di Elisa Tiberia – Scegliamo di essere l’Italia democratica che non cede alla propaganda dell’odio.
Sono nata nell’Italia democratica che resisteva all’ondata di sangue delle stragi terroristiche, ero troppo piccola per ricordare anche solo di aver vissuto il clima di terrore e di paura della gente comune.
Posso solo immaginare come si sentisse quell’Italia comune, come mio padre per esempio, che ogni mattina per andare al lavoro doveva prendere il treno per Roma mentre si rincorrevano le notizie degli attentati nelle piazze, ai treni e alle stazioni.
Non così giovane da poterla studiare sui libri di storia quella pagina tanto controversa che ancora si fatica a raccontare.
Eppure, quell’eredità la sento viva, sono figlia dell’Italia democratica che ha vinto la guerra contro il terrorismo interno grazie alla forza delle Istituzioni, della gente comune che continuava a vivere, a lavorare e a viaggiare, e grazie al coraggio di quanti hanno denunciato e isolato i terroristi.
Forte della mia eredità sento di condannare con fermezza qualunque tentativo di alimentare ancora odio civile, di riaprire per propaganda strumentale la pagina più sanguinosa della storia della nostra Repubblica.
Si legge tra le pagine di un decreto di archiviazione del tribunale di Savona:
“Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l’83 percento dei quali dichiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale.”
E poi Bologna. Non avevo ancora compiuto vent’anni la prima volta che mi sono fermata nella sala d’attesa della stazione di Bologna e mi sembra di averlo visto ieri quello squarcio sul muro e la lista dei nomi delle 85 vittime, tanto è forte quell’immagine, ed era solo uno squarcio nel muro 20 anni dopo.
In questi giorni un condannato è stato assicurato alla giustizia del suo Paese, è normale.
E segue al clamore della notizia e alla parata per accoglierlo al rientro, il rimbalzo degli articoli di quotidiani che pretendono di raccontarci che fine abbiano fatto i terroristi (listandone magari una decina di cui solo 2 vicini agli ambienti della destra eversiva) e ancora dichiarazioni social che invocano il carcere a vita anche per un paio di altri terroristi già processati, condannati e liberati, beatamente ignorando che il problema non sono i processati, condannati o liberati, semmai lo sono le indagini insabbiate delle stragi che ancora cercano i mandanti.
E comunque, nello stato di diritto in cui vogliamo vivere, le sentenze e le disposizioni dei giudici si rispettano.
L’Italia ha rischiato grosso e se oggi possiamo esprimerci tutti con estrema libertà è perché ha vinto l’Italia democratica, quelle delle istruzioni e del popolo che non cedeva ai ricatti.
Ha vinto l’Italia che condannava con fermezza gli atti di violenza, ricordo per esempio le parole di Nilde Iotti su quel periodo “Parlare di amnistia, nel caso degli anni di piombo, sarebbe fuori luogo. Non dimentichiamoci che la lotta armata fu scatenata contro uno Stato democratico, non contro un regime fascista”.
Con la stessa fermezza oggi è richiesto a ciascuno, in nome della storia e del sangue innocente che l’ha macchiata, di respingere al mittente la campagna di istigazione all’odio civile.
La dialettica democratica finisce dove inizia la propaganda e dobbiamo essere abbastanza forti da non farci trascinare e diventarne strumenti di risonanza.
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