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giudici mindi Toni Pironi* – Un tempo la politica nei mesi estivi andava in vacanza. Attività parlamentare ridotta, poche incombenze di carattere legislativo da affrontare e, in generale, un paese che si permetteva il lusso di rallentare per almeno un mese creavano un buco comunicativo che raramente proponeva notizie degne di nota in questo periodo.
I tempi sono mutati e oggi la politica occupa i consueti spazi nei palinsesti mediatici anche d’estate.
Lo abbiamo visto in questo mese di luglio: il caso Sea Watch, le nomine del Parlamento Europeo, gli aggiustamenti di bilancio, la minicrisi di governo, Bibbiano.

Già, Bibbiano.
Sui fatti legati all’inchiesta sugli affidi del paese emiliano si sta scatenando una delle più virulente campagne di comunicazione che la memoria ricordi.
Lo slogan che campeggia è quello del ‘Partito di Bibbiano’. L’accusa è infamante: il Partito Democratico, tutto, è il partito che toglie (per fini di lucro e per assecondare derive di pensiero legate a distorte ideologie di genere) i bambini dalle famiglie di persone che non possono difendersi per ‘darli’ in affido ad amici e sodali di un sistema criminale.

Lo si legge da giorni sui social ma stavolta c’è un fatto ulteriore: lo ha detto il massimo esponente di un altro partito politico. Ha usato queste parole: ‘il Partito di Bibbiano, il partito che toglieva i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli’.
Parole terribili che hanno provocato in me un moto di disgusto e che mi hanno trasportato nei pensieri di ogni dirigente, iscritto, militante o elettore del Partito Democratico. Ho pensato a loro e alla loro capacità di sopportare questa accusa ignobile.
La nostra comunità politica è stata negli ultimi anni accusata di quasi tutto: di aver tradito gli ideali della sinistra, di essere diventati il partito delle elite, di corruttela, di collusione con organizzazioni che sfruttano il traffico dei migranti per fare profitto. Mancano all’appello l’aver creato il buco nello strato di ozono e la scomparsa di Ettore Majorana.
Sono accuse, fondate o meno, che avevano almeno un minimo connotato politico. Si è potuto riflettere su di esse, lo abbiamo fatto. Qualcuno (parecchi) dei nostri elettori vi hanno dato credito e ci hanno lasciato dirottando il loro voto su altre proposte.
Stavolta è diverso: l’accusa non è politica ma antropologica. Esiste un uomo, l’uomo del Partito Democratico, che è capace delle azioni più abiette. Con quest’uomo non è possibile nessun contatto.

Ma è così? Chiaramente no. C’è una indagine che ha fatto emergere delle ipotesi di reato; ipotesi gravi, gravissime. Queste ipotesi di reato vedono coinvolto un amministratore del nostro partito con l’accusa di abuso di ufficio. La magistratura si esprimerà su questi fatti e anche, come è giusto, sull’accusa rivolta all’amministratore del nostro partito.
Può, questo, fare di ogni dirigente, iscritto, militante o elettore del Partito Democratico un uomo capace di ‘togliere i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli?’.

La risposta la lascio all’intelligenza di ognuno che legge.
Perché, dunque, questa campagna vergognosa? Forse sbaglio ma ho idea che sia per mero ‘guadagno’ politicoelettorale.
La strategia sta divenendo tristemente consueta. Sono in difficoltà? Rispondo attaccando. Sono molto in difficoltà? Rispondo infamando.
A tutto però deve esserci un limite e questo credo sia da ricercare in una parola che sa di desueto, non contemporaneo, e quindi sempre meno usata e praticata. Questa parola è rispetto.

Se manca il rispetto tra le parti viene meno la capacità di riconoscere l’interlocutore e quindi muore la politica e la possibilità di tenere insieme pensieri diversi su come organizzare la nostra esistenza.
E’ questo, tra le altre cose, ciò che è maggiormente in gioco in questa triste vicenda di fine luglio. In politica, come nella vita, esistono dei confini che è pericoloso valicare.
Teorizzare l’esistenza del ‘Partito di Bibbiano’ per recuperare un zero virgola nei sondaggi è un passo verso questa direzione, verso il valicamento dei confini di cui sopra.
Perché oltre quei confini la politica non propone un altro terreno di confronto. Oltre quei confini c’è un baratro dove davvero è richiesta una cifra antropologica diversa. Un luogo, quindi, dove ha cittadinanza un uomo diverso, un uomo violento. E’ un uomo che rinuncia al confronto, alla faticosa necessità del dialogo, per sostituirlo con la forza selvaggia dell’accusa fine a se stessa. E’ un uomo che la storia ci ha proposto più volte e che, sempre, ha prodotto macerie, materiali, sociali e culturali.

I prossimi mesi, ne sono certo, non miglioreranno questo stato di cose. Queste derive non si arrestano con la semplice volontà di farlo ma necessitano tempo e richiedono un prezzo da pagare.
Occorre però non mollare la presa e resistere sull’argine del rispetto reciproco senza lasciarsi trascinare dalla marea montante di una comunicazione brutale la quale ci invita a giocare una partita che nessuno può vincere e che vede tutti sconfitti.
Un tempo la politica nei mesi estivi andava in vacanza. Oggi, purtroppo, sembra che sia la civiltà ad essersi presa una pausa. Speriamo torni presto. La attendiamo con ansia.

Toni Pironi
Segretario del circolo di Veroli
del Partito Democratico

 

 

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Di Toni Pironi

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