e.piroli 350 min

e.piroli 350 mindi Emanuela PiroliIl fallimento nel silenzio di Massimo Ruspandini. 

La parabola dell’amministrazione Caligiore è un esempio di brutta conclusione di una pessima parentesi amministrativa. L’esperimento né né né, la cui paternità è tutta del senatore Massimo Ruspandini, fallisce rovinosamente e lui sprofonda in un imbarazzante silenzio. Perde l’unico Comune della provincia di Frosinone amministrato da FdI e non muove un dito per evitarlo, anzi, tace. Non ho alcunché da dire in merito alla modalità con cui è finita, metodo peraltro previsto dalla normativa, non posso sostenere se sarebbe stato meglio un confronto in aula che, anche alla luce dello spettacolo indecoroso che si è inscenato nel consiglio comunale precedente, probabilmente non sarebbe servito a spiegare alla cittadinanza le motivazioni della scelta, ma solo a mettere in piazza recriminazioni, accuse varie ed altre piccolezze di questo genere. Trovo invece più interessante, analizzare come si sia arrivati al punto critico che ha portato alle dimissioni. Ne ho già scritto qualche giorno fa, ma anche alla luce di altre analisi uscite sulla stampa recentemente, mi sento di aggiungere qualche cosa.

Il collasso dell’amministrazione si è certamente verificato internamente alla destra, vuoi per ambizioni personali, vuoi per contrasti o ingerenze nei ruoli, o addirittura per diffidenze all’interno della squadra di governo cittadino; ma il motivo principale è da ricercarsi nell’inganno iniziale di una candidatura “neutra” che neutra non è mai stata, né nella composizione della compagine di governo né nell’atteggiamento della parte predominate e dell’ex sindaco in primis, e nello scarso senso di squadra che la maggioranza ha mostrato già dal primo periodo.

Adesso che il tappo è saltato, è probabile che ci sia da aspettarsi una battaglia per la successione, in cui ognuno cercherà di accreditarsi come il riferimento di una area orfana degli attori che fino ad oggi hanno dettato la linea. In tale ottica si possono inquadrare Del Brocco, Savoni e perfino l’ex vice sindaco Sodani.

Una considerazione a parte va fatta per l’ex presidente del consiglio Corsi, che punta ad una candidatura civica e che, ritengo abbia commesso degli errori strategici, che possono averne in parte compromesso l’immagine di candidato alternativo. Visto il ruolo che ricopriva, ha tentennato troppo nel prendere una decisione, inizialmente ha scaricato la responsabilità politica del suo gesto sulla nuova formazione formatasi in seno alla maggioranza, poi è passato a definire fallimentare la gestione dell’amministrazione di cui egli stesso era parte integrante fino a qualche settimana fa. Mi chiedo, alla luce di queste dichiarazioni, perché non staccare prima la spina? Perché non prendere le distanze, prima, da una attività amministrativa che non si condivide? Completamente assente, del resto, una sana autocritica, dimenticando di avere avallato anche egli una serie di provvedimenti ben poco condivisibili.

La serie di ”botta e risposta”, di accuse reciproche, di rivendicazioni, che sta caratterizzando la discussione politica in questo delicato e confuso momento, mi lascia allibita. La città, che dovrebbe essere al centro, completamente dimenticata, quello che conta è cercare di apparire l’uno più “pulito” dell’altro, screditandosi e insultandosi a vicenda. La crisi sembrerebbe aver palesato tutte le debolezze di una ormai ex coalizione, che non ha mai lavorato per il bene comune. Prendere le distanze da questo indegno teatrino è “dovere” e opportunità per chiunque voglia costruire una alternativa di governo cittadino.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Nel centrosinistra ad una prima vista non si vede niente di promettente. Vorrei evitare di parlare del PD per ovvi motivi, ma anche le altre formazioni storiche di centrosinistra non sembrano godere di buona salute a Ceccano. Sono troppo impegnate in discussioni sulla prevalenza dell’uno sull’altro, e, questo, non è un bene, ci tengo a sottolinearlo, senza una vera idea su come tornare ad essere forza di governo. Si ragiona su schemi superati, che non trovano riscontro nella situazione attuale, e si pensa che la logica della somma delle liste possa essere un palliativo alla mancanza di idee.

Noi vorremmo tentare di rappresentare una proposta di alternativa nuova, basata su una condivisione di idee e progetti, superando le vecchie logiche spartitorie e ragionando su schemi e proposte che possano intercettare i bisogni di un paese che merita risposte alle molte difficoltà che lo affliggono, dall’annoso problema dell’inquinamento, alla necessità di trovare nuovi modelli per la crescita che possano coinvolgere le energie del territorio, in particolare quelle giovanili, al fine di progettare la Ceccano del futuro.

 

 

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Di Emanuela Piroli

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