a guardar bene 350 min

a guardar bene 350 mindi Ivano Alteri – La caduta della Giunta Caligiore a Ceccano dovrebbe essere solo l’espediente narrativo per raccontare l’amaro finale di una lunga storia di degenerazione dei partiti, di cui Caligiore ha responsabilità del tutto marginali. La sua esperienza, infatti, non è dissimile da quella di molti altri aspiranti amministratori, tendenzialmente di sinistra o di destra che siano, che hanno tentato, con le cosiddette “liste civiche” e non di rado con ottima buona volontà e perfetta buona fede, di sostituire i partiti nella funzione a cui questi avevano deliberatamente rinunciato. Se, dunque, a criticare Caligiore e gli altri amministratori improvvisati sono i semplici cittadini, ci può stare, come si usa dire; ma se a criticarlo sono invece i partiti (o, meglio, le loro spoglie fantasmatiche), le accuse e le reprimende risultano essere del tutto fuori luogo e fin troppo autoassolutorie.

Per di più, dire che Caligiore è pur sempre espressione della destra e di una sua forza organizzata, come Fratelli d’Italia, è altrettanto fuorviante, poiché con ciò si vorrebbe accreditare Caligiore come espressione di una parte politica e di una forza politica, quando invece lo è soltanto della loro degenerazione e della loro assenza.

E ancora, dovremmo scusarci con gli avversari se non dicessimo onestamente che la stessa cosa è accaduta anche nel campo della nostra sinistra. Anzi, ad onor del vero dovremmo dire che la degenerazione avvenuta a sinistra è molto più grave, poiché la sinistra, per scienza ed esperienza, era ed è perfettamente informata del valore irrinunciabile del partito politico e della sua funzione in democrazia; quindi, le sue responsabilità nei confronti del popolo, espulso di fatto dall’agone politico, sono di molto superiori a quelle di Caligiore e la sua parte.

Per di più e peggio, in questa lunga e vergognosa vicenda di rinuncia dei partiti al loro ruolo costituzionale, gli stessi partiti, di destra e di sinistra, si sono spesso nascosti dietro le liste civiche per timore che il loro simbolo potesse allontanare gli elettori. Ma se questo era il problema, la preoccupazione dei partiti avrebbe dovuto essere riformare se stessi, per rendersi meno repellenti ai cittadini; o magari per rendersi addirittura attraenti e attrattivi, anziché assecondare la tendenza modaiola delle inconcludenti liste civiche.

Il “civismo” di cui i partiti si mascheravano, anziché fuori, avrebbe dovuto esercitarsi all’interno dei partiti. Il civismo vero, prolifico, efficace, duraturo, infatti, è quello del militante di partito, che imparando a sentirsi parte di un insieme più grande di sé, a riconoscere la parzialità della propria opinione, a valorizzarne però la funzione irrinunciabile nel processo di formazione del pensiero collettivo, impara anche la disciplina democratica e la sua necessità; impara la proficuità del processo dialettico; impara anche a riconoscere l’interesse generale, e a perseguirlo con mezzi efficaci. Attraverso il militante di partito, il civismo si trasforma in efficace politica popolare, quella che raggiunge lo scopo ed ha per scopo l’emancipazione dei più.

I partiti sono un bene comune, né privato né privatizzabile; i partiti sono l’unico mezzo conforme al fine politico, di sinistra e di destra, non un optional della democrazia; i partiti sono l’unico luogo dove i cittadini possono effettivamente concorrere alla definizione delle politiche locali e nazionali, non un postificio per carrieristi e ambiziosi.

Perciò, la sinistra e la destra che vogliano davvero mettersi al servizio di coloro che dicono di voler rappresentare, si affrettino a ricostruire i rispettivi partiti. Ma partiti che abbiano la funzione descritta in Costituzione, non quella di comitati elettorali o d’affari; che siano fruibili dai militanti, non contendibili dagli aspiranti leader; i cui comportamenti siano d’esempio per l’intera comunità, non oggetto di vergogna. E che, in fondo, non abbiano alcun bisogno di rappresentare il popolo, poiché essi sono il popolo.

Invece, se non fosse per il suffragio universale, se non fossero cioè costretti dalla fame di voti, i partiti di oggi, del tutto autocratici, non degnerebbero i semplici cittadini neanche di un saluto. Tutto questo ci racconta amaramente, come mero espediente narrativo, la caduta della Giunta Caligiore.

Frosinone 16 ottobre 2019

 

 

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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