L’emigrazione transoceanica dei lavoratori del Circondario di Frosinone – Cap 1° Le cause dell’emigrazione
L’attuale provincia di Frosinone prima della sua costituzione avvenuta con i Decreti governativi del 6 dicembre 1926 e del 2 gennaio 1927, era divisa in due Circondari quello di Frosinone e quello di Sora. Frosinone divenne capoluogo del nuovo circondario all’indomani della liberazione di Roma, il 20 settembre 1870. Il circondario fece parte della provincia di Roma e sede della Sottoprefettura con Regio decreto del 15 settembre 1871. Il Circondario di Frosinone a sud era diviso da quello di Sora dal confine che fino al 1860 divideva lo Stato pontificio dal regno delle due Sicilie, costituito dal fiume Liri a monte di Sora fino a Ceprano – Falvaterra.
In questo trattato l’esame dell’emigrazione è circoscritto solo al Circondario di Frosinone.
L’elemento rurale é la forte componente del Circondario. Le causa che determinarono l’emigrazione furono la miseria ed i debiti, in cui i coloni si arano dovuti, più o meno tutti, ingolfare per la sempre diminuente rendita delle terre. I contadini raggiungono da soli più dal 70% degli emigrati. Nel circondario di Frosinone viene a verificarsi il fenomeno che fu comune a tutta l’Italia dell’età giolittiana. Precedentemente al 1900, circa tutti i Comuni del Circondario non hanno affatto una emigrazione oppure presentano una rilevante emigrazione permanente, che complessivamente é di 817 unità. Dal 1900 in poi l’emigrazione é sempre un crescendo di notevole dimensioni, così che nel nuovo secolo l’emigrazione assume la proporzione del vero esodo.
Proprio il periodo che può considerarsi come il migliore dell’economia del circondario, il quinquennio 1902-1901 coincide con un’enorme dispersione di forza lavorativa.
Tra il 1900 e il 1905 si passa da 400 unità a 10.000 unità emigratorie, in minor misura verso il Brasile e l’Argentina.
Lo sviluppo dell’emigrazione si indirizza verso paesi oltreoceano. Se l’emigrazione prima del 1890 é del tutto assente, tale fenomeno è da attribuirsi a quella che é stata la trasformazione della vita economica del mondo rurale.
Se la legge del 1901 è uno degli aspetti che contribuirono all’esodo di centinaia di migliaia di cittadini, resta da stabilire il preciso rapporto tra domanda e offerta, tra l’emigrante e il paese ospitante.
Le statistiche registrano cuspidi e avvallamenti di grande interesse per una conoscenza dell’emigrazione nel circondario di Frosinone. Le cuspidi sono nel 1905, nel 1906, nel 1907, nel 1910, con la quota più alta nel 1913; gli avvallamenti sì hanno nel 1904, nel 1908, nel 1911, in relazione alla guerra libica, e nei 1914 per lo scoppio della Prima guerra mondiale. Notevole è l’aumento di emigrati tra il 1900 e il 1905 cui dobbiamo aggiungere 8.122 unità nei 1906; seguito da una leggera flessione nel 1907 con 7.243 unità;improvviso calo nel 1908 con 3.990 unità; il 1909 con 8.703, dal 1910 al 1912 si ha una diminuzione rilevante dell’emigrazione, il 1910 con 5.580 e il 1911 con 3.953 unità, è il punto più basso di emigrazione. Il massimo si ottiene nel 1913 con 11.533 unità.
L’emigrazione comportò una serie di iniziative da parte del governo americano per incanalare organizzare queste masse lavoratrici. Provvedimenti che tuttavia non hanno la funzione di proteggere l’emigrante e di salvaguardare i suoi interessi, ma di porlo al servizio del mercato del lavoro secondo le richieste e le condizioni di esso.
Dobbiamo dire che l’emigrazione per paesi non europei muova, a fiotti sempre più grandi, dall’Italia meridionale e dalle confinanti regioni dell’Italia centrale, zone a maggiore esuberanza demografica rispetto alla scarsa evoluzione economico-industriale.
E’ necessario avere una visione più ampia che non sia solo che l’ emigrazione muove dal Mezzogiorno, ma vede la causa nel mancato sviluppo socio-economico nel Sud.
Il nascente capitalismo industriale italiano, sviluppatosi nel nord non assunse una funzione egemonica, che sarebbe stata storicamente benefica se l’industrialismo avesse avuto la capacità di ampliare con un certo ritmo i suoi quadri per incorporare sempre nuove zone economiche assimilate.
Il circondario di Frosinone, trovatosi fuori da questo processo, si trovò a essere soggetto all’emigrazione. Tale constatazione ci porta a una riflessione più profonda, rivolta a ritenere che l’emigrazione non era stata solo una conseguenza interna della contrastante società italiana, se non piuttosto il risultato di una condizione politica internazionale per esigenze del mercato. Non è un caso che dopo il 1900 si ebbe un’emigrazione in massa verso l’America. Gli USA avevano subito una trasformazione industriale alla fine del precedente secolo e solo di recente l’America ha assunto una struttura di un grande paese industriale.
Il nuovo ruolo di paese industriale portava 1’America a giocare una nuova funzione nel mondo dell’economia.
Da lungo tempo si era creato un mercato internazionale di cui l’America era centro propulsore, consentendo di ampliare le relazioni estere e coloniali. Notevole sono le influenza delle grandi associazioni monopolistiche che procedono sempre più verso accordi internazionali e verso la creazione di cartelli mondiali.
L’America rappresentava dopo il 1889 condizioni favorevoli allo sviluppo di una emigrazione verso questi territori.
Il Lazio nel suo insieme ha una minore percentuale di emigrati per l’Europa e si divide con cifre poco diverse, tra Francia, Svizzera, e Germania.
| Anni | 1896 | 1900 | 1914 |
| Emigrati totale | 2222 | 1489 | 9640 |
| Brasile | 1017 | 216 | 139 |
| Argentina | 278 | 77 | 223 |
| U.S.A | 259 | 305 | 7447 |
| Canada | – | – | 321 |
I dati rivelano che nel Lazio si ebbe una emigrazione per la Europa stazionaria intorno alle 4.000 unità, mentre per paesi transoceanici abbiamo un’emigrazione crescente, la quale si aggira sempre oltre le 10.000 unità.
Tale processo é spiegabile con lo sviluppo economico che si verificò nell’America del Sud, Argentina e Brasile. La presenza italiana é forte in ragione del fatto che i nostri emigranti, per quanto riguarda l’Argentina, furono da prima piccoli risparmiatori e commercianti in prevalenza liguri e agricoltori piemontesi e veneti. Quasi tutti per una emigrazione permanente.
L’allargamento dei poderi affittati richiedono mano d’opera stagionarle, per cui determinò una emigrazione italiana in buona parte meridionale con carattere temporaneo (negli anni 1900-1908). In realtà la questione aveva un suo fondamento economico in quanto le difficoltà che incontra la formazione di una immigrazione agricola permanente in Argentina, consistono nella rarefazione dei terreni disponibili, nel loro alto prezzo di acquisto e di affitto.
Il risultato non poteva essere che la ricerca di una condizione migliore, che in realtà era solo apparente. Nel 1913 emigrano, il riferimento è rivolto complessivamente al Lazio, per l’America del nord 22.684 unità, mentre per l’America del sud solo 720 unità.
Basta dare uno sguardo complessivo per vedere come l’emigrazione del Lazio verso gli Stati Uniti vada sempre più crescendo passando da 4 emigrati nel 1876 a 23.549 nel 1913. Per l’Argentina passiamo da un emigrato nel 1876 a una media di 400 unità. Interessante vedere il 1907 con 1077 unità, punta massima verso l’Argentina proprio in coincidenza, come vedremo, con la crisi americana del 1907, fino ad arrivare nel 1913 con 525 unità. Il Brasile presenta punte massime verso la fine del secolo, ma dal 1903 ha un forte calo, tanto che nel 1913 abbiamo 183 unità. Anche per il Brasile vale la considerazione fatta per l’Argentina. Infatti nel 1907 abbiamo 726 unità, che è la punta più alta dal 1903 in poi. L’emigrazione del Lazio in seguito al 1876 ha un notevole sviluppo.
