artcolo Ciociaria Oggi 24gen20 400 min

artcolo Ciociaria Oggi 24gen20 400 minLa vicenda del “tributo” ad uno dei firmatari del famigerato “Manifesto della razza” che originò le deportazioni e la soppressione di diverse categorie di esseri umani in Italia, tributo che alcuni destineranno a quarantott’ore dalla Giornata della Memoria, si aggiunge ad una sequela lunga e tragica di celebrazioni di personaggi di cui l’Italia dovrebbe provare vergogna.

Che costui fosse convinto del tutto o solo in parte di quel sostegno, come pure si sente sostenere, ha ben poca importanza, in quanto il giudizio morale non ci appartiene, mentre quello storico e quello politico dovrebbero essere preoccupazione di tutta una società che si dichiari democratica, civile, avanzata.

Naturalmente non è nostra intenzione far parte di un chiacchiericcio, per lo più assai superficiale e lontano dalla reale questione, cui si dedicano già troppi animatori dell’insulto professionale chiamato social. Ciò che ci preoccupa in merito a questo “caso” specifico, è che esso si innesta su un processo di progressiva e poderosa rimozione dei caratteri stessi della democrazia su cui le Istituzioni si fondano. Caratteri che, tanto per banalizzarli e renderli astratti, sono spesso definiti “valori”, in modo approssimativo, confuso, consapevolmente ambiguo. Quei “valori” che non vengono chiamati col loro nome per paura di connotare la democrazia come partecipazione e la Repubblica come conquista, si chiamano libertà, uguaglianza, diritto, responsabilità, negazione di qualsiasi autoritarismo, comunque si mascheri e dovunque tenti di imporsi, ossia in una parola, per l’Italia e per tutta l’Europa, antifascismo.anpi BANDIERA 350 260 min

Dal monumento di Affile al macellaio Graziani, dal ripetersi di atti di distruzione dei luoghi e dei simboli della Resistenza e dell’antifascismo, dallo sdoganamento della dittatura fascista come fosse “un’idea come un’altra” mettendo così la Repubblica democratica sullo stesso piano dei suoi detrattori, dall’oblio sui crimini delle cosiddette imprese coloniali e fino alla celebrazione di personaggi e fatti della storia peggiore del nostro popolo, la catena è lunga e troppo sottovalutata. Spesso sentiamo ripetersi l’alibi delle “origini locali” del personaggio di turno, come se il fatto di esser nati in un certo luogo fosse l’unica condizione per esserne considerati l’orgoglio (s’intende, per qualche merito in grado di cancellare responsabilità gravissime, le famose “cose buone” fatte). Argomenti del genere non meritano nemmeno di essere presi in considerazione, poiché ciascuno è responsabile di fronte alla società degli atti che compie, non certo del luogo in cui viene al mondo. Se si accettasse questo criterio si dovrebbe ammettere che villaggi per altri versi insignificanti accedano alla gloria magari per aver visto nascere noti criminali.

Banalizzare, appunto, per rendere digeribile qualsiasi ipotesi di revisione delle basi su cui si fonda l’architettura costituzionale democratica, non a caso continuamente fatta bersaglio di cosiddette “riforme” guarda caso sempre di segno autoritario se non reazionario.

Ora, che alcuni desiderino commemorare personaggi almeno discutibili, lo comprendiamo e sappiamo che la democrazia prevede libertà di espressione anche per chi la combatte. Che però le Istituzioni si facciano parte di tali pratiche patrocinandole o comunque sostenendole anche solo moralmente è inaudito, per di più quando si tratta di Istituzioni elettive e di grande tradizione democratica.

Altra cosa è lo studio di tutto ciò che la storia ha prodotto, fascismo e fascisti compresi. Ma non “celebrazione” di chi ha condiviso sistemi e pratiche che la Repubblica ripudia e sulla cui sconfitta è stata fondata.
Crediamo che i cittadini, in questo come in tutti gli altri casi in cui un deteriore campanilismo sembra prevalere sul rispetto della verità storica e sulla difesa incondizionata della democrazia così come si è costituita e come si è evoluta, abbiano la responsabilità di affermare il loro ruolo, quello cui li chiama la Costituzione, quello della responsabilità civile senza la quale i famosi “valori” diventano pura enunciazione retorica.

Valuti l’Amministrazione se ritenga di dover confermare il patrocinio magari in nome delle posizioni assunte dal pensatore “dopo” la fine della dittatura o se invece possa riflettere in nome della verità storica e della difesa della Repubblica antifascista che rappresenta. Parlare si può, si deve; di tutto, di tutti; ma non cadendo nell’agiografia e nella mistificazione, certamente con le migliori intenzioni.

Frosinone, 24/01/2020

ANPI – Comitato di Frosinone

 

 

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