Emergenza coronavirus
Bruno Barbona – Quanto sta accedendo nel nostro paese e nel mondo, al netto delle solite sterili polemiche, e dei luoghi comuni, impone un ripensamento generale del nostro stile di vita, e delle nostre convinzioni, aldilà di quanto stiamo vivendo oggi in tempo di COVIT -19.
Nello specifico, oltre al ringraziamento unanime e sincero a quanti in questo periodo stanno lavorando in trincia oltre e aldilà del proprio dovere, con innegabile abnegazione e senso civico anche a rischio della propria salute, non possiamo non rilevare quanto questo virus e la sua conseguenza, abbia scoperto il nervo del nostro sistema sanitario.
A scanso di equivoci vale la pena ribadire che in linea di principio il nostro sistema sanitario è sicuramente tra i migliori al mondo, spesso messo in crisi dai continui attacchi di una classe politica che ha privilegiato la sanità privata a quella pubblica.
Se dobbiamo trarre una lezione dagli eventi che stiamo vivendo, non possiamo esimerci dall’osservare come la soluzione adottata nella maggior parte delle regioni, nel riequilibrio di bilancio del sistema sanitario regionale, abbia comportato tagli indiscriminati di servizi, e in qualche caso di intere strutture ospedaliere, tagli spesso operati in contemporanea a operazioni di accreditamento in convenzione private, tutto ciò ha determinato l’impoverimento del sistema sanitario pubblico e la crescita del sistema privato, tutto ciò oggi si traduce nella paura di non avere la capacità di poter curare l’intera popolazione per carenza proprio di strutture.
Per conseguenza di tale sproporzione, assistiamo al grave risultato dell’enorme sacrificio richiesto dalla gravità del momento, alle strutture pubbliche, sotto pressione sia per carenza di personale, sottoposto a turni massacranti, che purtroppo anche per molta parte di esso che risulta essere contagiato, di contro neanche oggi in questa situazione, viene richiesto alla sanita privata di essere a disposizione della collettività, in un cosi grave periodo di necessità, anche solo per restituire alla collettività stessa una piccola parte del privilegio economico di cui ha potuto godere in tutti questi anni, attraverso liste d’attesa interminabili e una politica scellerata che hanno determinato la crescita esponenziale di queste sia nel numero che nel volume d’affari.
Crediamo doveroso alla luce di quanto stiamo vivendo ripensare seriamente al nostro sistema sanitario creando strutture di prossimità che possano decongestionare i pronti soccorsi capaci di curare per quanto possibile le persone al proprio domicilio, e nell’immediato riaprire molte delle strutture che anche se chiuse oggi risultano ancora attrezzate e utilizzabili da subito.
Crediamo che alla fine di questa esperienza nella quale abbiamo finalmente capito di dove anteporre la salute dei cittadini, prima di ogni altra considerazione d’ordine economico ci consenta di ripensare a un modello di vita a misura nel quale i valori della vita della solidarietà abbiano la meglio rispetto al capitalismo sfrenato e fine a se stesso.
BARBONA Bruno, Segretario Federazione PCI Frosinone
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