ecosistema urbano 350 min

ecosistema urbano 350 mindi Giuseppe Sarracino – La Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole24 ore, ha presentato a Mantova il 26esimo rapporto Ecosistema urbano, il quale attraverso 18 parametri raggruppati in 5 macroaree (aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente) mostra le città capoluogo di Italia più virtuose dal punto di vista della qualità ambientale. A un’analisi delle performance ambientali novità non si vedono all’orizzonte, infatti, le città del nord in particolare Trento, Mantova, Bolzano, Pordenone e Parma, con qualche alto e basso, rappresentano da anni l’eccellenza di Ecosistema Urbano, mentre le città del centro e del mezzogiorno, salvo qualche eccezione, continuano a occupare le ultime posizioni della “graduatoria”, come Napoli, Bari, Palermo.

Le cinque città capoluogo laziali, dove vivono 3.5 milioni di abitanti, cioè il 60% della popolazione del Lazio, con una forte concentrazione di 2 milioni e 800 mila persone nella sola città di Roma, sono posizionate in fondo alla classifica generale : Latina 98a, segue Frosinone 92a, Roma 89a, Rieti 77a infine Viterbo 62a. In queste città i dati riguardante l’aria sono preoccupanti, in modo particolare gli inquinanti solidi (particolato, PMX) e gassosi (biossido di azoto, O3). Tali derivati da attività naturali o antropiche, hanno un peso diretto e rilevante sulla salute umana, essi sono in grado di entrare nell’apparato respiratorio umano, fino agli alveoli provocando patologie respiratorie e cardiovascolari. Frosinone rimane ancora la città con il più alto tasso d’inquinamento da Pm10 del Lazio, ponendosi in fondo alla classifica generale ( pos. 87), segue Roma alla 70a, probabilmente queste due città sono tra le aree più critiche del paese, per gli elevati livelli di PM10, e PM2,5 e di biossido di azoto, meno per quanto riguarda l’ozono. Le altre tre città, Latina, Rieti e Viterbo risentono meno dell’inquinamento dell’aria. Per quanto riguarda il verde usufruibile, le città capoluogo del Lazio occupano le posizioni in basso della classifica generale, tranne Frosinone che si attesta al 32o posto con 32.2 mq. di verde per abitante, seguono: Viterbo 20,6 mq/ab., Roma con 15,9 mq./ab., Rieti con 16.9 mq./ab. e infine Latina 13.8 mq./ab. Non meno preoccupante i dati riguardante il numero degli alberi per ogni 100 abitanti, infatti, tutte e cinque le città sono sotto il valore medio della graduatoria generale che è di 18 alberi /100 abitanti. La città di Roma nonostante abbia un vasto patrimonio arboreo, occupa appena la 56a posizione con 10.9 alberi ogni 100/ab. mentre Rieti con i suoi 13,6 alberi ogni 100/ab. occupa il 48o posto, infine Frosinone ha un patrimonio arboreo di 9 alberi ogni 100/ab. occupando la 63a posizione nella graduatoria generale degli alberi. Le città di Latina e Viterbo non hanno comunicato alcun dato in merito.

Sappiamo che gli alberi possono contribuire in modo naturale, ad abbassare i livelli d’inquinamento atmosferico soprattutto del particolato, delle nostre città. Occorre, evidenziare che non basta analizzare il verde unicamente in termini quantitativi ma piuttosto sarebbe necessario valutarlo dal punto di vista qualitativo. Non tutti gli alberi reagiscono allo stesso modo nel catturare gli inquinanti presenti nell’aria, tale capacità varia da specie a specie, dall’età del soggetto arboreo e da altri fattori. Pertanto la conoscenza delle caratteristiche morfologiche e fisiologiche degli alberi sono importanti se si vogliono ottenere risultatati apprezzabili. Gli alberi non sono dei numeri, sono organismi viventi che reagiscono in modo differente nei confronti del particolato presente nell’atmosfera; per esempio, un olmo trattiene le particelle grazie alla sua densa peluria, mentre un tiglio è capace di trattenere sulla sua superficie fogliare una quantità di particolato per la presenza della melata prodotta dagli afidi, e le conifere sono più efficienti nel migliorare la qualità dell’aria rispetto alle caducifoglie.

Quanto descritto evidenzia come il ruolo positivo del verde urbano dipende molto dalla sua composizione e distribuzione, dai criteri utilizzati per la scelta delle specie più adatte nonché dalla cura e gestione. Purtroppo occorre costatare che manca una strategia di lungo periodo in termini di qualità del verde nelle città esaminate. La maggior parte dei comuni della nostra regione non ha il regolamento del verde necessario per garantire efficacia funzionale alle singole piante e alle aree verdi pubbliche e private, riconoscendone il rilievo ambientale, paesaggistico, storico, culturale, sanitario e ricreativo. Nessun comune esaminato è provvisto di un Piano del verde, strumento di pianificazione capace di indirizzare le politiche di trasformazione urbanistica locale e le conseguenti scelte dell’amministrazione comunale in materia di verde pubblico e d’infrastrutture verdi.

Solo il comune di Frosinone ha censito il proprio patrimonio vegetale, informazioni utili per programmare interventi di cura del verde, una corretta pianificazione di nuove aree verdi, la progettazione d’interventi di riqualificazione del patrimonio esistente, nonché la stima degli investimenti economici necessari al mantenimento e potenziamento della funzionalità del patrimonio verde. Purtroppo l’impegno profuso verso il verde, è confinato unicamente al ruolo di verde ornamentale ed estetico e questo è tanto più vero se si esaminano i comuni della provincia di Frosinone. Da quando detto appare chiaro che occorre porre maggiore attenzione alla progettazione e programmazione del verde, giacché studi e progetti sperimentati e realizzati ormai ovunque, sono in grado di stimare i benefici che il verde urbano può offrire in termini di sequestro della CO2, nonché nella rimozione d’inquinanti dall’aria e quindi la riduzione dei costi per le cure sanitarie. La Regione Lazio ha lanciato il progetto Ossigeno, che prevede 6 milioni di nuovi alberi nei prossimi 3 anni, si tratta di un’iniziativa importante ma non sufficiente, considerato quanto descritto in precedenza, gli alberi non sono dei numeri, occorrono politiche strategiche per affrontare la sfida del cambiamento climatico.

Tornando al rapporto Ecosistema Urbano, nel tempo, aumenta, da parte di molte città, l’impegno verso una serie di servizi ambientali, dalla mobilità alla progressiva restituzione di vie e piazze ai cittadini, all’impegno contro lo spreco alimentare, alla crescita degli spazi naturali e anche verso nuove e innovative politiche urbanistiche. Tutto questo interessa non solo le città del nord ma anche numerosi comuni del centro e del sud. Purtroppo a un esame degli ultimi dieci anni dei rapporti Ecosistema Urbano, le città del Lazio occupano quasi sempre le ultime posizioni della classifica finale con lievi oscillazioni annuali in basso o in alto a dimostrazione della mancanza di una strategia di medio e lungo periodo delle politiche ambientali. I dati esaminati, seppur riguardante alcuni dei 18 parametri della graduatoria, sottolineano che esiste una “questione ambientale” la cui soluzione richiede un’adeguata e incisiva politica di sostenibilità urbana.

 

Dott. Agronomo Giuseppe Sarracino
Delegato Regione Lazio Ass.Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini

Performance di alcuni parametri ambientali e classifica

 datiecosistemaurbanolazio 650 min

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Di Giuseppe Sarracino

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