di Valentino Bettinelli – Era un governo deciso ad imporre i propri standard, quello italiano. Eppure il costo della manovra economica risulta salatissimo per il Paese: tagli, aumenti delle tasse e investimenti per la crescita congelati.
Tornano da Bruxelles il Premier Conte ed il Ministro Tria con un documento, la cui fiducia al Senato è prevista per oggi, che conserva i provvedimenti bandiera dei due partiti di governo, rinunciando però a un bel corpo di soluzioni di sviluppo per l’Italia. L’esecutivo del “tiriamo dritto”, del “non arretreremo di un solo centimetro” torna in Parlamento con una finanziaria sostanzialmente rivista e corretta dalla Commissione Europea.
Il differenziale tra deficit e PIL, inizialmente previsto “irrevocabilmente” a soglia 2,4%, scende a quota 2,04%. Numerini secondo molti, ma cifre e decimali che costano al Paese una cifra come 10 miliardi di euro in meno per la spesa pubblica, quindi opere infrastrutturali, investimenti per il miglioramento e la crescita di beni e servizi.
Tra i tagli più clamorosi spicca quello all’ente infortunistico dell’INAIL. E si può notare una clausola di salvaguardia, per il biennio 2020-21, che rischia di imporre l’aumento dell’IVA al 26,5%. Due dettagli non di poco conto, visto che andranno ad incidere direttamente sulle tasche degli italiani, dipendenti e commercianti, ai quali verrà applicato un ulteriore salasso fiscale.
Oggi la giornata al Senato sarà lunga e probabilmente densa di discussioni. Ma ancora una volta, su uno snodo fondamentale come la votazione di un maxi emendamento alla legge di bilancio, il governo gialloverde si rifugia dietro lo scudo del voto di fiducia. Numeri sicuramente dalla parte dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, che però rischia, in piena linea con i governi precedenti, di abbattere completamente il dibattito parlamentare, causando gravi problemi ad un Paese che ad oggi è fermo in una situazione di ristagno istituzionale.
Di nuovo l’Italia si trova a discutere di una manovra di bilancio guidata dai ferrei dettami della Troika. La procedura d’infrazione è stata scongiurata; la Commissione, ancora una volta, ha imposto le sue volontà e l’Avvocato del Popolo Giuseppe Conte ha patteggiato uno sconto di pena. La condanna all’oblio per il nostro Paese però, purtroppo, resta.
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