ETR 600 350 260

“una data storica per il nostro territorio”, sinceramente ci sembra un po’esagerato

ETR 600 350 260di Mario Costa – Il Frecciarossa 9539 proveniente da Milano e diretto a Napoli centrale, nel pomeriggio di domenica prossima, 14 giugno, all’arrivo nella nostra provincia non continuerà a sfrecciare, ma per la prima volta fermerà la sua corsa a Frosinone alle 16.30, a Cassino esattamente un’ora dopo. Con due identiche cerimonie della stessa durata (mezz’ora) e con gli stessi autorevoli protagonisti, si celebrerà il “viaggio inaugurale” del treno superveloce con due fermate giornaliere, nel capoluogo e nella città martire, a partire dall’indomani 15 giugno.

Che però questo prossimo 14 giugno sia addirittura “una data storica per il nostro territorio”, come suggellato da una voce dal tono alquanto eccitato levatasi dal palazzo della Provincia, sinceramente ci sembra un po’esagerato. Anche se è innegabile che si tratti comunque di una conquista importante. Soprattutto per la prospettiva che, pur se con tante incognite, finalmente si intravede anche da queste nostre parti. E’ da augurarsi che tutto proceda per il meglio, senza però sottacere che si fanno i conti con una sperimentazione delle Ferrovie. Nel senso cioè che la fermata Tav in questione è provvisoria. Infatti se il numero dei viaggiatori non sarà alto, non adeguato, non economicamente sostenibile, se insomma “la spesa non varrà l’impresa”, entro la fine dell’anno la fermata potrebbe essere soppressa. Ma è da sperare che non sia così.

Comunque, quando di fronte alle non coincidenti rispettive rivendicazioni dei territori riguardo ad una questione un po’ più “sostanziosa” (quindi assai più complicata) qual è l’ubicazione della nuova stazione sulla linea superveloce, Mauro Buschini, il giovane presidente del Consiglio regionale, tipo sveglio, sornione, cresciuto a “pane e politica”, dice che stiamo perdendo di vista il “trionfo” (è l’altisonante termine da lui usato) marcato con le fermate Tav, indubbiamente dice una cosa vera, incontestabile. Negare la comodità di poter prendere l’alta velocità, direttamente da qui, pur se per due soli treni al giorno, si tratta infatti se non proprio di un “trionfo”, comunque della conquista di un servizio all’utenza utile, prezioso, all’altezza dei tempi. Che porta indiscussi vantaggi. Fin qui ci siamo.

Dove invece cominciamo a non esserci più, è quando ci si addentra nella “prospettiva lunga” della problematica. Vale a dire l’ubicazione della nuova stazione: il nocciolo del contendere. Qui occorre procedere anzitutto nel rispetto, certo, delle aspettative proprie (quelle del Frusinate e dintorni), senza però disconoscere le aspettative degli altri (quelle del Cassinate e dintorni pure). Purtroppo, già in avvio, il discorso, con l’annuncio di una scelta (non supportata dagli atti, peraltro) calata d’imperio, incurante del minimo coinvolgimento democratico pur necessario, è partito stonato. E sta procedendo con fastidiose stonature evidenti.

Una stonatura in particolare viene dall’uso, anzi, meglio, dall’abuso della parola “campanilismo”. Da ultima, in ordine di tempo, ci ha fatto ricorso la consigliera provinciale Sardellitti, “delusa di assistere – ha detto – ad un campanilismo inutile, se non dannoso tra il Nord ed il Sud della provincia”. Qualche giorno prima l’aveva preceduta, con una intervista sullo stesso giornale, il vicepresidente della Confindustria, Maurizio Stirpe: “No ai campanilismi. L’Alta Velocità, un’occasione irripetibile per questo territorio”. Per entrambi, frusinati doc, “questo territorio” è il Frusinate, mentre “l’occasione irripetibile” è la stazione tra Supino e Ferentino. Non menzionata – non lo si dimentichi – nel protocollo d’intesa Regione-Ferrovie del 21 aprile scorso. Lì, in quell’atto, si legge di una stazione dell’Alta velocità sulla tratta Roma – Cassino. Null’altro.

E’ la difesa, in primis, degli interessi del loro territorio o non è campanilismo pure il loro? O è campanilismo solo quello degli altri? Di quelli del Cassinate che fanno più o meno la stessa cosa a difesa del proprio territorio? O non è piuttosto un “sano campanilismo” quello degli uni e degli altri? Atteso che questa parola, come ben sapranno sia Stirpe che la Sardellitti, accanto a un’asserzione negativa può assumerne anche una positiva qualora la si ritenga sinonimo di difesa legittima, necessaria, nobile, di altrettanti interessi generali di altro territorio. O si pretende da parte loro, prigionieri inconsapevoli(?), nel caso, di puro campanilismo, di ritenere che quelle degli altri siano motivazioni a sostegno di minore caratura, a prescindere? Un curioso modo di pensare che porta alla pretesa, inaccettabile già in linea di principio, del “non disturbare il manovratore”.

Eh, no! Se fa bene Maurizio Stirpe a richiamare le ragioni logiche a sostegno “pro domo sua” (“… quell’area è già sulla Tav, il bacino d’utenza, la vicinanza alla provincia di Latina e all’Abruzzo, il casello autostradale di Ferentino nel mezzo dell’area industriale del nord della provincia…), altrettanto bene fanno i sindaci del Cassinate a portare a sostegno le loro. Che non sono da meno. A cominciare dall’essere il Cassinate anzitutto punto baricentrico della tratta Napoli – Roma, di avere un bacino – secondo uno studio accreditato a suo tempo – di un milione e 300 mila utenze, una Università, la Fca, il più grande stabilimento industriale del Lazio con tutto il suo indotto, i distretti industriali del marmo, della carta, l’abbazia di Montecassino, un casello autostradale, una superstrada Formia-Gaeta-Avezzano-L’Aquila-Pescara, il confinare con il Molise, la Campania, l’Abruzzo e via discorrendo… E fanno bene a richiamare il “tavolo tecnico” messo all’opera dal settembre dello scorso anno per valutare l’ipotesi San Vito, località di Roccasecca, dove insiste proprio sulla linea Tav una struttura “movimento e manutenzione”. E ha fatto bene da ultimo il sindaco di Cassino, Enzo Salera, venuto a conoscenza dell’originario progetto delle Ferrovie di una interconnessione a Cassino e di una a Frosinone (realizzato a metà), a tirarlo fuori e a pretendere che venga valutato. “Non siamo in contrapposizione con nessuno – ha detto- Semplicemente rivendichiamo un diritto, e cioè che si consideri anche questa ipotesi”.
Si tratta di “campanilismo inutile se non addirittura dannoso” che nuoce alla “gioia” della consigliera Sardellitti e di molti suoi conterranei, o non piuttosto senso di responsabilità nella ricerca della soluzione migliore? Oltre che del dovere di difesa delle sacrosante ragioni di una città e di un territorio vasto?

Con la speranza che non spetti ai posteri (ovviamente di chi scrive) “l’ardua sentenza”.

già pubblicato su linchiestaquotidiano.it

 

 

 

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