puliamo aria 350 min

puliamo aria 350 mindi Giuseppe Sarracino* – La qualità dell’aria rappresenta la più grande sfida ambientale delle aree urbane. Il forte inquinamento atmosferico, dovuto essenzialmente alle attività antropiche, ha degli effetti devastanti sull’uomo. Tra i principali inquinanti abbiamo le particelle di PM10 o di PM2.5, prodotte dal traffico veicolare, dalla combustione della legna, le quali permangano per lungo tempo nell’atmosfera e sono in grado di entrare nell’apparato respiratorio umano, fino agli alveoli provocando patologie respiratorie e cardiovascolari. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’85% della popolazione che vive nelle città europee è esposto a livelli di PMX superiori ai valori indicati nelle linee guida sulla qualità dell’aria. In Italia, sono tante le città colpite dall’inquinamento atmosferico. Un fenomeno costante e non più emergenziale, tanto che i cittadini, sono costretti a respirare aria inquinata per molti mesi dell’anno. Nel 2018 sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono (35 giorni per il PM10 e 25 per l’ozono) in ben 55 capoluoghi di provincia. Frosinone è una delle città più inquinate con 116 giorni di superamento (83 per il PM10 e 33 per l’ozono).

Naturalmente tutto questo non è un processo fatale o irreversibile, occorrono misure idonee ed efficienti capaci di controllare le emissioni degli inquinanti, aumentandone la loro dispersione e i tassi di deposizione. Le piante possono svolgere un ruolo rilevante e interessante se ben gestite e utilizzate. Infatti, gli alberi per loro peculiari caratteristiche, sono in grado di trattenere, sulla superficie fogliare una quantità importante di PM10 e PM 2,5. Inoltre la vegetazione ha un’elevata capacità in termini di depurazione chimica dell’atmosfera, attraverso il processo di fotosintesi, essa è in grado di assorbire anidride carbonica e liberare ossigeno. E’stato dimostrato che un albero di medie dimensioni riesce ad assorbire, durante il suo ciclo vitale, circa 2,5 tonnellate di anidride carbonica e che un albero “urbano” e 3-5 volte più efficace di una forestale della stessa specie e dimensione nella mitigazione del cambiamento climatico.

Per rendere efficiente tale processo occorre conoscere le caratteristiche morfologiche e fisiologiche degli alberi. E’ stato dimostrato che ogni specie reagisce in modo diverso nei confronti del particolato presente nell’atmosfera; per esempio, un olmo trattiene le particelle grazie alla sua densa peluria, mentre un tiglio è capace di trattenere sulla sua superficie fogliare una quantità di particolato per la presenza della melata prodotta dagli afidi, e le conifere sono più efficienti nel migliorare la qualità dell’aria rispetto alle caducifoglie. Gli alberi rappresentano una strategia di lotta all’inquinamento nelle città molto importante, anche se non può essere l’unica forma di contrasto né tanto meno sostituirsi ad altri tipi d’interventi. Nella nostra provincia, Frosinone, dove il territorio è fragile dal punto di vista ambientale, mancano efficace strategie di lotta all’inquinamento atmosferico e tutela dell’ambiente, spesso si limita a interventi estemporanei dettati da motivi contingenti e quindi con scarsi o limitati risultati. I dati nazionali e quelli forniti dall’ARPA, mostrano come molte delle malattie riscontrate, sul nostro territorio, sono dovute da inquinamento da PMX; le stazioni localizzate nella Zona della Valle del Sacco registrano superamenti dei valori limite per gli inquinanti PM10, NO2 e O3.

Occorre quindi un impegno verso il risanamento dell’aria, utilizzando anche la vegetazione. Sarebbe utile avviare una partnership fra Comuni, Provincia, Regione, ARPA, associazioni e aziende private per la realizzazione di un programma d’interventi di forestazione urbana. La necessità di creare nuove aree verdi fruibili, per migliorare l’ambiente urbano, si coniuga al sempre maggior interesse delle aziende a compensare le proprie emissioni nell’aria, con progetti volti alla riduzione delle stesse. Si tratta di sperimentare, un modello di governance ambientale in grado di offrire alle imprese uno strumento che permetta loro di diminuire la propria carbon footprint e la quantità di particolato lasciato nell’aria, con azioni di compensazione che generino benefici ambientali e sociali sul loro territorio, attraverso un progetto di forestazione urbana, con la messa a dimora di 5.000 nuovi alberi nelle aree urbane più popolose della Valle del Sacco.

Questo progetto potrebbe contribuire al raggiungimento di una serie di benefici sul territorio: assorbimento della CO2; miglioramento della qualità dell’aria grazie all’assorbimento e accumulo del PMx; rinnovamento dell’ambiente urbano; mitigazione dell’effetto “isola di calore”. La Regione ha assegnato contributi per la realizzazione degli interventi di risanamento sulla qualità dell’aria nei comuni del Lazio, anche attraverso la messa a dimora di specie vegetali con proprietà di assorbimento delle particelle inquinanti in zone caratterizzate da traffico veicolare. Sarebbe opportuno monitorare i progetti approvati al fine di verificare lo stato dell’arte allo stesso tempo occorre puntare sulle infrastrutture verdi come leve strategiche dell’azione politica e amministrativa per il risanamento dell’aria. Il verde rappresenta un investimento economicamente vantaggioso, dal punto do vista di costi/benefici, è stato calcolato che per ogni euro speso si ottengono fino 3,5 euro in termini di servizi eco sistemici, tra i quali la regolazione della qualità dell’aria. Avviare una strategia di lotta all’inquinamento atmosferico anche attraverso la messa a dimora di migliaia di alberi nelle città più a rischio della nostra provincia sarebbe un buon inizio.

*Dott. Agr. Giuseppe Sarracino
Responsabile Regione Lazio
Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini

Di Giuseppe Sarracino

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