Prof.AriannaFermani 350 min

Libri

Prof.AriannaFermani 350 mindi Arianna Fermani* – Quando la filosofia sa essere “incantevolmente materica”
Note a margine del volume di Daniela Mastracci, Bozzetti. Rammen-d-ando qua e là.

«Alla fine le anime gemelle si incontrano
poiché hanno lo stesso nascondiglio»
(Robert Brault).

Ne ho incontrate poche – anzi, per la precisione, pochissime – di persone con cui ho instaurato quasi immediatamente una profonda sintonia, di persone che ho “sentito” di conoscere da tutta la vita, pur conoscendole da poco tempo. Sono le persone a cui, appena le incontri, capisci che non è necessario spiegare niente, perché con esse è già – da sempre e per sempre – tutto chiaro; persone con cui hai la sensazione di “scambiarti” ogni volta la pelle e con cui ti senti subito “a casa”. Una di queste è Daniela Mastracci.

E ancora è “a casa” che mi sono sentita quando ho iniziato a sfogliare le pagine di questo libro bello – bello nel senso greco del termine, cioè “bello davvero, dentro e fuori” – sin dalla copertina,
Un libro “in molti modi” femminile, quello di Daniela, femminile e “profumato”. Un libro che “sa di buono”, che appassiona e che commuove con tocchi sapienti, intensi e leggeri al tempo stesso, che fa sorridere, commuovere, riflettere.

Nel corso della presentazione l’ho definito, con un voluto ossimoro, come un libro “lucidamente appassionato”. Perché? Perché in questa sapiente opera di “rammendo” – dei fili della sua vita e della vita di tutti noi – Daniela Mastracci ci conduce lungo un itinerario del corpo e della mente con pagine profondamente, autenticamente e anche dolorosamente vissute e “sentite”, che sanno farsi carne e sangue, e che, insieme, sanno farci volare alto, con la leggerezza e con la delicatezza di un tarassaco. Un libro intimo e universale al tempo stesso, che intreccia scienza ed esperienza, rigore argomentativo e poesia, pubblico e privato, astratto e concreto, che fa capire come la filosofia, se vuole essere “vera”, deve essere in molti modi “impastata con la vita”. E la “pasta”, in questo caso, va presa alla lettera, perché è anche la pasta dei maltagliati della nonna, realizzati con cura, con perizia e con amore e con altrettanta cura, perizia e amore raccontati da Daniela nel delizioso bozzetto dal titolo: Le parole speciali: i maltagliati e la bicicletta. Le mani della nonna che affondano nella pasta esprimono magnificamente la necessità di recuperare la “matericità” del pensiero e, più in generale, la dimensione tattile e sensoriale all’interno della riflessione filosofica e, in senso più ampio, all’interno del nostro vivere. D’altronde, come “animali razionali” siamo continuamente chiamati a trovare un equilibrio – non solo non sempre facile ma anche continuamente da “ricalcolare” – tra logos e pathos, tra ragione e passione, per provare a produrre una sintesi tra le nostre molteplici dimensioni, assetati di esattezza matematica e, insieme, di “carezze”. D’altronde, come insegnavano i filosofi antichi, che Daniela Mastracci prende spesso amorevolmente e con competenza per mano nel suo itinerario, pensiero e piacere non solo non possono essere disgiunti, ma crescono e si arricchiscono reciprocamente.

«Non si può negare che nel contatto il piacere è intenso, ma l’uomo non può trovare un adeguato piacere nell’impatto sordo, ma nel dispiegarsi allargato e fine della tattilità», ha scritto Salvatore Natoli in uno dei suoi celebri studi sulla felicità. Ed è proprio la felicità, nel senso della vita piena, “lievitata” e saporita, il punto di approdo del viaggio di Daniela Mastracci. Un viaggio in cui uno degli snodi più fecondi è rappresentato dalla nozione di “cura”, inscindibilmente intrecciata a quella di paideia, di “ozio felice”, ovvero di quella scholé liberante il cui è esito è un produrre non finalizzato ad ottenere qualcosa da consumare, ma qualcosa che riempie di senso la propria esistenza e quella altrui, un’esistenza sempre desiderosa, sempre fecondamene in fermento, sempre appassionata e aperta alla domanda: «Quante domande possono salire alle labbra. E può colpire questa attività felice. E allora possiamo domandarci cosa può essere felicità? Ed io credo che risponderei: che cosa può essere felicità se non la sintonia, tra sé e ciò che si fa eccellentemente, la nostra opera migliore, che è la manifestazione dell’essere migliore di noi e della nostra propria eccellenza?» (Mi domando).

*

Arianna Fermani docente di Storia della Filosofia Antica dell’Università degli Studi di Macerata.
Presidente del Consiglio Unificato delle Lauree in Filosofia
Presidente SFI Sezione di Macerata (https://www.sfi.it/)

 

 

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