
Il presidente Gratissi e la sua cordata si dimettono irrevocabilmente dagli incarichi alla guida della società Città di Anagni Calcio in virtù di quanto accaduto fino ad ora nelle maggior parte delle giornate di campionato disputate.
Sembra essere sempre più palese che codesta società stia fungendo da “cavia” per le nuove leve arbitrali.
È comprensibile che alcuni giovani arbitri debbano far esperienza ma non è più sostenibile che la nostra società sia continuamente il test degli stessi.
Parliamo di arbitri che quasi sistematicamente ogni domenica vengono visionati dai commissari e viste le evidenti prove, non vengono chiamati ad arbitrare nelle domeniche successive. Cosa ancor più grave su cui non siamo più disposti ad accettare sono invece gli arbitri arroganti che con grande maestranza “indirizzano” le partite attraverso la gestione dei cartellini verso la nostra squadra. Vi riportiamo episodio dell’ultimo incontro: L’arbitro visto un giocatore della squadra avversaria già ammonito, al momento della sostituzione, gli consiglia di uscire dal campo sull’altro lato del campo altrimenti lo deve ammonire. Ecco noi chiediamo lo stesso trattamento e non nella stessa partita due gestioni diverse.
Non siamo e non vogliamo essere di passaggio in questo campionato Nazionale.
Il presidente ed i suoi collaboratori investono ed hanno investito in questi anni tempo e denaro al pari di altre società.
Ne vale la credibilità verso i nostri sponsor.
Il valore dei nostri sforzi economici è pari al valore degli sforzi economici delle altre società.
Ovviamente rispettiamo tutte le società e non è una comunicazione nei loro confronti.
Vogliamo però essere padroni del nostro destino e non schiavi delle scelte arbitrali. Ci viene chiesta collaborazione nelle riunioni, ci viene detto che siamo una delle società più serie e più solide e poi riceviamo questo trattamento?
Le immagini possono spesso e purtroppo testimoniare questo tipo di situazioni.
Visto questa situazione ormai troppo palese,
in conclusione e per quanto sopradescitto il Presidente e la sua cordata ritengono di non essere più disposti ad investire nel settore calcio e quindi ritirano il proprio impegno.
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