volta abbiano chiamato così anche Angela… Angelina, Angelina Fresu. E’ soltanto un dettaglio, ma a me serve per ricordarmi che quella strage di 40 anni fa, anche se non c’ero, anche se l’ho saputo dopo, ecco quella strage è anche la mia… la nostra è la strage di tutti!”»
Questa era Angela Fresu. Come dimenticarla?

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