di Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro – 288 giorni fa alla Pisana, Regione e sindacati siglavano un accordo per fornire della mobilità in deroga ai disoccupati delle aree di crisi complessa di Frosinone, Colleferro e Rieti.
Eppure in quasi dieci mesi rimpalli, tavoli di lavoro ed emendamenti reali o presunti hanno avuto la meglio sulla concretezza degli interventi.
Il palazzo provinciale è il teatro stabile delle vicende di Vertenza Frusinate, dove nella giornata del 13 Dicembre, la platea dei disoccupati ha ascoltato i rappresentanti sindacali, in particolare per la CGIL Dario D’Arcangelis e per la CISL Stefano Tomaselli. A loro il compito di riportare quanto avvenuto nella giornata precedente in Regione. Notizie purtroppo non confortanti per i disoccupati ciociari. Nelle loro stesse parole, il rammarico per il tradimento all’impegno preso e non rispettato.
L’accordo predisposto dal solo presente Assessore Claudio Di Berardino preventivava una copertura fino al 6 Dicembre. Tale termine non solo avrebbe ridotto di venti giorni la mensilità, ma in particolare avrebbe tagliato fuori dal 2019 gli ammortizzatori sociali previsti per le aree di crisi complessa. Perché pur non volendo alcun assistenzialismo, questo introito è per molti la sola fonte di reddito. 1669 lavoratori in mobilità nell’area di Rieti, Colleferro e Frosinone, che brancolano nel buio istituzionale, vivendo appesi ad un filo di lana che sta per rompersi. Anche questo appuntamento infatti, non è stato presenziato dagli eletti locali, nonostante la chiamata a raccolta collettiva. Proprio la mancanza dei rappresentanti del territorio, attivi fino al 4 marzo, segnala l’ennesima ferita per un gruppo di lavoratori che sta vivendo questo enorme dramma.
Dopo questa apertura, affidata alla voce di Luigi Carlini, parola a D’Arcangelis il quale conferma la “necessità” di un emendamento da parte del governo per coprire le somme ed arrivare al 31 dicembre. Una partita, ora in mano al Ministero del Lavoro, che dovrebbe essere estesa a quello per lo Sviluppo Economico.
Proprio il MISE dovrebbe far rispettare l’accordo e proporre ipotesi di nuovi investimenti e reintegrazioni per i lavoratori. Durigon il 19 Novembre aveva promesso un tempestivo intervento, oggi il suo telefono squilla a vuoto. Raffaele Fontana, uomo che ha operato su questa Provincia ed oggi Capo Segreteria del Viceministro, nega la sua partecipazione. L’esponente della CGIL ha inoltre esortato i disoccupati “a scendere concretamente in campo, al fine di non concedere alibi e spronar
e una classe politica immobile”.
Il collega della CISL Tomaselli notando la “desolante assenza dei politici locali”, punta l’obiettivo sulle promesse del Ministero, aggiungendo i numeri in campo. “Il sottosegretario, nello stesso incontro, aveva garantito lo stanziamento di 9,7 milioni. Cifre che ad oggi non risultano nei dati reali”.
Emerge chiara, in questa vicenda e in tanto più in questo ultimo episodio, la mancanza di fiducia tra regione e governo. Le due istituzioni, protagoniste di un film di cui non condividono il copione.
Anche i parlamentari eletti nel territorio sembrano pensare ad issare la propria bandiera, più che cercare di ottenere risultati per il bene dei concittadini. Lo stesso portavoce di Vertenza, Gino Rossi, continua a sottolineare come “questa battaglia per il lavoro non debba avere colore politico, ma solo un’analisi oggettiva del problema”.
L’assemblea dei lavoratori, inizialmente prevista fino alle ore 14:00, si è tramutata in assemblea permanente. Una delegazione, quale ultimo tentativo della mattinata, è riuscita ad ottenere un incontro con il Prefetto Ignazio Portelli, il quale si è impegnato nel contattare direttamente i parlamentari impegnati nei lavori delle loro aule di riferimento.
Già da tempo era stato messo al corrente degli aspetti tecnici della vicenda, tanto da rendere la conversazione avvenuta un semplice aggiornamento. Un piccolo passo avanti che vede in gioco direttamente l’esponente del Governo sul territorio.
Sedute bollenti quelle provinciali, colme di rabbia sofferente perché inascoltata e incompresa.
Il richiamo dei presenti si estende a tutti i disoccupati che disertano le assemblee, e anche alle famiglie che delegano la lotta. È insieme che il grido ha senso. E’ la loro giusta convinzione.
Fermi sulle sponde di questo fiume, gli ormai lavoratori attendono che chi di competenza argini il problema. Una piena che trascina alla foce solo detriti.
Dove è lo Stato quando il Popolo chiama? In Ciociaria non di certo.
13 dicembre ‘18
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