papafrancesco stringemani 350 260 min

papafrancesco stringemani 350 260 minDonato Galeone* – La realtà superiore all’idea nella “TEOLOGIA DEL POPOLO” richiamata da Ermisio Mazzocchi nel suo ultimo articolo pubblicato da questo stesso giornale con il titolo “Via dal vento della confusione” meriterebbe – innanzitutto ed a mio avviso – tante osservazioni e riflessioni trattandosi di una scienza importante – la teologia – che studia Dio ed i suoi rapporti con il mondo (teologia cattolica, evangelica, ortodossa o bizantina).

Sappiamo,però, che il “popolo” di Dio è categoria del Concilio Vaticano II ed il capitolo secondo dell’Enciclica Lumen Gentium (1964 di San Paolo VI)) si intitola proprio “Il Popolo di Dio”: cioè – come è stato già osservato da Stella Morra – si è voluto disegnare un “profilo della Chiesa” – sin dalla sua costituzione – come “soggetto di popolo, plurale e diversificato” che si individua come unità e si riconosce sottoposto solo alla signoria di Dio, che lo costituisce, lo guida e lo governa, lo conserva e lo conduce. E il richiamo di Ermisio Mazzocchi – militante politico comunista dagli anni’70 – alla Enciclica di Papa Francesco – Evangelium Gaudium (EG 220) – “che in ogni nazione gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita, configurandosi come cittadini responsabili un seno a un popolo, non come massa trascinata dalla forze dominanti” non può non interfacciarsi, oggi, con l’esigenza di Papa Francesco già Vescovo di Buenos Aires, nella sua relazione tra i suoi fedeli – viaggiando sui mezzi pubblici – nelle sue visite continue delle periferie povere della metropoli argentina. Ma non solo, con questo taglio, può leggersi il messaggio del Vescovo di Roma, venuto da lontano.
Oggi, Papa Francesco, assumendo il metodo indicato nella Enciclica Gaudiem et Spem con “il vedere, giudicare e agire“ ha esplicitamente fatto proprio il “tema dei poveri” affermando che “l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica” fornendone la ragione e aggiungendo che “Dio concede ai poveri la sua prima misericordia”.
E lo scrivono sia il teologo Jaun Carlos Scannone che il principale esponente dei teologi, Lucio Gera, nato in Italia ed emigrato da piccolo in argentina. Questi confermano che Jorge Mario Bergoglio – sin dal 1974 – usava le stesse parole nelle Conferenze Provinciali per richiamare e illuminare le diverse situazioni argentine e dal marzo 2013 li ripropone, da Papa, considerando che: “il tempo è superiore allo spazio; l’unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante dell’idea: il tutto è superiore alla parte”.(EG 217-237).

Certamente, Ermisio Mazzocchi, avrà letto le altre significative parole scritte da Papa Francesco e, penso, che il suo richiamo al popolo in senso teologico – Teologia del Popolo – non può non essere espressione storica visibile della Chiesa cattolica e, quindi, universale – cioè – un popolo tra popoli. Ma è anche un insieme di popoli che fa i conti con le diverse colture e le diverse modalità in cui ogni popolo legge la propria fede e partecipa, coerentemente, nell’azione con proposte sociali e politiche.
Ecco – ancora – il teologo Juan Carlos Scannone che richiama (EG 112-113) e sottolinea che è un popolo per tutti, nel suo insieme, che annuncia il Vangelo e che Dio ha scelto di convocarli “come popolo e non come esseri isolati. Nessuno si salva da solo, cioè, né come individuo isolato, né con le sue proprie forze. Quindi, Dio ci attrae, tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita di una comunità umana”.
E da Roma – Papa Francesco con il Vangelo – si rivolge a tutti: timorosi e indifferenti “per essere, non solo parte, ma il tutto del popolo con grande rispetto e amore fraterno”.
E lo ricordiamo in tanti – quella sera di marzo 2013 – eletto Papa e Vescovo di Roma quando attese – con capo chino – la benedizione in Piazza San Pietro riconoscendo nella “santità del popolo” la richiesta di intercedere verso il Dio Padre per servire una “Chiesa di Popolo” nella realtà concreta, tangibile e non astratta o chiusa nei palazzi istituzionali.
Da questa mia sintetica e modesta riflessione sulla non strumentale Teologia del Popolo richiamata nell’articolata riflessione fatta da Ermisio Mazzocchi nel “Vento della confusione” odierna in previsione del Congresso del Partito Democratico e “tra i vari populismi interni italiani” – non si escludono, neppure, quelli dei popoli dai volti diversi in Europa e nel mondo. Perché, con quei “venti confusionari” si richiamano identità plurali che potrebbero convivere pacificamente – volendo vedere, conoscere e ascoltare – e agendo con lungimiranza nel complesso contesto delle crisi economiche e del lavoro anche a noi più vicine nell’ambito della stessa Unione Europea: dalla Gran Bretagna alla Germania e dalla Spagna alla Francia, non escluso il nostro Paese.

Nella Francia, in queste ultime settimane, le “piazze si riempiono di popolo” nei sommovimenti a dimensione crescenti – eterogenee e trasversali – mirate a ridurre la fiducia ad un Presidente in carica per governare il Paese e che aveva proposto “coraggiosi cambiamenti” – solo annunciati – e subito avviati con la non lungimirante decisione di aumentare il prezzo dei carburanti per scoraggiare – si motivava – l’uso di automobili inquinanti che, però, ha favorito e accelerato l’esplodere vero non ascoltato del disagio popolare per le crescenti disuguaglianze sociali, delle politiche del lavoro e del potere di acquisto famigliare.

Va annotato, oggi, che Emmanuel Macron con le sue annunciate proposte politiche e pratiche decisioniste – quale astro nascente non solo dei francesi ma di molti cittadini europei – ha dato scarso spazio e ruolo ai “corpi intermedi” – sindacati e parti della società civile democratica – sottovalutando decisioni cogenti da assumere nella complessità della transizione sociale e dei redditi nell’accompagnare la epocale evoluzione tecnologica ed ecologica del lavoro nella produzione di beni e servizi nella dimensione europea e mondiale.
Purtroppo, per ragioni politiche conservatrici di potere e profittevoli populismi, anche nel nostro Paese, operano scarsamente i partiti organizzati democraticamente che dovrebbero concorrere, costituzionalmente, a determinare, liberamente con i cittadini, la politica nazionale e locale. Nessuna meraviglia né ostacolo – per la crisi dei partiti – che sia il “popolo della piazza non violento” il protagonista della politica e, spesso, chiaramente strumentale tanto propagandata quanto illusoria di giuste e attese conquiste sociali.

Resta chiaro ed inequivocabile che, per me, le manifestazioni popolari di sostegno alle politiche dei cittadini e dei lavoratori – proposte dalle rappresentanze politiche e sociali nella dimensione nazionale ed europea – sono la base fondante di ogni paese democratico e vanno sostenute e difese, quale principio della democrazia partecipata sia odierna che futura, da legare assolutamente alla democrazia economica e sociale della stessa Unione Europea.
Importante e indispensabile, quindi, l’attualità del prossimo Congresso del Partito Democratico (PD) nei suoi contenuti del “reale sull’ideale” quali cittadini e lavoratori democratici che è “popolo plurale” che vuole partecipare, confrontare e determinare proposte politiche e di progresso sociale, con il lavoro e la solidarietà umana, inclusiva ed egualitaria nei diritti costituzionali repubblicani.
E’ questo, a mio avviso, il primo e prioritario “vettore” di un autentico Partito Democratico e di una dirigenza unitaria di Partito che, conseguentemente e coerentemente, deve elaborare – con modalità e tempi programmabili – la definizione dei condivisi altri “vettori” che sono i contenuti politici, ripeto, egualitari e pratici solidaristici nel contesto sociale ed economico di crescita della comunità nazionale, ripeto, nella dimensione politica europea.

* già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio

 

 

 

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