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Quando anche i partiti si travestono da liste civiche

listeciviche 390 minL’approssimarsi della tornata elettorale amministrativa, con tutti gli smarrimenti e i dubbi da cui sono assaliti gli elettori di questi tempi, ci ha suscitato il ricordo di un aneddoto, per altro avulso, in cui Socrate, alla domanda di un giovane che gli chiedeva se sposare o no la sua amata, gli rispondeva: “Guarda, fa’ come vuoi, tanto in ogni caso te ne pentirai”. Questa risposta ci è parsa molto consona alle contorte manovre preelettorali dei raggruppamenti politici ciociari, in particolare del centro sinistra per quanto ci riguarda, in vista delle elezioni nei comuni di Belmonte Castello, Ceccano, Guarcino, Cervaro, Fontana Liri, Pontecorvo, Ripi e Trevi nel Lazio.

Quelle contorsioni indecorose, un fenomeno funesto che non accenna ad esaurirsi, consistono nel ricorso dilagante alle cosiddette liste civiche, a cui corrisponde il persistente e ulteriore arretramento dei partiti. La disinvoltura che le caratterizzano è il sintomo di una patologia, minacciosa come la peste nera e già prossima alla cronicizzazione, che non lascia sperare niente di buono.

Ma dal punto di vista dei cittadini, constatiamo che essi hanno ottime ragioni per nutrire una vera e propria idiosincrasia nei confronti dei partiti, e per sentirsi costretti ad optare, perciò, per una politica fai-da-te, avendo fatto, quei partiti, tutto il possibile per rendersi repellenti. E va notato, inoltre, che quella idiosincrasia che riguarda i partiti, non coinvolge anche la politica, come invece si vorrebbe far credere additando quei cittadini come portatori di antipolitica.

Al contrario, la creazione di liste civiche ad opera dei cittadini testimonia una certa loro consapevolezza dell’importanza della politica, tanto da sentirsi chiamati ad assumerne la responsabilità in prima persona. Tuttavia, a tale consapevolezza non ne corrisponde un’altra, che sarebbe invece necessaria, riguardo l’incapacità strutturale delle liste civiche a rimpiazzare adeguatamente il ruolo dei partiti. È destino delle liste civiche, infatti, sfaldarsi non appena sia esaurita la loro funzione elettorale, non riuscendo a mantenere, mai o quasi mai, il necessario coagulo dei partecipanti, ossia la necessaria memoria storica, anche nella fase successiva, e ben più pregnante, della gestione concreta della cosa pubblica. Gli esempi, a destra e a sinistra, non mancano…

Invece, dal punto di vista dei partiti, le constatazioni che si possono fare sono assai più amare, poiché nella scelta di proporsi elettoralmente come liste civiche, occultando nomi e simboli, è sempre possibile rintracciarvi delle preoccupanti opacità, quando non del dolo. I partiti che vi ricorrono non sono alla ricerca di “civismo”; se lo volessero, lo svilupperebbero in sé stessi, invece di tenerlo accuratamente e deliberatamente fuori. I partiti che ricorrono alle liste civiche, piuttosto, danno l’idea di qualcuno che si vergogni di sé (verrebbe da dire, giustamente), tanto da doversi mascherare; per nascondere il viso alla vista, per occultare tutte le deformità che lo sfigurano. E, trattandosi di partiti, ossia di soggetti collettivi deputati alla gestione della cosa pubblica, quelle deformità non comportano trascurabili obbrobri estetici, bensì danni incalcolabili alla politica, alle istituzioni e agli interessi materiali e immateriali dei cittadini, a cui sarebbero chiamati invece a dare rappresentanza. La scelta deliberata dei partiti di trasformarsi in liste civiche, perciò, è una scelta molto grave, soprattutto se si considera la sua natura dolosa.

I partiti sono, dovrebbero essere, un bene comune, non proprietà privata di qualcuno; i partiti sono, dovrebbero essere, “fruibili” dai cittadini, non “contendibili” dagli aspiranti leader, né accaparrabili dagli ambiziosi di ogni risma; i partiti sono, dovrebbero essere, un diritto dei cittadini costituzionalmente garantito, non il luogo di affari, carriere e camarille.

Essi sono lo strumento, unico e insostituibile, fornito dalla Costituzione ai cittadini “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica” locale e nazionale. E allora è evidente che senza di essi, malamente sostituiti dalle cosiddette liste civiche, i cittadini sono automaticamente, inesorabilmente, deliberatamente esclusi dalle scelte riguardanti i loro stessi interessi. La partecipazione popolare alla politica attraverso i partiti, come l’abbiamo conosciuta noi e i nostri padri, non è un pio desiderio per anime belle, ma l’assoluta necessità per una politica che voglia avere caratteri popolari; non populisti né popolani.

Così, al povero cittadino elettore, minacciato da questo virus politico e indeciso se “sposare” o no una tale lista civica, opportunamente verrebbe da dire: “Fa’ come vuoi, tanto in ogni caso te ne pentirai”.

Frosinone 4 luglio 2020

Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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