Alessandra Maggiani intervistata da L’Inchiesta quotidiano, 8 nov.’19 – Un PD senza voce, assente, che dalla scelta di sostenere il governo conte “sembra procedere alla cieca. E’ così?
Credo sia necessario dividere un po’ i ragionamenti se si vuole tracciare una mappa un po’ più chiara del presente. Dire che il PD si muove alla cieca è un luogo comune che non mi piace.
Indubbiamente scegliere di sostenere un governo lavorando anche con il m5s – ma ricordo che tra i ministri c’è anche Roberto Speranza che è espressione di una forza politica diversa – ha rappresentato uno spartiacque, cui forse gli eventi precedenti non ci avevano preparato. Io non sono tra quelli che dice che gli italiani ci avevano votato per stare all’opposizione. Certamente diventare forza di governo nel momento in cui ci si attrezza per organizzare un’opposizione efficace, non è cosa da poco.
Tuttavia siamo riusciti ad esprimere in questo governo figure di spessore, di spicco e di chiaro profilo politico – penso a Roberto Gualtieri e Peppe Provenzano – che hanno già fatto capire chiaramente su quale linea si muovono. E al netto dei titoli dei giornali, spesso eccessivamente semplificatori, mi pare che i nostri ministri parlino con una voce che è quella del PD.
Però, c’è un però?
E’ chiaro che non può essere tutta governativa la risposta ad un momento così complesso, dal punto di vista politico, sociale, ed economico, che è quello in cui viviamo ora. Il mondo e il nostro paese sono attraversati da sentimenti contrastanti a cui dobbiamo imparare a dare ascolto e risposta. Accanto a pezzi di società ancora in affanno e impauriti dallo spettro della povertà, che chiedono protezione, ci sono pezzi di paese che vogliono respirare aria nuova e che chiedono invece più libertà per poter crescere. Un partito serio e responsabile non mette gli uni contro gli altri, ma tenta di fare il suo mestiere e cioè coagulare i bisogni dei singoli in interessi collettivi. Da qui l’idea della tre giorni di Bologna del 15,16 e 17 novembre.
Un’altra stagione dell’ascolto?
Premesso che anche ascoltare, in un momento come questo, può essere importante. Bisogna avere però le orecchie giuste. Abbiamo chiaro che il Pd da solo non ce la fa, non ha le lenti giuste per leggere la complessità. Abbiamo dei punti deboli, e lo si legge anche nei flussi di voto, i
giovani, gli intellettuali, i tecnici, gli specialisti. Gente che la politica spesso ignora bellamente. Ecco a Bologna ci sarà lo spazio per un confronto. Non solo ascolto, ma dialogo. Il Pd sente infatti il bisogno di ritrovare un punto di vista autonomo e critico alla vigilia degli anni Venti del nostro secolo. Studiare, dunque, oltre ad ascoltare. Se si vuole pescare a fondo bisogna prendere il mare. Ed è meglio non avventurarsi da soli, e per di più senza bussola.
Bologna sarà anche l’inizio di un percorso per fare un nuovo partito?
Io, personalmente, credo che il partito democratico non abbia ancora esaurito la sua funzione politica. Sicuramente non ha mai espresso in pieno il suo potenziale. Non credo aiuti nemmeno il pensare che dopo ogni sconfitta bisogna cancellare tutto e ripartire da capo. Se così fosse oggi non avremmo tre quarti delle forze politiche europee. E’ fuori di dubbio però che sia necessario un check. Ed una riflessione profonda che non abbiamo mai affrontato seriamente. Alle domande chi siamo, dove vogliamo andare e chi vogliamo rappresentare tenteremo di dare una riposta con il percorso di studio che verrà avviato da Bologna. Sulle forme in cui tutto questo si dovrà tenere, da tempo è in corso nel partito una riflessione sul nostro statuto. Il che non significa che chiudiamo il PD e apriamo un altro partito. Ma che rendiamo più inclusive e coerenti alcune nostre procedure. A partire dai criteri di formazione dei gruppi dirigenti. E dal coinvolgimento dei militanti sui territori.
E nella nostra Provincia, cosa succederà al PD?
Non siamo una monade. Quindi al di là di alcune specificità tutte nostre, è chiaro che il check che il partito farà a livello nazionale dovrebbe essere fatti anche da noi. Non possiamo non vedere che i nostri territori sono cambiati radicalmente, stanno ancora cambiando. Il presidio dell’ambiente chiede una nostra presenza più incisiva, così come le questioni legate al tessuto produttivo e ai livelli occupazionali. Possiamo dire che per la nostra provincia forse si sta chiudendo un’era? Che ci stiamo trasformando? In questo momento il Partito Democratico ha il dovere di esserci in tutta la sua pienezza oserei dire intellettuale ed organizzativa. Non possiamo solo stare a guardare senza avere nulla da dire. I nostri militanti premono per poter discutere, studiare, per mettersi in gioco. E allora facciamoglielo fare. Mi piacerebbe contribuire a costruire un PD in grado di aprire una nuova stagione di elaborazione e di partecipazione anche civica. Per poter parlare alle persone con parole esatte e condivise. Alessandra Maggiani
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