Sigfrido Ranucci REPORT 350 min

Sigfrido Ranucci REPORT 350 min«Gli ingegneri dell’algoritmo che regola il funzionamento di Facebook si sono dati una mossa scrivendo all’azienda (“che è anche nostra”) per chiederle di smettere di esentare dai normali controlli qualsiasi puttanata promossa a pagamento per conto della politica». Questa “novità” si può leggere nel più reccente degli arguti commenti che Stefano Balassone rivolge come di consueto ai programmi televisivi.

A me personalmente è suggita questa puntata, ma questa affermazione che riporto mi colpisce. Merita, sicuramente attenzione, ma anche una osservazione, forse polemica. Che «significa smettere di esentare dai normali controlli qualsiasi puttanata promossa a pagamento per conto della politica». Mi pare evidente che qui si coglie solo un aspetto del problema. Sfugge una “rigorosa” parzialità nei comportamenti. Certo perché se l’affermazione degli ingegneri contine una qualche percentuale di verità non la dice tutta ed è ben altra. Come non credere a loro se «Trump ci vede un attentato alla “libertà di espressione”»? La sua naturalmente, che sicuramente rientra ra quelle della pratica di «esentare dai normali controlli».

Infatti l’altro lato della medaglia, che non è visibile, nello scritto degli ingegnerei, come l’altra faccia della luna è che la normativa che regola  il controllo dgli annunci commerciali per un lingom periodo è servita per censurare i post di noatura sociale e politica che a loro non eano graditi. Non solo censura, inammissibile in Italia dove che c’è una Costituzione che assicura la libera espressione del del dirittoo d’opinione, ma neppure comprensibili risposte del perchè veniva rifiutata l’approvazione alla promozione a pagamento dei post. Limitandosi a rospondere solo in inglese che non rispondeve alla “loro” normativa. Ma. prprio loro visto che operava senza teener conto dele legge italiane. In particolare Facebook censura tutto ciò che non è trampismo.

Il problema si pone solo per le promozioni a pagamento. Su tutti i “social” ci sono tante opinioni politiche argomentate, serie e sensate, che non accedendo alla procedura delle inserzioni sono in realtà penalizzate anche nelle letture (like a pagamento?). Ormai chi vuole far circolare le proprie opinioni o ha una pur minima organizzazione che in sedicesimo opera come gli amici e i fans di Salvini o per email invia i link di ciò che scrive ad amici e conoscenti ai quali chiede di continuare a condividere con ni propri amici. Per assicurarsi diffusione, la sola altra strada, che resta è l’inserzione a pagamento. Il temi qui affrontato. E’ un meccanismo percerso? Forse

Negli ultimi giorni Facebook ha dovuto dare una svolta. Proprio perché si fa pagare, ha introdotto la dichiarazione di responsabilità, se così si può chiamare. E cos’è? 
I post di contenuto sociale e politico devono essere indicati come tali e bisogna dichiarare non solo l’autore della pubblicazione ma anche chi la paga, in  maniera esplicita, ad hoc, solo per quei post.
 
Lo so bene bene perché ho dovuto riempire paginate on line, che mi autorizzassero, a non farmi censurare corsivi e post politici in genere.
Mi ricordo la censura che colpì uno degli articoli in cui ho svolgevo l’analisi dell voto. Nessuna spiegazione e un diniego solo in inglese. Cosa c’era di impubblicabile? Forse solo perché avevo associato il capitalismo cattivo al nome di Trump?
Questa ultima norma che in ogni caso consente di pubblicare abbastanza di più deve essere il risultato di molte proteste. Fino a quando durerà?
 
Come sempre accade quando c’è una “paura” le prime vittime sono le verità scomode ed anche qui per colpire le Fake News, ci vanno di mezzo legittime opinioni: le uniche che possono sconfiggere le “fake news”.
 
Chissà se tutti questi aspetti eran nell’inchiesta di Report? Se no, bisognerà indagare di più e meglio!
 
 

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