Pio XII 350 min

Papa Pio XII

Pio XII 350 mindi Aldo Pirone – Lunedì 2 marzo per volontà di Papa Bergoglio sono stati desegretati moltissimi documenti degli archivi vaticani riguardanti il pontificato di Pio XII, dal 1939 al 1958. Come annunciato dal cardinale Josè Tolentino de Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, si tratta di 121 fondi e ventimila buste e fascicoli. Decine e decine di migliaia di pagine da leggere e da studiare. L’attenzione più grande degli studiosi è sul rapporto del Vaticano e di Pio XII con l’Olocausto degli ebrei. Di cui per altro già si sa molto.

Com’è noto Papa Pacelli è stato accusato in sede storica di essere stato troppo silenzioso di fronte allo sterminio nazista del popolo ebraico. I sostenitori del Papa l’hanno difeso contrapponendo le azioni numerose che lui, la Chiesa e il Vaticano hanno fatto per salvare tanti ebrei. Naturalmente la contesa di giudizi si è ripetuta lunedì scorso. L’Osservatore Romano ha titolato: “Quelle ‘accuse’ che provano l’aiuto agli ebrei” seguito da un lungo articolo di Johan Ickx Direttore dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato del Vaticano. Sulla stessa falsariga si sono mossi altri giornali laici e cattolici, nonché Agenzie di stampa come l’Ansa riproponendo lo stesso equivoco. Infatti, la questione posta da molti, infatti, non è se Pio XII abbia o no aiutato a scampare dalla persecuzione sterminatrice dei nazisti singoli ebrei, ma se da Capo spirituale della Cristianità cattolica abbia fatto quel che doveva di fronte all’Olocausto di ebrei, zingari, disabili, omosessuali e tanti altri. E quel che doveva era la denuncia aperta e mobilitatrice della coscienza cattolica in Europa e nel mondo dell’infamia nazista.

Tanti parroci, sacerdoti, suore hanno nascosto e salvato ebrei, aiutato partigiani, prigionieri alleati, antifascisti, rischiando la vita. E molti ce l’hanno rimessa. Ma Pacelli non era un semplice parroco, lui era il rappresentante del Dio cattolico sulla terra, il Capo del cattolicesimo universale, il Pontefice di Santa Romana Chiesa. Fa un po’ tristezza sentire il cardinale Josè Tolentino de Mendonça quando sull’Avvenire del 20 febbraio scorso cita i “milioni che uscivano, si può dire ogni giorno dal Vaticano” con cui “si sono aiutate tantissime persone: abbiamo uno schedario di ventimila e 500 schede di aiuti prestati”. Non perché quegli aiuti non siano stati importanti, soprattutto per chi ne beneficiò ed ebbe salva la vita, ma perché furono ben poca cosa se raffrontati ai milioni di persone che intanto i nazisti sterminavano nelle camere a gas e sui campi di battaglia. Una denuncia dell’Olocausto e del nazismo Pio XII non la fece né prima, né durante e neanche dopo la guerra. Ben altro trattamento fu riservato da Sua Santità ai comunisti e ai loro alleati e amici.

La documentazione messa a disposizione degli storici sarà comunque importante per capire i processi decisionali che portarono il Papa ad avere l’atteggiamento “timido” che ebbe di fronte all’Olocausto e anche alla sua posizione di “equidistanza” e “al di sopra delle parti” nello scontro fra Nazioni Unite e nazifascisti. In questo contesto più generale come in quello più particolare dell’occupazione nazista di Roma va visto il rastrellamento del Ghetto di Roma il 16 ottobre del ’43. Nel suo articolo Johan Ickx accenna alla commovente lettera che alcuni ebrei, che si erano sottratti al rastrellamento, fecero arrivare il giorno dopo a Pio XII chiedendogli di intervenire “per queste povere anime martoriate” rinchiuse nel Collegio militare in via della Lungara. Il Papa rispose tramite monsignor Montini: “Fare sapere che si fa quel che si può”. Il 20 ottobre la Presseservice di Washington informa che “nella notte del 15-16 ottobre un numero considerevole di Ebrei sono stati arrestati in varie parti del mondo (stop) dopo essere stati tenuti 24 ore nel collegio militare sono stati trasportati ad una destinazione sconosciuta (stop) è detto qui che la Santa Sede si è interessata che simili accaduti non si ripetono e in favore di casi particolari”. Pacelli annota a margine: “è prudente che Presseservice mandi queste notizie?”. Monsignor Tardini gli risponde: “No davvero”.

Ickx oggi commenta: “Papa Pio XII, ben consapevole che non giovava di svegliare i cani che dormono, soprattutto non i nazisti, per azioni umanitarie che partivano dal Palazzo Apostolico”. Dimenticando che “quei cani” non erano per nulla addormentati né a Roma, né in Italia né ad Auschwitz. E quindi non giovò per niente. L’unica cosa che avrebbe giovato ad accorciare la guerra mettendo, tra l’altro, fine allo sterminio ebraico, sarebbe stato da parte del Papa schierarsi apertamente contro il nazifascismo. Certo avrebbe rischiato le ire di Hitler, l’invasione del Vaticano e la deportazione, ma avrebbe gettato contro la barbarie nazista tutto il peso del cattolicesimo mondiale, compreso quello tedesco, salvando così non qualche migliaio di persone ma milioni di esseri umani. Oltre ad essere all’altezza della sua missione spirituale.

Il Direttore dell’Archivio Storico vaticano si augura che sia perpetuata nelle nuove generazioni “la memoria storica dell’azione di Pio XII, radicata in un’autentica fede in Cristo, per la difesa dell’umanità e della civilizzazione”. Il che sembra non solo esagerato ma del tutto inesatto. Perciò è da sperare vivamente di no.

Più equilibrato e giusto è stato il giudizio che di Pacelli dette Indro Montanelli: “Fu in quei frangenti tragici più il Vescovo di Roma e il Sovrano dello Stato pontificio che il Capo spirituale della immensa comunità cattolica”.

 

Città del Vatoicano e l’olocausto

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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