popoliinmarcia 350 260 min

popoliinmarcia 350 260 minDurante questa esperienza del governo giallo-verde ha ripreso vigore la “lotta” agli opposti estremismi, di lontana memoria e purtroppo anche ripetendo pedissequamente espressioni che la realtà dei fatti, diventata storia, aveva ampiamente smentito.  

Una mortificante stagione politica

I burattinai delle “larghe intese in ogni paese” hanno pensato bene di combattere i negoziatori del “contratto di Governo” utilizzando definizioni vecchie ma soprattutto improprie, assolutamente improprie. Berlusconi si è preoccupato di definire Di Maio e il M5S peggiori dei comunisti (?) e la stampa di potere è stata alla ricerca di stabilire se Salvini era portatore del fascismo, pur avendo l’accortezza di manifestare sempre un certo apprezzamento per lui che rendeva libera l’Italia dai neri che ci terrorizzavano (?) come voleva la sua propaganda, ma anche soprattutto perché nei fatti ha dimostrato di non avere alcun interesse per tutelare i diritti sociali del lavoro e dei lavoratori (vedi le di lui non motivate ostilità ad ogni pur minima misura a tutela della dignità di chi lavora da dipendente e di chi non sa come trovare un lavoro e nel frattempo sopravvivere).

In questa ricerca, che particolarmente ha impegnato “ottoemezzo” di Lilli Gruber, fu quel gran “maître à penser” che risponde al nome di Paolo Mieli ad introdurre una teorizzazione assai stramba e fantasiosa: il fascismo è stato un fenomeno ben definito che non esiste più, oggi il pericolo sono i totalitarismi, facendo riferimenti neppure velati da pudore linguistico ai regimi comunisti dell’Europa orientale, che ormai sono tutti spariti ed alla Cina. Perché lì c’è un solo. partito. E’ vero che il pluripartitismo in quei paesi mancava e manca, ma se questo è l’unico connotato dei totalitarismi anche i fascismi sono totalitari? Il Italia e in Germania, nel ventennio, c’era il pluripartitismo? Una pedante differenziazione, contraddittoria e inutile.

Dopodiché si liberò la fantasia di Aldo Cazzullo che ha conseguentemente postulato l’assoluta necessità fisiologica di essere parimenti antifascisti e anticomunisti. Avendo anche la via spianata dalla vulgata corrente che esige di parlare di attualità. Perché i pericoli di nuove e più gravi forme di autoritarismo non sono attuali? Io che condivido completamente le argomentazioni che su queste pagine hanno usato Paolo Ciofi e Michele Prospero non ritorno sul tema.
Ritengo fuorviante la discussione sul fascismo che non c’è. Affermare che il fascismo mai più ci sarà è propedeutica a fare solo dell’anticomunismo, nelle intenzioni dei pensatori della restaurazione ante “Costituzione”.

L’antifascismo su cui nasce la nostra costituzione ci dà insieme la consapevolezza dei diritti che ci riconosce e fra questi ci assicura an1maggio15 isolaliri 350 260che quello di protestare democraticamente per difenderli e conquistarne di nuovi. Questa consapevolezza ci è indispensabile.
Mi sembra quasi impossibile che a qualcuno sfugga come si sia ristretto oggi lo spazio dei diritti. Ma qualcuno si sofferma mai sulle limitazioni alle manifestazioni che sono codificate del decreto sicurezza bis imposto da Salvini? Questa è attualità. Come in altre occasioni anche del passato, sempre si indica un nemico esterno (i migranti oggi) e per combatterlo si limitano anche diritti e libertà dei cittadini italiani. Magari continuando a ripetere: gli “italiani prima di tutti”.
Non solo sanzioni (conosciamo l‘istituzione delle multe a chi soccorre?) contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (clandestina solo quella operata delle ONG vero?), ma anche a il rafforzamento delle “norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico”. Una raccolta di norme liberticide, classiste e razziste e spesso peggiorative del quadro originario del Codice Rocco.
Dal momento che manca la rappresentanza politica del lavoro, perché non ci sono più partiti dei lavoratori nei Parlamenti, nel nostro Parlamento, si opera per restringere molti spazi di democrazia dei cittadini per lasciare mano sempre più libera al “guidatore”. (La liberalizzazione finanziaria ha creato un Senato virtuale che governa il mondo, Noam Chomsky)

 Il disagio sociale ed economico incalza e capisco che urgono risposte concrete. Ma perché si invoca la sinistra invitando a non voltarsi indietro e senza avere nostalgie? Che ostacolo rappresenta la propria storia e la propria eredità? Vorrei un pizzico di chiarezza. Vorrei che si indicasse concretamente cosa serve subito e quale società si vuole e soprattutto sono certo che occorra impegnarsi a conquistare e nuove condizioni con i fatti: le iniziative e la partecipazione, organizzandosi in movimenti e anche alla ricerca di un partito che sia la opportuna guida politica. Vertenza Frusinate per il lavoro, la Vertenza per la bonifica del fiume Sacco e della sua valle e per la tutela dell’ambiente, Aspagotà per l’accoglienza dei migranti, l’indignazione per la mala sanità provinciale, l’orgoglio di difendere i propri diritti (il Pride only Pride), la tutela dei beni culturali e identitari come avviene per la Certosa di Trisulti sono esempi che rendono evidente a tutti quelli che cercano novità attuali che c’è da fare e si può fare. Bisogno solo esserci in questi movimenti, partecipare, dire la propria, contribuire alla loro crescita e alla maturazione di altre rivendicazioni. Questo significa creare nuove condizioni sociali e politiche.

Le nostre risorse: Movimenti e Partecipazione

Oggi, senza ulteriori ritardi si deve garantire che la nostra sia davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art 1), in cui la stessa rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art 3).

Se si vuol essere realmente forza di cambiamento non si può dimenticare che l’obiettivo è cambiare la società ingiusta. Questa società capitalistica lo è.
Non c’è sinistra se non c’è antifascismo militante. L’antifascismo ha a che vedere direttamente con la lotta contro ogni autoritarismo, ogni sfruttamento, ogni ostilità poliziesca ai movimenti e alla rivendicazione dei diritti. Questo antifascismo è assolutamente attuale, niente affatto antistorico.
Questo antifascismo sa che deve procedere senza mai separare i diritti civili da quelli sociali, perché sarebbe un regalo allo sfruttamento, alla mancanza di legalità ed alla fine ci priverà di tutte le conquiste di libertà realizzate.

C’è una frase che per il 70° compleanno di Massimo D’Alema è stata a lui attribuita, ma che io trovo fuori luogo e se riferita alla nostra storia e situazione sociale e politica non si può condividere: «Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore». Infatti consente di perpetuare il tragico errore di identificare una “Idea” con un regime o con regimi caratterizzati da errori e dalla mortificazione della democrazia. In Italia nessuna analoga forma di regime è stata proposta e realizzata dal Pci che, fra l’altro, mai ha governato questo Paese.19nov18 MinLav disoccupati 3 1 min

Quella frase fu pronunciata in un contesto assai diverso da quello italiano di oggi e di ieri. Non è di D’Alema, ma di Putin. Riporto come la scrive Emmanuel Carrère*, in apertura del suo romanzo “Limonov”, attribuendola a Putin: «“Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”. Non è una dimostrazione palese di nostalgia ideologica ma, piuttosto, la necessità di inglobare tutta la storia russa, dagli zar, alla religione ortodossa, alla Rivoluzione d’Ottobre. Con la caduta del comunismo l’intelligencija riformista elabora la visione secondo cui l’autodistruzione dell’unione Sovietica è stato un momento di redenzione rispetto a un passato criminale. Putin non esalta l’Urss ma avverte che «il disfacimento dell’Unione Sovietica è stato una tragedia e i cittadini non ci hanno guadagnato nulla». Putin interpreta la peculiarità del suo paese. Così come fanno i cinesi e fanno tutti coloro che sanno leggere nella storia dei propri popoli.

Putin si riferisce a ciò che in quel paese si era chiamato comunismo. Un regime, che come tale e per i suoi errori non può quindi identificare un’idea universale di liberazione dal bisogno e dalle ingiustizie.

La morte di Camilleri ha costretto tanti anticomunisti militanti a parlare del suo “comunismo” senza teorizzare terrorismi e pericoli. Perché mai dovremmo rinunciare ad un’idea vera di uguaglianza che neppure appare estranea a Papa Francesco? Rileggiamo queste parole di Camilleri: «…molti di quei princìpi sociali che erano alla base del comunismo sono entrati quasi senza avvertimento in certe visioni dello Stato sociale, della cura delle persone… Tante cose che nel primo Novecento non erano neppure ipotizzabili si sono insinuate, perché necessarie nel cammino sociale degli uomini.
Non era un’utopia. È stata consumata e voltata in utopia proprio perché si è mal realizzata.
Quando noi ci troviamo di fronte alla rivoluzione comunista in Cina, e dalla fame assoluta riesce a dare una scodella di riso a tutti, che cos’è questo se non un passo avanti nel vivere insieme di tutti gli uomini?»

Piuttosto di continuare a favorire una sciocca propaganda anticomunista, facciamo vivere la buona politica di sinistra, ogni giorno, nel concreto, organizzando e promuovendo le lotte per la giustizia e l’eguaglianza.

Chiudo con una enunciazione che mi pare insegni molto, pronunciata da Xi Ji Ping all’ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, nel ricordare che realizzare il socialismo, cosa che loro vogliono fare, richiederà l’impegno di molte generazioni, affermava anche la necessità di non dimenticare di indicare sempre l’obiettivo finale, perché «chi dimentica la prospettiva del “comunismo” tradisce anche la realizzazione del socialismo» (questo obiettivo è nella loro Costituzione).

“Putin” di Gennaro Sangiuliano. Edizioni Mondadori, 10 nov 2015
https://books.google.it/books?id=UcrcCgAAQBAJ&pg=PT246&lpg=PT246&dq=Putin:+Comunismo+non+va+restaurato,+ma+chi+non+lo+ricorda+%C3%A8+senza+cuore&source=bl&ots=G5jJiK7wr0&sig=ACfU3U3pCd8HYgWGbWSK9M52_gjOZsMhXw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjD6ZjsxMDjAhVQ-6QKHdL3AWoQ6AEwB3oECAkQAQ#v=onepage&q=Putin%3A%20Comunismo%20non%20va%20restaurato%2C%20ma%20chi%20non%20lo%20ricorda%20%C3%A8%20senza%20cuore&f=false

 

 

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