odiatore social 350 min

odiatore social 350 mindi Antonella Necci – Per Liliana Segre, senatrice a vita, sopravvissuta agli orrori del lager nazista di Auschwitz, gli haters (odiatori), compresi quelli che la bersagliano con 200 messaggi razzisti al giorno sulla rete, “sono persone di cui avere pena” e che “andrebbero curate”. Le ricordano quei ragazzi della Hitlerjugend che “insultavano noi, 700 donne denutrite, senza capelli mentre percorrevamo la strada che dal campo portava alla fabbrica di munizioni Union, nel fango o nella neve”.

“Ci offendevano con parolacce irripetibili – ha raccontato all’Università Iulm di Milano, intervistata da Enrico Fedocci nel corso del convegno “Il linguaggio dell’odio”, promosso dall’Ordine del giornalisti della Lombardia – e ci sputavano addosso”. Per quei giovani, coetanei, lei era una ragazzina di 13 anni, “con le loro divise e fascia con croce uncinata” la senatrice a vita provava “odio, un odio immenso” che tenne dentro di sé fino a quando divenne nonna.
“Fu allora che ripensai a quei ragazzi che vedo come se fosse ora – ha aggiunto – e mi è successa una cose straordinaria: ero tornata, ero viva, avevo potuto contare sull’amore, potevo essere nonna. Loro, figli e nipoti di nazisti, educati all’odio, quel sentimento se lo sono portati dentro tutta la vita. Ho pensato: sono stata più fortunata di loro, e non li ho odiati più”. Un po’ come gli haters che le augurano la morte tutti i giorni.

E qui la senatrice a vita dà prova della sua dolce ironia: “Ogni minuto va goduto e sofferto bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte, ma perdere tempo a scrivere a una 90enne per augurarle la morte… Tanto c’è già la natura che ci pensa”. L’ex deportata si aspetta molto dalla Commissione anti odio di cui si è discusso in Senato. “Spero aderiscano in molti, sarebbe una brutta figura non aderire a una Commissione contro l’odio”. Nel frattempo si è saputo che sui messaggi di odio rivolti alla senatrice a vita la Procura di Milano ha aperto un’indagine per molestie e minacce per gli insulti. Il fascicolo è a modello 44, contro ignoti, ed è coordinato dal capo del pool antiterrorismo, Alberto Nobili, ed è aperto dal 2018. Dal presidente dell’Ordine dei giornalisti lombardi, Alessandro Galimberti due proposte: che i responsabili dei social, che hanno sede all’estero debbano fornire i dati degli utenti all’Autorità giudiziaria italiana di fronte a rogatorie (cosa che oggi non accade perché questo tipo di diffamazione non è previsto come reato in molti Paesi esteri) e che gli stessi rispondano di quanto diffondano esattamente come gli editori di giornali.

Questo pensiero di Liliana Segre giunge, oggi, non tanto a ricordare una verità inopinabile, ma anche un pericolo latente che nessuno sembra voler vedere.
Chi sono gli haters? A chi da fastidio una senatrice a vita con impresso sul braccio un numero che ogni giorno le ricorda un passato che non vorrebbe mai aver voluto? Chi sono le bestie che sembrano plaudire alla bestia ancora più grande dell’intolleranza, del razzismo fine a se stesso, della cattiveria gratuita verso altri esseri umani? Chi ha interesse in ciò che dovrebbe essere ormai considerato un medioevo oscuro ed incivile?
Ecco, nessuno sembra soffermarsi a pensare che certi segnali ci avvisano di quanto stiamo precipitando in basso, di quanto la nostra società si sia involuta.

Nel pensare a quanto accade ad una figura al di sopra delle parti politiche come la Senatrice Segre, come non temere che un futuro peggiore ci aspetta? Come non pensare che l’odio non è solo verso il suo essere ebrea, ma anche verso il ruolo da lei rivestito?
Forme di odio intersezionato. Degenerazioni della società.

 

 

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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